Melograno

Punica granatum L.

Anche detto: melagrana, pomo granato, milugranu, granato

Resiste alla siccità, fiorisce rosso fuoco per tutta l'estate e chiude l'anno del frutteto con il raccolto di ottobre-novembre. Unico punto debole: gli sbalzi d'acqua che spaccano i frutti.

Melograno carico di frutti rossi maturi, uno aperto con gli arilli lucidi, in un frutteto italiano in ottobre
Famiglia botanica
Altre famiglie
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
8 h
Fabbisogno idrico
basso
Distanza fra le piante
350 cm
Profondità di semina
3 cm
Germinazione
30-60 giorni
Semina-raccolta
730-1095 giorni
Temperatura minima tollerata
-12 °C
Temperatura ottimale
18-32 °C
Terreno
anche povero, ben drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

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dic

Buone consociazioni

rosmarino, calendula

Da evitare vicino

noce

Avversità principali

afidi, cocciniglia, carpocapsa del melograno

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il melograno è Punica granatum, famiglia Lythraceae, un arbusto o piccolo albero a foglia caduca, 3-5 metri, dalla chioma naturalmente disordinata e dalla corteccia che con l'età si fessura. Il nome del genere, Punica, ricorda Cartagine: per i Romani era "la mela punica", il frutto che veniva dalla riva africana del Mediterraneo.

È originario della fascia fra Iran e Himalaya indiano, coltivato da almeno quattromila anni, e in ogni civiltà mediterranea ha raccolto significati simbolici: fertilità, abbondanza, unione — merito degli arilli, i centinaia di grani succosi e traslucidi chiusi in un unico guscio. La fioritura rosso fuoco, che si ripete da giugno a settembre, lo rende a tutti gli effetti anche una pianta ornamentale.

Il frutto è una bacca dalla buccia coriacea: dentro, compartimenti separati da membrane amare ospitano gli arilli, l'unica parte edibile, ricchi di zuccheri, acidi e polifenoli antiossidanti.

Cosa dice il catalogo Ortifera

I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia lythraceae, difficoltà facile, distanza d'impianto 350 cm, esposizione 8 ore di sole, fabbisogno idrico basso, terreno anche povero, ben drenato, temperatura minima tollerata -12 °C, ottimale 18-32 °C, messa a dimora in febbraio, marzo, novembre e dicembre, raccolta in settembre, ottobre e novembre, entrata in produzione fra 730 e 1095 giorni.

La combinazione è quella del fruttifero mediterraneo per eccellenza: poca acqua, terreno povero, tanto sole, freddo tollerato fino a -12 °C. La nota del catalogo segnala invece l'unico punto critico della coltura: gli sbalzi idrici in estate fanno spaccare i frutti.

La regola dell'acqua regolare

Il melograno non vuole tanta acqua: vuole acqua costante. Il meccanismo della spaccatura è fisico: la buccia estiva è rigida e cresce lentamente, mentre gli arilli interni accumulano succo rapidamente quando l'acqua arriva. Un'irrigazione abbondante dopo un periodo secco, o un temporale di fine estate dopo settimane d'arsura, e il frutto si apre come una granata — da cui il nome comune.

In pratica: irrigazioni moderate e regolari da luglio all'invaiatura, poi sospensione, e raccolta prima delle piogge autunnali, come raccomandano i consigli del catalogo. Un frutto spaccato va raccolto subito: marcisce in pochi giorni.

Potatura e polloni

Il catalogo indica due operazioni: potatura a fine inverno ed eliminazione dei polloni alla base. Il melograno ha una tendenza fortissima a emettere polloni dal colletto e dalle radici: se non si tolgono, in pochi anni l'albero diventa un cespuglio impenetrabile e improduttivo. Si pota leggero — il frutto nasce sui rami di due-tre anni — aprendo il centro della chioma e accorciando i rami esauriti.

