Albicocco

Prunus armeniaca L.

Anche detto: albicocco comune, armeniaca, criesuolo, armuòni

Il primo albero a fiorire e il primo a dare frutti, fra giugno e luglio. Fiorisce così presto che il suo vero nemico non è il parassita ma la gelata di marzo.

Ramo di albicocco carico di frutti arancioni maturi in un frutteto italiano a inizio estate
Famiglia botanica
Rosacee
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
medio
Ore di sole al giorno
8 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
400 cm
Profondità di semina
5 cm
Germinazione
60-120 giorni
Semina-raccolta
730-1095 giorni
Temperatura minima tollerata
-15 °C
Temperatura ottimale
15-28 °C
Terreno
profondo, ben drenato, calcareo

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
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set
ott
nov
dic

Raccolta

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Buone consociazioni

calendula, tagete, erba-cipollina

Da evitare vicino

patata, finocchio

Avversità principali

monilia, afide bruno, cocciniglia

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

L'albicocco è Prunus armeniaca, famiglia Rosaceae, lo stesso genere di pesco, susino e ciliegio. È un albero a foglia caduca di media taglia, 4-6 metri in forma libera, con chioma tondeggiante e una fioritura bianco-rosata che apre la stagione del frutteto.

Il nome scientifico racconta un equivoco storico: i Romani lo conobbero attraverso l'Armenia e lo chiamarono "mela armeniaca", ma la specie è originaria della Cina nord-orientale, dove è coltivata da millenni. In Italia è arrivata nel I secolo d.C. e si è affermata soprattutto nel Centro-Sud e nelle valli alpine più soleggiate, da cui vengono le produzioni famose come quelle della val Venosta.

Il frutto è una drupa — la stessa struttura di pesca e ciliegia — con buccia vellutata, polpa profumata e un nocciolo liscio che si stacca facilmente nelle varietà a polpa soda.

Cosa dice il catalogo Ortifera

I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia rosaceae, difficoltà medio, distanza d'impianto 400 cm, esposizione 8 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno profondo, ben drenato, calcareo, temperatura minima tollerata -15 °C, ottimale 15-28 °C, messa a dimora in febbraio, marzo, novembre e dicembre, raccolta in giugno e luglio, entrata in produzione fra 730 e 1095 giorni.

Tre indicazioni distinguono l'albicocco dagli altri alberi da frutto del catalogo. La prima è il terreno calcareo: a differenza del pesco, che lo teme, l'albicocco sopporta e anzi preferisce i terreni con calcare attiva, purché drenati. La seconda è il raccolto di giugno-luglio: è il primo della stagione fra i frutti a nocciolo, prima ancora di pesche e susine. La terza è la nota sulle gelate tardive di marzo, che è la chiave di tutta la coltivazione.

Il problema vero: fiorire troppo presto

L'albicocco non è un albero difficile: è un albero precoce. Fiorisce fra fine febbraio e marzo, settimane prima di pesco e melo, e in quel periodo una notte a -2 °C è sufficiente a distruggere fiori e frutticini appena allegati. Per questo in pianura padana o nelle conche con accumulo di aria fredda può capitare di raccogliere un anno su tre.

Le contromisure pratiche sono tre:

  1. Posizione: mai in fondovalle o in conca, dove l'aria fredda ristagna; meglio un pendio o un punto rialzato, con l'albero possibilmente addossato a un muro esposto a sud-ovest che trattiene calore.
  2. Varietà tardive: esistono cultivar a fioritura più tardiva che sfuggono alla finestra delle gelate; in zone fredde sono la scelta obbligata.
  3. Nessuna fretta con l'azoto: concimazioni azotate autunnali anticipano ulteriormente il risveglio, peggiorando il problema.

Impollinazione e messa a dimora

Molte varietà moderne sono autofertili, ma la fruttificazione migliora sensibilmente con un impollinatore vicino; alcune varietà tradizionali sono francamente autosterili. In un frutteto familiare con un solo albero conviene verificare in vivaio che la varietà scelta sia autofertile, oppure innestare un ramo di una seconda varietà.

La buca d'impianto segue la regola dei 5 cm di profondità indicata dal catalogo per la zolla, con distanza di 400 cm fra gli alberi. Il terreno deve drenare: l'albicocco teme i ristagni più del gelo invernale, e nelle radici asfittiche marcisce in fretta.

Potatura e diradamento

Il catalogo indica la potatura a fine inverno, dopo il rischio di gelo intenso: è una precisazione importante, perché potare l'albicocco a dicembre con piante ferme ma gelate in arrivo apre ferite che il freddo peggiora. Si pota leggero, eliminando rami secchi, malati e quelli che si incrociano, mantenendo la chioma aperta.

