Peronospora del pomodoro: come riconoscerla e fermarla
La peronospora è la malattia più temuta del pomodoro: parte da una macchia grigio-verde sulle foglie basali e in una settimana può portarti via la pianta. Se la becchi al primo sintomo si controlla; se aspetti, il rame non basta più.

Cos'è la peronospora del pomodoro
La peronospora è la malattia fungina più temuta del pomodoro. La causa Phytophthora infestans, lo stesso microrganismo responsabile della carestia irlandese del 1845 e ancora oggi principale nemico di pomodoro e patata in tutta Europa. Tecnicamente non è un fungo vero — è un oomicete, parente delle alghe — ma nella pratica si comporta come un fungo e si combatte con gli stessi mezzi.
Si diffonde con spore che, in presenza di acqua libera sulle foglie, liberano cellule mobili capaci di penetrare gli stomi. Il ciclo si completa in 5-7 giorni: da una singola macchia possono formarsi migliaia di nuove spore che il vento e la pioggia disseminano su tutta la coltivazione. Da qui la fama di malattia "esplosiva".
Al Nord e nelle aree padane compare tipicamente in maggio-giugno con le piogge frequenti, e torna in settembre-ottobre con le nebbie mattutine. Al Sud è meno frequente in estate per l'aridità, ma in serra o tunnel poco ventilato può fare gravi danni.
Quando attacca
Alla peronospora servono tre cose insieme:
- temperatura tra 10 e 24 °C (ottimo 18-22 °C);
- umidità dell'aria sopra l'85% per almeno 10-11 ore consecutive;
- acqua liquida sulle foglie per almeno 4 ore.
Le condizioni classiche sono giornate di pioggia alternate a schiarite, notti con rugiada abbondante, mattinate nebbiose. Se il tuo orto sta in una zona bassa e umida, o se irrighi la sera bagnando le foglie, ti stai creando in casa il microclima ideale per il fungo.
Come si riconosce
I sintomi evolvono in quattro fasi. Riconoscere lo stadio ti dice quanto tempo hai per intervenire.
Fase iniziale. Sulle foglie basali compaiono macchie verde chiaro tendente al giallo, irregolari, senza contorni netti. Diametro 1-2 cm. È il momento migliore per intervenire.
Fase di espansione. Le macchie diventano brune-oliva con centro più scuro e alone grigio-verde. Sulla pagina inferiore, con umidità alta al mattino, compare una muffa bianco-grigia sottile: sono i corpi fruttiferi del fungo. È l'elemento diagnostico decisivo.
Fase di necrosi. Il tessuto colpito si secca, prende consistenza cartacea e colore bruno scuro. La foglia si accartoccia ma resta attaccata al fusto: da lì continua a rilasciare spore verso le foglie sane sopra.
Fase avanzata. Il fungo passa a fusti, piccioli e frutti. Sui frutti si vedono aree brune indurite e depresse, tipicamente sulla spalla, che diventano marciume secco. A questo punto la produzione è compromessa oltre il 60-70%.
Non è peronospora se…
| Cosa vedi | Cosa potrebbe essere |
|---|---|
| Macchie brune concentriche a bersaglio, foglie basse | Alternariosi |
| Patina bianca farinosa sopra, si toglie strofinando | Oidio |
| Ingiallimento tra le nervature, senza macchie | Carenza di magnesio |
| Macchie brune sulla spalla dei frutti, senza foglie colpite | Scottature solari |
| Foglia bagnata di rugiada + muffa bianco-grigia sotto | Peronospora confermata |
L'elemento che chiude la diagnosi è la muffa bianco-grigia sulla pagina inferiore. Se c'è, è peronospora; se non c'è, guarda altro.
Come prevenirla
Sulla peronospora la prevenzione conta più dei trattamenti. Un impianto ben pensato ti dimezza il numero di interventi rispetto a un impianto stretto e mal irrigato.
Sesti larghi
Per le varietà indeterminate tieni 60-70 cm sulla fila e 100-120 cm tra le file. Densità intorno a 1,2-1,4 piante per metro quadrato. Sesti più fitti mantengono alta l'umidità nella chioma e ti moltiplicano il rischio.
Irrigazione a terra, mai sopra
Ala gocciolante o annaffiatoio alla base, mai spruzzatore sulle foglie. Irriga al mattino, così eventuali bagnature accidentali asciugano nel corso della giornata. L'irrigazione serale che lascia le foglie umide di notte è la cosa peggiore che puoi fare.
Sfogliatura basale
Togli le foglie fino a 25-30 cm da terra. Elimina il primo bersaglio dell'inoculo che sta nel terreno e migliora la circolazione dell'aria alla base. Lavora con lama pulita, in giornate asciutte.
Pacciamatura
Uno strato di 5-8 cm di paglia, sfalcio essiccato o cippato sotto le piante fa due cose insieme: stabilizza l'umidità del suolo e impedisce che le gocce di pioggia rimbalzino da terra portando spore sulle foglie basali.
Rotazione
Non ripiantare pomodori nello stesso posto per almeno 3 stagioni. Evita anche di alternarli con patate, melanzane e peperoni: stessa famiglia, stessi patogeni.
Varietà tolleranti
Se nel tuo orto la peronospora torna ogni anno, prendi varietà con i geni Ph-2/Ph-3: Phantasia F1, Resi, Ferline F1, Shirley F1, Crimson Crush. Non sono immuni ma i trattamenti scendono molto. Se resti sulle tradizionali (San Marzano, Cuore di Bue) accetta di dover trattare più spesso.