Raccolta e conservazione

La raccolta, settembre-novembre, si fa con le forbici tagliando corto il peduncolo. Il frutto maturo si riconosce dal colore pieno, dalla forma che da tonda diventa leggermente poligonale sotto la spinta degli arilli, e dal suono metallico alla percussione. Non matura dopo il distacco, ma si conserva a lungo: in luogo fresco e asciutto le melagrane intere tengono due-tre mesi, e in cantina fresca erano la frutta fresca dell'inverno contadino.

Gli arilli si consumano freschi, si spremono per succhi e sciroppi — la granatina deve il nome al frutto — o si usano in cucina, dove il loro equilibrio dolce-acido funziona con carni grasse, insalate e risotti.

Avversità e consociazioni

I parassiti segnalati dal catalogo sono afidi, cocciniglia e la carpocapsa del melograno, lepidottero che fora i frutti e li fa cadere: si contiene raccogliendo e distruggendo i frutti colpiti e con trappole a feromoni. La virosi più fastidiosa è il marciume del cuore, che annerisce gli arilli senza segni esterni: la prevenzione è la regolarità idrica e la raccolta puntuale.

Le consociazioni indicate sono rosmarino e calendula, piante da suolo asciutto e povero che condividono l'ambiente del melograno senza competere per l'acqua. Da evitare la vicinanza del noce, come segnalato dal catalogo, per l'effetto inibitorio dello juglone che il noce rilascia nel suolo.

Come Ortifera segue il melograno

Nel planner il melograno entra come perenne del frutteto: messa a dimora in autunno o fine inverno, raccolta settembre-novembre, potatura e pulizia dei polloni a fine inverno, irrigazione regolare in ingrossamento come attività estiva critica. Il diario fotografico documenta fioritura e maturazione, utile per imparare il ritmo del tuo clima.

Domande frequenti

Perché i frutti del melograno si spaccano sulla pianta?
La causa è segnalata nella nota del catalogo: gli sbalzi idrici. La buccia della melagrana indurisce in estate; se dopo un periodo secco arriva un'irrigazione abbondante o una pioggia forte, la polpa interna si espande più in fretta della buccia e il frutto si apre. La prevenzione è l'irrigazione regolare durante l'ingrossamento, come indicato nei consigli di cura, e la raccolta prima delle piogge autunnali.
Quando si raccolgono le melagrane?
Fra settembre e novembre, secondo il catalogo: è uno degli ultimi frutti dell'anno. Il frutto maturo ha la buccia dal colore pieno, una forma leggermente angolata e un suono metallico picchiettandolo. Si stacca con le forbici, perché tirandolo si strappa lo sperone fiorifero. Non matura dopo il distacco.
Il melograno ha bisogno di molta acqua?
No: il catalogo indica fabbisogno basso e la specie è fra le più resistenti alla siccità coltivate in Italia. A dimora consolidata si accontenta delle piogge in gran parte del Centro-Sud. L'unica finestra in cui l'acqua conta davvero è l'ingrossamento dei frutti in estate: lì serve regolarità, non abbondanza, per evitare le spaccature.
Si può coltivare il melograno al Nord?
Sì: il catalogo indica tolleranza fino a -12 °C, più di quanto ci si aspetti da una pianta considerata meridionale. Al Nord si pianta in posizione pieno sole, possibilmente riparata dai venti freddi, e si accetta che nei luoghi più freddi la maturazione possa restare tardiva. Il gelo brucia i rami giovani ma la pianta rigetta vigorosamente dalla base.
Come si riproduce il melograno?
Il modo sicuro è la talea: pezzi di ramo legnoso di un anno, lunghi 20-25 cm, interrati a fine inverno; radicano con facilità e danno piante identiche alla madre. Anche i polloni basali, che il catalogo invita a eliminare, possono essere staccati con radici e reimpiantati. Il seme funziona ma non conserva le caratteristiche della varietà e allunga i tempi di anni.

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