La frutta nasce su rami di un anno e sui mazzetti di maggio, speroncelli corti che vivono tre-quattro anni. Una potatura di sfrondamento indiscriminata elimina proprio queste strutture: si interviene con criterio, non con la cesoia a pioggia.

Il diradamento dei frutticini, secondo consiglio del catalogo, è l'operazione che decide la pezzatura: lasciando un frutto ogni 8-10 cm si ottengono albicocche grandi e dolci invece di una massa di frutti piccoli che l'albero non riesce a portare a maturazione piena.

Acqua e raccolta

Fabbisogno medio, con un'attenzione specifica dal catalogo: non irrigare nelle prime settimane dopo la fioritura. L'eccesso idrico in allegagione favorisce la colatura e riduce l'adesione dei frutticini. Da maggio in poi si irriga regolarmente nei periodi secchi, sospendendo a ridosso della raccolta per non diluire la dolcezza.

La raccolta, giugno-luglio, si fa quando il frutto cede alla pressione e si stacca ruotandolo leggermente: l'albicocca matura non migliora una volta staccata, quindi si raccoglie al punto giusto, a più riprese perché la maturazione è scalare. Per le marmellate si può anticipare di qualche giorno, quando la polpa è ancora soda.

Avversità e rotazione in frutteto

I tre parassiti segnalati dal catalogo sono la monilia (fiore avvizzito, rami che seccano, frutti mummificati), l'afide bruno (colonie sui germogli, melata) e la cocciniglia. A questi si aggiunge la gommosi, fuoriuscita di gomma dai rami, spesso conseguenza di ferite o infezioni. La difesa familiare si basa su potature pulite, rimozione dei mummi e trappole di monitoraggio.

Le consociazioni indicate — calendula, tagete, erba cipollina sotto la chioma, mai vicino a patata e finocchio — valgono per il sottofila del frutteto, non per la prossimità immediata del fusto.

Come Ortifera segue l'albicocco

Nel planner l'albicocco entra come pianta perenne del frutteto: le finestre di messa a dimora, la raccolta di giugno-luglio e le attività stagionali — potatura di fine inverno, diradamento, monitoraggio della monilia — arrivano come attività calibrate sulla tua zona. Il registro fotografico tiene traccia di fioritura e allegagione, così anno dopo anno vedi se le gelate tardive sono un problema ricorrente della tua posizione.

Domande frequenti

Perché l'albicocco fiorisce ma non fa frutti?
Nella maggior parte dei casi è colpa delle gelate tardive. L'albicocco fiorisce prestissimo, spesso già a fine febbraio: basta una notte sotto zero a fioritura aperta per bruciare tutto il raccolto. Il catalogo lo segnala esplicitamente nelle note della specie. La seconda causa frequente è l'impollinazione: alcune varietà sono parzialmente autosterili e danno raccolti pieni solo con un'altra varietà vicina.
Quando si pianta un albicocco?
Nella finestra indicata dal catalogo: novembre-dicembre e febbraio-marzo, a riposo vegetativo. Nelle zone a inverno mite l'impianto autunnale è preferibile, perché le radici si insediano prima della ripresa. Al Nord, dove il terreno resta freddo a lungo, si pianta a fine inverno. Le piante in vaso attecchiscono tutto l'anno tranne in piena estate, ma la stagione fredda resta il momento migliore.
Quando si raccolgono le albicocche?
Fra giugno e luglio, come indicato dal catalogo: è il primo frutto di dimensioni piene dell'annata italiana. Si raccoglie quando il frutto cede leggermente alla pressione e si stacca senza forzare. A differenza della pera, l'albicocca si raccoglie matura sulla pianta: dopo il distacco non migliora in dolcezza, solo in morbidezza.
Perché i rami dell'albicocco seccano dopo la fioritura?
Quasi sempre è monilia, il primo dei parassiti segnalati dal catalogo: un fungo che entra dal fiore, lo fa avvizzire e poi risale nel ramo disseccandolo, spesso con gomma che cola. Si contiene tagliando e bruciando le parti colpite a prima comparsa e rimuovendo i frutti mummificati lasciati sull'albero, che sono la sorgente di spore dell'anno dopo.
Si può tenere un albicocco piccolo in giardino?
Sì, con la potatura annuale a fine inverno indicata fra i consigli del catalogo. L'albicocco in forma libera raggiunge 5-6 metri, ma allevato a vaso e potato con regolarità si mantiene sui 3 metri. Attenzione però: la frutta nasce sui rami di un anno e sui mazzetti di maggio, quindi una potatura troppo drastica elimina direttamente il raccolto.

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