Menta

Mentha × piperita L. e Mentha spicata L.

Anche detto: menta piperita, mentuccia, menta romana, erba santa Maria

Cresce ovunque e proprio per questo va contenuta: la menta non si coltiva, si delimita.

Cespo di menta con foglie verdi dentellate coltivato in un vaso di terracotta
Famiglia botanica
Labiate
Tipo
Ortaggio
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
5 h
Fabbisogno idrico
alto
Distanza fra le piante
30 cm
Profondità di semina
0.5 cm
Germinazione
10-15 giorni
Semina-raccolta
60-80 giorni
Temperatura minima tollerata
-10 °C
Temperatura ottimale
15-25 °C
Terreno
umido e ricco

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
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ott
nov
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Raccolta

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Buone consociazioni

cavolo, pomodoro

Da evitare vicino

prezzemolo

Avversità principali

ruggine, afidi

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Con "menta" si indicano più specie del genere Mentha, famiglia Lamiaceae. Le due che riempiono gli orti italiani sono la menta piperita (Mentha × piperita), ibrido naturale fra Mentha aquatica e Mentha spicata, dall'aroma intenso e freddo per l'alto contenuto di mentolo, e la menta spicata o menta romana (Mentha spicata), più dolce e più adatta alla cucina e ai cocktail.

A parte, e spesso confusa, c'è la mentuccia romana (Calamintha nepeta), specie diversa, più piccola e resistente alla siccità, tradizionale con i carciofi alla romana.

Sono erbacee perenni rizomatose, alte 30-80 cm, con fusti a sezione quadrangolare tipici delle Lamiaceae e foglie opposte, ovali e dentellate. I fiori, piccoli e lilla o bianchi, sono riuniti in spighe terminali fra giugno e settembre.

Il carattere che definisce la coltivazione della menta non è l'aroma ma l'apparato sotterraneo: rizomi striscianti che corrono orizzontalmente a pochi centimetri di profondità, emettendo nuovi getti a ogni nodo. È la ragione per cui la menta non muore quasi mai — e per cui va contenuta fin dal primo giorno.

Il problema dell'invasività

Il catalogo Ortifera è esplicito: "coltiva in vaso, invasiva". È l'unica indicazione davvero importante di tutta la scheda.

Una sola pianta messa a dimora libera in un'aiuola, in due stagioni, occupa un'area di diversi metri quadrati e compare in mezzo alle colture vicine, competendo per acqua e nutrienti. Estirparla non basta: ogni frammento di rizoma lasciato in terra rigenera una nuova pianta, e il risultato di una zappatura è moltiplicarla anziché eliminarla.

Le soluzioni praticabili sono tre:

  1. Vaso, la più semplice: un contenitore da 25-30 cm di diametro ospita una pianta per due-tre anni.
  2. Vaso interrato senza fondo, per chi la vuole in piena terra: il bordo deve restare 3-4 cm sopra il livello del suolo, altrimenti i rizomi scavalcano.
  3. Barriera rigida verticale profonda almeno 30-40 cm attorno all'aiuola dedicata.

L'unica scelta sbagliata è metterla libera in mezzo all'orto e pensare di controllarla a mano.

Semina, talea e divisione

Il catalogo indica semina in marzo, aprile e maggio, profondità 0,5 cm, germinazione in 10-15 giorni, distanza 30 cm, ciclo 60-80 giorni, difficoltà facile.

In pratica, però, la menta si semina raramente. La menta piperita è un ibrido e da seme dà piante disformi, spesso prive dell'aroma atteso; il seme è inoltre minuto e lento.

Le vie normali sono altre due, entrambe rapidissime:

  • Talea in acqua: un rametto di 8-10 cm senza le foglie basali, messo in un bicchiere d'acqua in luogo luminoso, radica in una-due settimane. Si invasa quando le radici superano i 2-3 cm.
  • Divisione del rizoma: si estrae una porzione di zolla a inizio primavera o a fine estate, si separano segmenti di rizoma con almeno un getto e si ripiantano a 3-4 cm di profondità.

