Alloro
Laurus nobilis L.
Anche detto: lauro, laura, laurio, alloro comune
L'albero di Dafne e dei laureati: foglie profumate tutto l'anno per arrosti, brodi e salumi, rusticissimo, tollera qualunque potatura e vive decenni.

- Famiglia botanica
- Altre famiglie
- Tipo
- Frutto / arborea
- Difficoltà
- facile
- Ore di sole al giorno
- 6 h
- Fabbisogno idrico
- basso
- Distanza fra le piante
- 150 cm
- Profondità di semina
- 2 cm
- Germinazione
- 30-90 giorni
- Semina-raccolta
- 365-1095 giorni
- Temperatura minima tollerata
- -10 °C
- Temperatura ottimale
- 15-28 °C
- Terreno
- qualunque ben drenato
Semina
Raccolta
Buone consociazioni
rosmarino, salvia
Da evitare vicino
menta
Avversità principali
cocciniglia
Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.
Identità della specie
L'alloro è Laurus nobilis, famiglia Lauraceae, un albero sempreverde mediterraneo alto da sei a dieci metri da libero, con chioma densa, corteccia scura e foglie coriacee verde scuro, lanceolate, leggermente onduate al margine, profumate quando si strofinano. È originario del bacino del Mediterraneo, dove cresce spontaneo nei boschi umidi e nelle forre ombrose; in Italia è presente in quasi tutte le regioni, dal litorale fino alle colline.
Nessuna pianta ha un peso simbolico paragonabile nella cultura occidentale: sacro ad Apollo, il mito racconta che la ninfa Dafne fu trasformata in alloro per sfuggire al dio, e da allora la corona di alloro premia poeti, atleti e vincitori — da cui "laureato", chi riceve la corona di lauro all'università. "Bacche lauree" e "dormire fra gli allori" sono espressioni che portano ancora il simbolo nel linguaggio quotidiano.
In cucina è l'aromatica per eccellenza dei piatti lungi: alloro nei brodi, negli arrosti, nei sughi, nei legumi, nei sottaceti, negli essiccati di salumi come il lardo di Colonnata. Gli acini neri che seguono i fiori contengono un olio aromatico — il "burro di alloro" — usato in medicina tradizionale. L'olio essenziale delle foglie è ricco di eugenolo e cineolo, responsabili del profumo caratteristico.
Cosa dice il catalogo Ortifera
I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia lauracee, difficoltà facile, distanza d'impianto 150 cm, esposizione 6 ore di sole, fabbisogno idrico basso, terreno qualunque ben drenato, temperatura minima tollerata -10 °C, ottimale 15-28 °C, messa a dimora in marzo e aprile, raccolta in tutti i mesi dell'anno, entrata in produzione fra 365 e 1095 giorni.
Tre dati definiscono la coltura. La raccolta in tutti i mesi dell'anno: l'alloro è sempreverde, e la sua "stagione" è l'intero anno, unica aromatica legnosa con questa caratteristica insieme a rosmarino e salvia. Il fabbisogno idrico basso e il terreno qualunque ben drenato: dopo l'attecchimento è una pianta che si governe da sola, adatta ai giardini curati e ai bordi trascurati. E la potatura: il consiglio del catalogo è tollera bene la potatura, ed è la sottovalutazione più lontana dalla verità — è la pianta da siepe e da forma per eccellenza del giardino mediterraneo.
Impianto e crescita
La messa a dimora va fatta in marzo e aprile, come indica il catalogo, con piante in vaso o a radice nuda giovane. La posizione ideale è pieno sole o mezz'ombra — entrambe indicate dai consigli di cura — con terreno ben drenato: l'alloro patisce i ristagni più della siccità. La distanza di 150 cm va bene per siepi e gruppi; per un albero libero da forma sferica si lascia più spazio.
La crescita è lenta nei primi anni, poi costante: l'entrata in produzione indicata dal catalogo, fra 1 e 3 anni, riguarda la raccolta regolare delle foglie, che su una pianta di due-tre anni è già abbondante. Un alloro adulto produce foglie per una famiglia per decenni senza alcuna cura oltre alla potatura.
Potatura: siepe, sfera o albero
Il consiglio del catalogo — tollera bene la potatura — apre tutte le forme. Come siepe si pota due-tre volte l'anno, da maggio a settembre, con taglio regolare: è una delle siepi sempreverdi classiche del giardino italiano, più rustica del lauroceraso e più profumata. Come alberello o sfera si governa con una potatura di forma a fine inverno e ritocchi estivi. Come albero libero basta la potatura di pulizia dei rami bassi e incrociati.
