Mandarino

Citrus reticulata Blanco

Anche detto: mandarino comune, clementina (ibrido), mandarinu, paparinu

L'agrume più rustico e il più adatto al giardino italiano: frutti dolci e profumati da novembre a febbraio, quando il resto del frutteto dorme. Si conservano meglio sulla pianta che in frigo.

Mandarino carico di frutti arancioni maturi fra foglie verde lucido in un giardino italiano in inverno
Famiglia botanica
Rutacee
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
medio
Ore di sole al giorno
8 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
350 cm
Profondità di semina
3 cm
Germinazione
30-60 giorni
Semina-raccolta
730-1095 giorni
Temperatura minima tollerata
-3 °C
Temperatura ottimale
18-30 °C
Terreno
ricco, drenato, leggermente acido

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

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nov
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Buone consociazioni

erba-cipollina, calendula

Da evitare vicino

finocchio

Avversità principali

cocciniglia, minatrice serpentina, afidi

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il mandarino è Citrus reticulata, famiglia Rutaceae, uno dei tre agrumi "ancestrali" — insieme a cedro e pomelo — da cui derivano per ibridazione quasi tutti gli agrumi coltivati: l'arancio dolce, per esempio, è un incrocio antico fra pomelo e mandarino. È un piccolo albero sempreverde, 3-4 metri, con chioma compatta, foglie strette e lucide e fiori bianchi intensamente profumati in primavera.

Originario del sud-est asiatico, è arrivato in Europa solo nell'Ottocento, ultimo fra i grandi agrumi, e si è diffuso rapidamente nella fascia costiera italiana: Sicilia, Calabria e Campania ne sono oggi le zone classiche.

Il frutto è un esperidio, la bacca speciale degli agrumi, con buccia ricca di oli essenziali che si stacca facilmente dalla polpa — il carattere da cui deriva il nome scientifico reticulata — e spicchi dolci, profumati e, nel mandarino vero, ricchi di semi.

Cosa dice il catalogo Ortifera

I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia rutaceae, difficoltà medio, distanza d'impianto 350 cm, esposizione 8 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno ricco, drenato, leggermente acido, temperatura minima tollerata -3 °C, ottimale 18-30 °C, messa a dimora in marzo, aprile, settembre e ottobre, raccolta in novembre, dicembre, gennaio e febbraio, entrata in produzione fra 730 e 1095 giorni.

Tre dati definiscono la coltura. La temperatura minima di -3 °C: la più bassa fra gli agrumi del catalogo insieme al kumquat, ma pur sempre un limite che esclude la piena terra al Nord. Il terreno leggermente acido: il mandarino condivide con gli altri agrumi l'avversione alla calcare attiva. E la raccolta invernale, novembre-febbraio: frutta quando tutto il resto del frutteto è fermo.

La regola dei frutti sulla pianta

La nota del catalogo contiene il consiglio che cambia la gestione del raccolto: i mandarini si conservano meglio sulla pianta. L'albero è la migliore cella frigorifera che esista: finché le temperature non scendono sotto zero, i frutti maturi restano appesi senza deteriorarsi, e si raccolgono man mano che servono, da novembre a febbraio. La raccolta si fa tagliando il picciolo con le forbici, mai strappando, perché la buccia del mandarino si lacera facilmente e un frutto lesionato marcisce in giorni.

Acqua, concimazione e clorosi

Il mandarino vuole acqua regolare e poco calcarea, come prescrive il catalogo: l'acqua dura di rubinetto, accumulata per mesi, alza il pH del suolo e scatena la clorosi ferrica, l'ingiallimento delle foglie con nervature verdi che è il problema più frequente degli agrumi in giardino. Dove l'acqua è calcarea si irriga con acqua piovana raccolta o si corregge il suolo con chelati di ferro.

La concimazione indicata dal catalogo va da marzo a settembre con prodotti per agrumi: formule ricche di azoto e microelementi, a dosi moderate e ripetute, mai concentrate in un'unica somministrazione. Gli agrumi sono sempreverdi e a crescita continua: la fame di nutrienti si distribuisce su tutta la bella stagione.