Trattamenti che funzionano
Ordinati dal più leggero al più incisivo, tutti ammessi in bio.
Bicarbonato di sodio
5 g per litro d'acqua + 2-3 g/l di sapone molle potassico come adesivante. Alza il pH sulla superficie fogliare e ostacola la germinazione delle spore. Utile in prevenzione o su focolai iniziali, ogni 5-7 giorni. Su infezioni conclamate non basta.
Macerato di equiseto
100 g di Equisetum arvense fresco (o 30 g secco) in 1 litro d'acqua, macera 24 ore, diluisci 1:5 al momento dell'uso. La silice rinforza i tessuti epidermici della foglia. Efficacia preventiva, non curativa.
Rame (ossicloruro, poltiglia bordolese, idrossido)
È lo standard contro la peronospora. Dose 3-4 g/l in preventivo, 4-5 g/l ai primi sintomi, applicazioni ogni 7-10 giorni. In bio il limite europeo è 4 kg/ha/anno di rame metallo: per un orto familiare significa 3-4 applicazioni per stagione, non di più. Il rame si accumula nel suolo e nel tempo danneggia i lombrichi.
Tratta con tempo asciutto, senza vento, con almeno 6 ore di finestra senza pioggia davanti: se piove prima, il rame si dilava e il trattamento è perso.
Potatura sanitaria
Se l'infezione ha superato il 50% della chioma, servono le forbici: togli tutte le foglie e i germogli colpiti, lasciando solo fusto principale e rami produttivi. I residui vanno nel rifiuto vegetale, non nel compost domestico (non raggiunge le temperature che sterilizzano le spore). Dopo la potatura fai un trattamento cuprico e un apporto di concime potassico per aiutare la ripresa fogliare.
Cosa non funziona
- Trattare quando la pianta è già secca. Il rame protegge il tessuto sano, non recupera il tessuto morto. Se hai perso l'80% delle foglie, estirpa e reimpianta l'anno dopo con varietà tollerante.
- Un solo trattamento. La peronospora si combatte a cadenza settimanale per tutta la fase di rischio. Un intervento isolato non serve a niente.
- Rame durante la pioggia. Applicato prima di un temporale, viene dilavato in poche ore.
- Alternariosi trattata come peronospora. Sono due patogeni diversi, il rame funziona meno sull'alternaria. Se la diagnosi è dubbia, controlla la muffa sotto: senza quella non è peronospora.
Ritorno autunnale
Da metà settembre le temperature scendono, tornano rugiade abbondanti e piogge frequenti: la peronospora si ripresenta anche su piante che hanno superato indenni l'estate. In questa fase:
- togli ogni settimana le foglie basali gialle o macchiate;
- raccogli in anticipo i frutti in fase di viraggio (colore rosa-arancio) e falli finire di maturare in casa;
- estirpa le piante che hanno oltre 3 mesi e hanno già dato il grosso della produzione — non recuperi molto e continuano a produrre inoculo.
Fine stagione
A novembre estirpa tutto, radici comprese. Non lasciare residui a terra: il fungo passa l'inverno sui tessuti secchi e sui tuberi di patata dimenticati in orto. Nella parcella l'anno dopo pianta qualcosa di diverso dalle solanacee: cereali, leguminose, insalate.
Fonti
- CREA — Centro di Orticoltura e Florovivaismo, schede tecniche pomodoro.
- Servizio Fitosanitario Regionale Emilia-Romagna, bollettini di produzione integrata.
- Fondazione Edmund Mach, San Michele all'Adige, bollettini di difesa.
- Regolamento UE 2018/1981 — limite d'uso del rame in agricoltura biologica.
Per la coltura in generale vai alla guida completa al pomodoro. Per la programmazione stagionale c'è il Calendario di Semina 2026.
Domande frequenti
Come distinguo la peronospora dall'alternaria?
La peronospora dà macchie irregolari verde-oliva o brune con margini sfumati sulla pagina superiore e, se l'umidità è alta, una muffa bianco-grigia sulla pagina inferiore. L'alternaria dà macchie brune concentriche a bersaglio, più asciutte e delimitate, senza muffa sotto. La peronospora corre più veloce e colpisce anche i frutti; l'alternaria di solito resta sulle foglie basali.
I pomodori di una pianta malata si possono mangiare?
I frutti sani e integri sì: la peronospora non produce sostanze tossiche per l'uomo. I frutti con macchie brune, aree indurite o marciumi vanno scartati per il sapore compromesso e per il rischio di muffe secondarie. Per la conserva usa solo frutti perfetti.
Quanto è efficace il rame?
Molto, se usato in prevenzione o al primissimo sintomo. Ossicloruro, poltiglia bordolese o idrossido di rame bloccano la sporulazione. In bio il limite è 4 kg/ha/anno di rame metallo, che nell'orto familiare significa 3-4 applicazioni per stagione. Se aspetti che la pianta sia mezza secca, il rame non recupera più niente.
Esistono varietà resistenti?
Sì, portano i geni Ph-2 e Ph-3 che danno tolleranza (non immunità): Phantasia F1, Resi, Ferline F1, Shirley F1, Crimson Crush. Le varietà tradizionali (San Marzano, Cuore di Bue, Costoluto) sono più sensibili, ma restano preferite per sapore e possibilità di riprodurre il seme.
