Fava

Vicia faba L.

Anche detto: baccello, fava da orto, favetta, bacello, fae

Si semina in ottobre, lavora tutto l'inverno e lascia il terreno più fertile di come l'ha trovato: è la coltura che chiude e apre l'anno dell'orto.

Piante di fava in fiore con baccelli verdi e fiori bianchi maculati di nero
Famiglia botanica
Leguminose
Tipo
Ortaggio
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
6 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
20 cm
Profondità di semina
5 cm
Germinazione
7-14 giorni
Semina-raccolta
150-180 giorni
Temperatura minima tollerata
-5 °C
Temperatura ottimale
10-20 °C
Terreno
medio impasto

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

gen
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ott
nov
dic

Buone consociazioni

carota, spinaci

Da evitare vicino

aglio, cipolla

Avversità principali

afide nero, tonchio

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

La fava è Vicia faba, famiglia Fabaceae. È una leguminosa annuale a portamento eretto, con fusto cavo e a sezione quadrangolare che può superare il metro, foglie composte di colore glauco e fiori bianchi con una vistosa macchia nera vellutata sulle ali — uno dei fiori più riconoscibili dell'orto invernale.

I baccelli, eretti nei primi stadi e poi penduli, contengono da tre a otto semi appiattiti avvolti da un tegumento che si ispessisce con la maturazione. Si distinguono comunemente tre gruppi: la fava maggiore da consumo fresco, con baccelli lunghi e semi grandi; la favetta, a seme medio, da granella e da foraggio; e la favino, a seme piccolo, usata soprattutto come sovescio e coltura da rinnovo.

Storia e ruolo agronomico

La fava è uno dei legumi più antichi del Mediterraneo: coltivata fin dal Neolitico, è stata per millenni la principale fonte di proteine vegetali delle popolazioni contadine europee, prima che il fagiolo americano arrivasse a contenderle il posto nel Cinquecento.

Nelle rotazioni tradizionali dell'Italia meridionale la fava ha sempre avuto un ruolo doppio: alimento e miglioratore del terreno. Il sistema del maggese a fave, alternato al grano, era il modo con cui si restituiva fertilità a un suolo impoverito senza disporre di concimi di sintesi. È esattamente il motivo per cui oggi torna al centro di ogni piano colturale ragionato.

Ha anche un capitolo medico da conoscere: il favismo è una carenza enzimatica ereditaria (G6PD) che rende pericoloso il consumo di fave, e in alcuni casi anche l'esposizione al polline, per le persone che ne sono affette. È diffuso in particolare in Sardegna e in alcune aree del Sud. Non riguarda la coltivazione, ma va tenuto presente quando si regalano fave fresche.

Semina

Il catalogo Ortifera indica semina in ottobre, novembre, febbraio e marzo, raccolta da aprile a giugno, ciclo di 150-180 giorni, distanza 20 cm, profondità 5 cm, germinazione in 7-14 giorni, difficoltà facile.

La fava si semina sempre a dimora: ha una radice fittonante che mal sopporta il trapianto.

  1. Terreno preparato con una lavorazione media, senza eccessi di raffinatura.
  2. Semina a 5 cm di profondità, che è una delle profondità maggiori dell'orto: il seme è grande e ha bisogno di contatto stabile con l'umidità.
  3. Distanza 20 cm sulla fila, con file distanti 45-60 cm per poter passare a rincalzare.
  4. Emergenza in 7-14 giorni con terreno tiepido; a novembre inoltrato può richiedere anche tre settimane.

La semina autunnale è quella che dà i risultati migliori in gran parte d'Italia: la pianta attraversa l'inverno allo stadio di rosetta, sviluppa radici in profondità e riparte con vantaggio a fine febbraio, arrivando a raccolta prima che le popolazioni di afide nero esplodano. Nelle zone interne del Nord con gelate stabili sotto i -5 °C conviene invece la semina di fine inverno.

Terreno, acqua, concimazione

Il catalogo indica terreno di medio impasto, fabbisogno idrico medio, temperature ottimali 10-20 °C, minima tollerata -5 °C, esposizione da 6 ore di sole.

La fava si adatta a terreni anche pesanti, purché non ristagnino: l'asfissia radicale è la principale causa di fallimento delle semine autunnali in terreni argillosi mal drenati. Il pH ideale è 6,5-7,5.