Potatura leggera e difesa dal freddo

Il catalogo è esplicito: potatura leggera, solo rami secchi e polloni, a fine inverno. Gli agrumi non si potano come i fruttiferi a foglia caduca: la chioma folta è funzionale, protegge frutti e corteccia. I polloni dalla base — spesso dal portinnesto, riconoscibili per le foglie diverse — vanno eliminati appena spuntano perché rubano vigore alla parte innestata.

Nelle zone a rischio gelo la difesa è il tessuto non tessuto indicato nei consigli: avvolto sulla chioma nelle notti sotto zero, alza la temperatura interna di alcuni gradi e salva frutti e giovani rami. La difesa vera però è la posizione: muro a sud, riparo dai venti freddi, pavimentazione chiara che restituisce calore.

Avversità e consociazioni

I tre parassiti segnalati dal catalogo sono cocciniglia, minatrice serpentina — lepidottero le cui larve scavano gallerie argentate nelle foglie giovani — e afidi. Tutti e tre si contengono in giardino senza chimica: rimozione manuale delle foglie minate, sapone di potassio contro afidi e cocciniglie giovani, e conservazione degli insetti utili evitando trattamenti indiscriminati.

Le consociazioni indicate — erba cipollina e calendula — valgono per l'aiuola sotto la chioma o attorno al vaso; la vicinanza da evitare è il finocchio, inibitore naturale per molte colture.

Come Ortifera segue il mandarino

Nel planner il mandarino entra come perenne del frutteto: messa a dimora in primavera o inizio autunno, raccolta novembre-febbraio distribuita sui mesi freddi, concimazioni mensili da marzo a settembre e protezione invernale come attività stagionale nelle zone fredde. Il diario registra fioritura e carica di frutti anno dopo anno.

Domande frequenti

Il mandarino si può coltivare al Nord?
Sì, con accorgimenti. Il catalogo indica una temperatura minima di -3 °C: è l'agrume più rustico insieme al kumquat, ma resta un agrume, quindi al Nord va coltivato in vaso e ritirato in serra fredda o veranda da novembre a marzo, oppure in piena terra solo nelle zone costiere più miti, addossato a un muro a sud e protetto con tessuto non tessuto nelle notti di gelo, come indicato nei consigli di cura.
Quando si raccolgono i mandarini?
Fra novembre e febbraio, secondo il catalogo: è la frutta dell'inverno italiano per eccellenza. Il punto di raccolta si riconosce dal colore arancio pieno e dal distacco facile tagliando il picciolo con le forbici. La nota del catalogo aggiunge un'informazione preziosa: i frutti si conservano meglio sulla pianta che raccolti, quindi si staccano man mano che si consumano.
Perché le foglie del mandarino ingialliscono?
Nella maggior parte dei casi è clorosi ferrica: l'agrume assorbe male il ferro quando l'acqua di irrigazione è troppo calcarea o il terreno troppo basico. Il catalogo prescrive infatti terreno leggermente acido e irrigazione con acqua poco calcarea. Si corregge con chelati di ferro e acidificando gradualmente il substrato; l'acqua del rubinetto dura e calcarea, data per mesi, è la causa numero uno.
Che differenza c'è tra mandarino e clementina?
La clementina è un ibrido fra mandarino e arancio amaro, selezionato in Algeria a fine Ottocento: ha buccia più sottile e aderente, polpa più dolce e di solito nessun seme, perché è partenocarpica. Il mandarino vero ha buccia che si stacca con facilità, profumo più intenso e semi abbondanti. In coltivazione le esigenze sono identiche.
Quanta potatura serve al mandarino?
Poca: il catalogo indica una potatura leggera, limitata a rami secchi e polloni. Gli agrumi non gradiscono tagli forti: la chioma densa protegge i frutti dal sole diretto e dal vento, e una potatura pesante espone la corteccia a scottature e spinge polloni vigorosi e infruttiferi. Si interviene a fine inverno, prima della ripresa vegetativa.

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