Fico

Ficus carica L.

Anche detto: fico comune, fico domestico, ficu, figo

L'albero mediterraneo che cresce dove gli altri non vogliono stare: terreno povero, poca acqua, due raccolte all'anno. La sua fioritura è una delle storie botaniche più sorprendenti.

Albero di fico con frutti maturi violacei in un giardino mediterraneo a fine estate
Famiglia botanica
Altre famiglie
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
8 h
Fabbisogno idrico
basso
Distanza fra le piante
400 cm
Profondità di semina
5 cm
Germinazione
30-60 giorni
Semina-raccolta
730-1095 giorni
Temperatura minima tollerata
-10 °C
Temperatura ottimale
18-32 °C
Terreno
anche povero e sassoso, ben drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

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nov
dic

Buone consociazioni

rosmarino, salvia

Da evitare vicino

patata

Avversità principali

cocciniglia, mosca nera del fico

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il fico è Ficus carica, famiglia Moraceae, l'unica specie del genere Ficus — quello dei ficus tropicali da appartamento — adattatasi al clima temperato. È un albero o grande arbusto a foglia caduca, 4-8 metri, con chioma larga, corteccia grigia liscia e un lattice bianco che esce a ogni ferita.

È una delle piante coltivate più antiche del mondo: reperti archeologici in Medio Oriente datano la sua domesticazione a oltre undicimila anni fa, prima ancora dei cereali. In Italia è presente da sempre: i Romani lo consideravano un albero sacro, e la leggenda della fondazione di Roma pone la lupa sotto un fico.

Quello che mangiamo non è un frutto nel senso botanico stretto: è un siconio, un ricettacolo carnoso che contiene all'interno i veri frutti, i piccoli acheni che sentiamo croccare. I fiori, minuscoli, sono nascosti dentro il siconio: per questo gli antichi credevano che il fico non fiorisse.

Cosa dice il catalogo Ortifera

I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia moraceae, difficoltà facile, distanza d'impianto 400 cm, esposizione 8 ore di sole, fabbisogno idrico basso, terreno anche povero e sassoso, ben drenato, temperatura minima tollerata -10 °C, ottimale 18-32 °C, messa a dimora in febbraio, marzo, ottobre e novembre, raccolta in giugno, agosto e settembre, entrata in produzione fra 730 e 1095 giorni.

Tre dati definiscono la specie. Il terreno povero e sassoso: il fico è l'albero da frutto che meno esige in assoluto, e su terreni ricchi tende a fare legno invece che frutti. L'acqua bassa: a dimora consolidato si accontenta delle piogge in gran parte d'Italia. E la raccolta doppia — giugno per i fioroni, agosto-settembre per i fichi veri — che la nota del catalogo spiega esplicitamente.

Fioroni e fichi veri: la doppia raccolta

Il fico ha un ciclo che nessun altro fruttifero italiano replica. In autunno forma sulla punta dei rami piccoli frutticini che svernano sulla pianta e completano la maturazione a giugno: sono i fioroni (o fichi primaticci), grossi e dalla buccia spessa. In primavera la pianta produce una seconda generazione di fiori sui rami nuovi, che maturano ad agosto-settembre: i fichi veri (o forniti), più dolci e profumati.

Molte varietà danno solo una delle due produzioni, e nelle zone fredde i fioroni spesso non superano l'inverno: la scelta della varietà decide il calendario del tuo raccolto.

La storia della vespa

L'impollinazione del fico è uno dei casi di simbiosi più stretti del regno vegetale: il fico selvatico (caprifico) ospita un piccolo imenottero, il blastofago, che entra nel siconio attraverso l'apertura apicale, depone le uova e muore dentro, fecondando i fiori. Il fico domestico comune si è affrancato da questo meccanismo: produce frutti partenocarpici, senza fecondazione. Per questo i fichi del giardino maturano senza che nessuna vespa ci sia mai entrata.

Terreno, acqua e concimazione: la regola del poco

Il fico punisce la generosità. Su terreno ricco e ben irrigato produce masse di foglie e pochi frutti; su terreno povero, sassoso e asciutto fruttifica regolarmente. I consigli del catalogo lo dicono senza giri di parole: non eccedere con acqua e azoto. In giardino il fico va piantato nel punto peggiore, quello dove nient'altro vuole stare, e lasciato fare.