Sulla concimazione vale una regola che sorprende chi arriva da colture come il pomodoro: la fava non va concimata con azoto. Fissa il proprio azoto attraverso la simbiosi con i Rhizobium, e un apporto azotato esterno inibisce la formazione dei noduli, rendendo la pianta pigra e più vulnerabile agli afidi. Al massimo si interra del compost maturo se il terreno è molto povero di sostanza organica, puntando soprattutto su fosforo e potassio.

L'acqua serve in due momenti: alla germinazione e durante la fioritura-allegagione primaverile. Uno stress idrico in fioritura provoca la caduta dei fiori e baccelli vuoti. Nel resto del ciclo, in semina autunnale, le piogge invernali bastano quasi sempre.

Le piante alte vanno tutorate o almeno contenute fra due file di spago teso ai lati del filare: cariche di baccelli e prese dal vento di marzo, si coricano con facilità.

Consociazioni e rotazione

Il catalogo Ortifera indica come buone consociate carota e spinaci, e come incompatibili aglio e cipolla.

Con carota e spinaci la convivenza funziona per complementarità: apparati radicali e altezze diverse, esigenze nutritive non sovrapposte, e la fava che con la sua attività azotofissatrice lascia disponibilità nel terreno a colture da foglia e da radice. Gli spinaci in particolare sfruttano bene l'ombra parziale delle file di fava a fine inverno.

L'incompatibilità con aglio e cipolla riguarda tutte le leguminose: le allicee rilasciano composti solforati che interferiscono con i batteri simbionti del genere Rhizobium, riducendo la nodulazione radicale. È la consociazione sbagliata classica, e l'effetto si vede nella crescita stentata delle piante di fava accostate a un filare di cipolle.

In rotazione la fava appartiene al gruppo delle leguminose con pisello, fagiolo, fagiolino, cece e lenticchia: intervallo di 3 anni prima di ritornare sulla stessa parcella. È una coltura da testa di rotazione: dopo di lei si collocano le colture più esigenti in azoto, in primo luogo le brassiche e le cucurbitacee.

Il favino è inoltre uno dei componenti più usati nei miscugli da sovescio autunnali insieme a veccia, segale e senape, dove la sua funzione è precisamente quella di apportare azoto alla biomassa interrata.

Avversità

Afide nero della fava (Aphis fabae) — Il problema numero uno. Colonizza gli apici teneri formando manicotti neri compatti, succhia linfa, deforma i germogli e trasmette virosi. La contromisura decisiva è la cimatura: appena i primi palchi fiorali sono allegati si asportano gli ultimi 10-15 cm dell'apice, che è esattamente il tessuto preferito dall'afide. È l'indicazione riportata anche fra le raccomandazioni del catalogo. In aggiunta: sapone molle potassico sulle colonie iniziali, tutela di coccinelle e sirfidi, nessun eccesso di azoto. La semina autunnale, arrivando prima alla raccolta, riduce strutturalmente il problema.

Tonchio della fava (Bruchus rufimanus) — Coleottero che depone sui baccelli giovani; la larva matura dentro il seme e ne esce lasciando un foro tondo. Sul fresco il danno è limitato, sulla granella da conserva o da semina è serio. Difesa: raccolta tempestiva, e per i semi da conservare 48 ore in congelatore prima di riporli in barattolo ermetico.

Ruggine della fava (Uromyces viciae-fabae) — Pustole polverulente bruno-rossastre sulla pagina inferiore, in primavera umida. Si contiene con densità di semina non eccessive, buona circolazione d'aria e asportazione delle foglie più colpite.

Cioccolatura (Botrytis fabae) — Macchie tondeggianti color cioccolato su foglie e fusti in condizioni di umidità persistente e ristagno. Stesse misure: aerazione, drenaggio, eliminazione dei residui infetti.

Orobanche — Pianta parassita senza clorofilla che si attacca alle radici delle leguminose ed è diffusa in alcune aree del Centro-Sud. Si estirpa prima che vada a seme e si gestisce con rotazioni lunghe.