È anche il metodo con cui si rinnova il cespo, operazione da fare ogni due-tre anni: la parte centrale, ormai un groviglio di rizomi esauriti, si scarta e si tengono solo le porzioni periferiche vigorose.

Terreno, acqua, esposizione

Il catalogo indica terreno umido e ricco, fabbisogno idrico alto, temperature ottimali 15-25 °C, minima tollerata -10 °C, esposizione 5 ore di sole.

La menta è l'eccezione fra le aromatiche: mentre timo, rosmarino, salvia e origano vogliono terreno povero, asciutto e pieno sole, lei viene da ambienti freschi e di ripa, e chiede l'opposto.

L'acqua è il fattore decisivo. In vaso il substrato non deve mai asciugare completamente: una menta che appassisce perde di colpo le foglie basali e impiega settimane a rifarsi. In estate un vaso esposto richiede irrigazione quotidiana. È anche l'unica aromatica con cui il sottovaso con un dito d'acqua nelle giornate torride non è un errore.

L'esposizione ideale è mezz'ombra: luce piena al mattino, riparo nelle ore centrali. In pieno sole estivo, specie al Centro-Sud, le foglie si induriscono e si riducono; in ombra profonda la pianta fila, allunga gli internodi e perde aroma.

Il terreno ricco è gradito, al contrario delle altre Lamiaceae: una concimazione leggera con compost maturo a inizio primavera sostiene la produzione fogliare. In vaso il substrato si esaurisce in fretta e va rinnovato al momento della divisione.

Consociazioni e collocazione

Il catalogo indica come buone consociate cavolo e pomodoro, e come incompatibile la fragola. Va letto con attenzione, perché la menta è un caso particolare.

Con il cavolo la logica è il disturbo olfattivo nei confronti della cavolaia e, secondo la tradizione orticola, anche dell'altica: il forte aroma di mentolo interferisce con la localizzazione delle brassiche. È l'unico beneficio di consociazione davvero documentato dall'esperienza, e resta parziale.

Con il pomodoro il vantaggio è il richiamo di impollinatori e la presenza di un'aromatica che tiene lontani alcuni insetti dai bordi dell'aiuola.

In entrambi i casi vale una precisazione che il catalogo sottintende con la nota sull'invasività: la menta va consociata in vaso appoggiato o interrato accanto alla coltura, mai piantata libera nella stessa aiuola. Altrimenti il beneficio aromatico viene pagato con la competizione radicale.

L'incompatibilità con la fragola è concreta: anche la fragola si espande con stoloni superficiali e occupa lo stesso strato di suolo, con esigenze idriche simili. Insieme si soffocano a vicenda, e la menta, più vigorosa, vince.

Gestione durante la stagione

Il catalogo riassume le operazioni in quattro punti: "coltivare in vaso", "posizione semi-ombreggiata", "innaffiare regolarmente", "tagliare i fiori".

Il taglio dei fiori merita una spiegazione. Quando la menta fiorisce, fra giugno e settembre, sposta energia dalle foglie alle spighe: il fogliame si riduce, le foglie diventano più piccole e l'aroma cambia, virando verso note amare. Asportare le infiorescenze appena compaiono mantiene la pianta in fase vegetativa e la produzione costante.

Una seconda operazione utile è il taglio di rinnovo: a metà estate, quando il cespo appare stanco e spoglio alla base, si taglia tutta la parte aerea a 5-8 cm da terra. In due-tre settimane la pianta ricaccia con foglie nuove e tenere. È lo stesso principio del taglio del prezzemolo, e non danneggia la pianta, che ha tutte le riserve nei rizomi.

In inverno la parte aerea secca: non è un problema e non va interpretato come morte della pianta. Si eliminano i fusti secchi e si riduce l'irrigazione al minimo fino alla ripresa.

Avversità

Ruggine della menta — È l'avversità principale, indicata dal catalogo: un fungo (Puccinia menthae) che produce pustole arancioni polverulente sulla pagina inferiore delle foglie, con successivo ingiallimento e caduta. È favorita da fogliame fitto, poca ventilazione e bagnature della chioma. Non esistono rimedi curativi domestici efficaci: si asportano e si eliminano le parti colpite, si sfoltisce il cespo, si irriga alla base e, nei casi gravi, si taglia tutta la vegetazione a raso per far ripartire getti sani. Le foglie colpite non si usano.