Unico limite reale: le radici sono superficiali ed estese quanto la chioma, quindi niente fico vicino a muri, tubazioni o vialetti, e niente orto intensivo sotto la chioma, dove l'ombra estiva è totale.

Potatura: leggera e a fine inverno

Il fico tollera la potatura ma non la richiede: il catalogo indica una potatura leggera a fine inverno, limitata a rami secchi, danneggiati o che ingombrano. Attenzione a un dettaglio che decide il raccolto: i fioroni si formano in cima ai rami dell'anno precedente, quindi una potatura corta di fine inverno elimina direttamente la prima raccolta. Chi ha varietà bifere e ci tiene ai fioroni di giugno pota ancora più leggero.

Raccolta e conservazione

Il fico si raccoglie solo maturo, riconoscibile perché si piega sul peduncolo e pende dal ramo: acerbo non matura dopo il distacco e il lattice che fuoriesce è irritante. La maturazione è scalare, quindi si passa sulla pianta ogni due giorni nel periodo di picco.

Fresco dura due-tre giorni al massimo: la conservazione storica è l'essiccazione al sole o in forno, tradizione del Sud Italia che trasforma il surplus di settembre in una riserva per l'inverno. I fichi essiccati, farciti con mandorle o semi di finocchietto, sono tra i prodotti dolciari più antichi del Mediterraneo.

Avversità e consociazioni

I parassiti segnalati dal catalogo sono la cocciniglia e la mosca nera del fico (silba adipata), che depone nei frutti e li fa cadere ammuffiti: la difesa principale è raccogliere e distruggere subito i frutti caduti. Le consociazioni indicate sono rosmarino e salvia, le aromatiche mediterranee che condividono col fico terreno povero e poca acqua; la vicinanza da evitare è la patata.

Come Ortifera segue il fico

Nel planner il fico entra come perenne del frutteto: messa a dimora in autunno o fine inverno, raccolta doppia segnalata nelle finestre di giugno e agosto-settembre, potatura leggera e controllo dei frutti caduti come attività stagionali. Il diario fotografico documenta l'andamento delle due raccolte anno per anno.

Domande frequenti

Cos'è la differenza tra fioroni e fichi veri?
Il catalogo lo spiega nelle note: i fioroni maturano a giugno dai frutticini formati l'autunno precedente e svernati sulla pianta, mentre i fichi veri maturano a fine estate, agosto-settembre, dai fiori della primavera. Non tutte le varietà producono fioroni: molte varietà italiane danno solo il raccolto di fine estate, e alcune danno entrambi.
Il fico ha bisogno della vespa per fare i frutti?
Dipende dalla varietà. Il fico domestico comune, quello che si pianta in giardino, è partenocarpico: produce frutti senza fecondazione, e i semi che senti sotto i denti sono vuoti. Solo le varietà di tipo Smirne, quasi assenti nei giardini italiani, richiedono l'impollinazione del blastofago, la piccola vespa che vive nel fico selvatico.
Perché il mio fico fa tante foglie e pochi frutti?
Quasi sempre è eccesso di acqua e azoto, esattamente come segnalato nei consigli di cura del catalogo. Il fico è una pianta di terreno povero: nutrito troppo, investe tutto in vegetazione. Si risolve riducendo irrigazione e concimazione, non aggiungendone. Anche una potatura troppo energica spinge la pianta a produrre legno invece di frutti.
Si può coltivare il fico al Nord?
Sì, scegliendo varietà a frutto precoce e una posizione riparata, idealmente contro un muro esposto a sud. Il catalogo indica una tolleranza al freddo fino a -10 °C: la pianta adulta regge gli inverni padani, ma il gelo può bruciare i giovani getti e i fioroni svernanti. Le piante giovani vanno riparate con tessuto non tessuto, come indicato nei consigli di cura.
Come si capisce che il fico è maturo?
Il catalogo dà il segnale esatto nei consigli: il frutto maturo si piega sul peduncolo, cioè il collo si ammorbidisce e il fico pende verso il basso invece di stare eretto sul ramo. A quel punto la buccia è leggermente cedevole e spesso cola una goccia di lattice zuccherino dall'occhio. Staccato acerbo, il fico non matura più.

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