Raccolta e cucina

Per il consumo fresco si raccoglie quando i baccelli sono pieni e i semi hanno raggiunto la dimensione tipica ma il tegumento è ancora chiaro e tenero. Il segnale pratico: premendo il baccello si sente il seme sodo, ma la buccia che lo avvolge non oppone resistenza sotto l'unghia. La raccolta è scalare dal basso verso l'alto, seguendo l'ordine di allegagione dei palchi.

Le fave molto piccole e giovani si mangiano crude col pecorino, tradizione centro-meridionale legata al primo maggio. Man mano che i semi crescono conviene spellarli dopo una breve sbollentatura: il tegumento diventa rapidamente coriaceo e amarognolo.

Per la granella secca si lascia la pianta seccare in campo fino a quando i baccelli anneriscono e i semi si staccano dentro il guscio. Si trebbia a mano, si asciuga bene e si conserva in contenitori ermetici, dopo il passaggio in congelatore contro il tonchio.

Le cime asportate con la cimatura non si buttano: saltate in padella con aglio e olio sono uno dei raccolti secondari più apprezzati della primavera.

Come Ortifera segue la fava

Nel piano colturale la fava è registrata con distanza 20 cm, semina a 5 cm in ottobre, novembre, febbraio e marzo, ciclo 150-180 giorni, difficoltà facile, e con le indicazioni operative "cimare l'apice contro gli afidi", "tutorare se cresce alta", "raccogliere baccelli giovani", "lasciare le radici nel terreno".

L'ultima è la più importante e la più spesso dimenticata. Alla fine del ciclo la pianta non si strappa: si recide al colletto lasciando in terra tutto l'apparato radicale con i suoi noduli. È un gesto di due secondi che trasferisce alla coltura successiva l'azoto accumulato in sei mesi.

Per un orto familiare una fila di fave seminata in ottobre impegna spazio nel periodo in cui l'orto sarebbe comunque vuoto, dà raccolto in aprile-maggio e restituisce la parcella arricchita, pronta per una coltura esigente estiva. È probabilmente la coltura con il miglior rapporto fra lavoro richiesto e beneficio complessivo dell'intero calendario.

Domande frequenti

Quando si semina la fava?
La finestra principale è ottobre-novembre in quasi tutta Italia: la pianta sviluppa radici e rosetta prima del freddo e riparte a febbraio, arrivando alla raccolta in aprile-maggio. Nelle zone interne del Nord, dove gli inverni scendono stabilmente sotto -5 °C, si semina invece a febbraio-marzo accettando un raccolto più tardivo e una maggiore pressione dell'afide nero.
Perché si cima la fava?
Perché l'afide nero colonizza per primo l'apice tenero della pianta. Quando la fioritura è avviata sui primi palchi, si asportano gli ultimi 10-15 cm dell'apice: si toglie il tessuto preferito dall'afide e allo stesso tempo si dirotta l'energia dalla crescita in altezza al riempimento dei baccelli. Le cime asportate sono commestibili e si cucinano come gli spinaci.
Le fave arricchiscono davvero il terreno?
Sì. Le radici ospitano batteri del genere Rhizobium in noduli visibili a occhio nudo, che fissano l'azoto atmosferico e lo rendono disponibile alla pianta e, alla fine del ciclo, al terreno. Per questo dopo la raccolta si recide il fusto al colletto lasciando in terra tutto l'apparato radicale: l'azoto contenuto nei noduli resta dov'è e va alla coltura successiva.
Quando si raccolgono le fave?
Per il consumo fresco quando i baccelli sono ben pieni ma la buccia interna è ancora bianca e tenera, tipicamente da aprile a giugno secondo la zona e la data di semina. Aspettare troppo significa semi farinosi e tegumento coriaceo. Per la fava secca, invece, si lascia seccare la pianta in campo e si raccoglie quando i baccelli sono neri e i semi suonano nel guscio.
Cos'è il tonchio della fava?
È un coleottero (Bruchus rufimanus) che depone sui baccelli in formazione; la larva si sviluppa dentro il seme e lo lascia con il tipico foro circolare. Non compromette il consumo delle fave fresche raccolte per tempo, ma rovina la granella destinata alla conservazione o alla semina. Contromisure: raccolta tempestiva, semi conservati in congelatore per 48 ore prima di essere riposti, rotazione.

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