La raccolta delle foglie, come indica il catalogo, si fa foglia per foglia man mano che servono: è la raccolta più naturale che esista, e ogni potatura di forma produce anche una scorta di foglie da essiccare.
Irrigazione e cure
Fabbisogno idrico basso: in terra l'alloro adulto si regge con le sole piogge in tutte le zone mediterranee, e chiede irrigazioni di soccorso solo nelle estati siccitose e nelle piante giovani o in vaso, che vanno irrigate regolarmente d'estate. La concimazione è quasi superflua: un compost alla base in primavera basta per una pianta vigorosa.
Avversità e consociazioni
Il catalogo segnala un solo parassita: la cocciniglia, descritta nelle FAQ con la sua conseguenza più visibile, la fumaggine nera sulla melata. Si previene potando per arieggiare la chioma e si tratta con olio bianco invernale e sapone potassico; sulle piante in vaso, dove la cocciniglia è più frequente, i lavaggi con acqua e sapone sulle foglie tengono la pianta pulita.
Le consociazioni indicate dal catalogo sono rosmarino e salvia: le tre aromatiche legnose mediterranee condividono sole, drenaggio e scarsità d'acqua, e insieme formano l'aiuola aromatica perenne classica. Da evitare la menta, che con le sue radici invasive disturba le aromatiche vicine.
Come Ortifera segue l'alloro
Nel planner l'alloro entra come pianta perenne dell'aiuola aromatica: messa a dimora in primavera, raccolta delle foglie disponibile tutto l'anno senza finestre stagionali, potatura di forma come attività stagionale a fine inverno e ritocchi estivi per le piante da siepe o da forma. Il diario registra crescita e potature anno dopo anno, per una pianta che vive decenni.
Domande frequenti
- Come distinguo l'alloro vero dal lauroceraso?
- È il controllo più importante: le foglie di lauroceraso (Prunus laurocerasus), pianta da siepe molto comune, sembrano quelle dell'alloro ma sono tossiche, perché contengono composti cianogenici. La prova migliore è l'odore: la foglia di alloro strofinata profuma di aromatico dolce e balsamico; quella di lauroceraso sa di mandorla amara e ciano, sgradevole. Le foglie di alloro sono inoltre più sottili, con il margine leggermente ondulato, mentre quelle di lauroceraso sono spesse e coriacee.
- Le foglie di alloro si usano fresche o essiccate?
- Entrambe: fresche hanno un aroma più delicato e leggermente erbaceo, essiccate più concentrato e amaro. Il consiglio del catalogo è raccogliere le foglie singole man mano che servono; per la scorta si essiccano all'ombra in un luogo arioso e si conservano intere in barattolo di vetro al buio, dove tengono l'aroma per un anno. Prima di portarle in tavola si ritirano, perché restano rigide e taglienti.
- Quanto spazio serve a un alloro?
- Dipende da come lo si governa. Da libero cresce fino a sei-dieci metri; ma è l'albero che tollera meglio la potatura di tutti, come dice il catalogo, e si tiene tranquillamente a due o tre metri come piccolo albero, o sotto il metro come siepe formale potata due-tre volte l'anno. Il catalogo indica 150 cm di distanza d'impianto, giusta per una siepe o per un piccolo gruppo.
- Perché l'alloro fa foglie appiccicose e nere?
- È la cocciniglia, il parassita segnalato dal catalogo: piccole scudette brune o bianche sui rami e sotto le foglie, che succhiano la linfa e producono una melata zuccherina sulla quale si sviluppa la fumaggine, la patina nera che sporca le foglie. Si contengono con olio bianco invernale a fine inverno e sapone di potassio sulla giovane neanide in primavera, potando per arieggiare la chioma.
- L'alloro si può coltivare in vaso?
- Sì, ed è una delle sue forme classiche: le sfere di alloro ai lati dell'ingresso sono un'istituzione del giardino italiano. Serve un vaso capiente, terriccio drenato, pieno sole o mezz'ombra, irrigazioni regolari d'estate e la potatura di forma due volte l'anno. In vaso l'alloro cresce più lentamente e resta più piccolo, che per una forma scultorea è un vantaggio.
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