Afidi — L'altro problema segnalato, frequente sui getti teneri primaverili e sulle piante coltivate all'ombra. Getto d'acqua, sapone molle potassico nei casi importanti. Poiché le foglie si consumano crude, meglio intervenire presto e con mezzi leggeri.

Oidio — Patina bianca su piante troppo fitte e poco ventilate: si previene diradando e non bagnando le foglie.

Lumache — Danneggiano i getti primaverili appena emessi, soprattutto in terreno umido — condizione che la menta richiede. Barriere e raccolta serale.

Esaurimento del cespo — Non è una malattia ma la causa più comune di declino: dopo tre-quattro anni i rizomi sono un intreccio compatto e la pianta produce poco. Si risolve solo con la divisione.

Raccolta e conservazione

Il catalogo indica raccolta da maggio a settembre, con ciclo di 60-80 giorni dalla messa a dimora.

Si prelevano i rametti apicali tagliando sopra un nodo: il taglio stimola la ramificazione e infittisce la pianta, quindi raccogliere fa bene. La qualità aromatica è massima poco prima della fioritura, in tarda mattinata di giornata asciutta.

La menta fresca si conserva in frigorifero per qualche giorno con i fusti in un bicchiere d'acqua, coperta da un sacchetto.

Per l'essiccazione si legano mazzetti piccoli e si appendono capovolti in luogo buio, ventilato e asciutto, per una-due settimane; poi si sgranano le foglie e si conservano intere in barattolo di vetro al buio. Le foglie sbriciolate perdono aroma molto più in fretta.

Il congelamento conserva meglio le note fresche: foglie intere in sacchetto, oppure tritate in vaschette per il ghiaccio con poca acqua, pronte da usare in bevande e sughi.

In cucina la menta romana è quella dei piatti salati — zucchine alla scapece, carciofi, insalate di legumi, agnello — mentre la piperita, più fredda, è adatta a infusi, sciroppi, dolci e cocktail.

Come Ortifera segue la menta

Nel piano colturale la menta è registrata con semina a 0,5 cm fra marzo e maggio, germinazione 10-15 giorni, distanza 30 cm, ciclo 60-80 giorni, esposizione 5 ore, fabbisogno idrico alto, difficoltà facile, e con le note "coltiva in vaso, invasiva" e le indicazioni operative "posizione semi-ombreggiata", "innaffiare regolarmente", "tagliare i fiori".

È una delle poche colture in cui la decisione più importante si prende prima di piantare: dove confinarla. Presa quella, la menta chiede solo acqua regolare, un taglio di rinnovo a metà estate e una divisione ogni due-tre anni — e in cambio produce dalla primavera all'autunno senza interruzioni.

Domande frequenti

Perché la menta va coltivata in vaso?
Perché si propaga con rizomi striscianti che corrono sotto la superficie e in una sola stagione possono occupare diversi metri quadrati, soffocando le colture vicine. Il catalogo la segnala esplicitamente come invasiva e consiglia il vaso. L'alternativa in piena terra è interrare un contenitore senza fondo, o una barriera rigida profonda almeno 30-40 cm, per bloccare la corsa dei rizomi.
La menta vuole sole o ombra?
Mezz'ombra. Il catalogo indica 5 ore di sole: è una delle poche aromatiche che in pieno sole estivo soffre, appassisce e produce foglie piccole e coriacee. Una posizione luminosa ma riparata nelle ore centrali, con terreno che resta fresco, dà foglie grandi e tenere. In appartamento e sui balconi esposti a nord è fra le poche aromatiche davvero possibili.
Perché la menta perde aroma e diventa filata?
Quasi sempre per due motivi sommati: la fioritura, che sposta l'energia della pianta dalle foglie ai fiori, e l'invecchiamento del cespo, che dopo tre-quattro anni si infittisce di rizomi esauriti. Il catalogo indica di tagliare i fiori man mano che compaiono. Il cespo va diviso e rinnovato ogni due-tre anni, scartando la parte centrale legnosa.
Si può moltiplicare la menta da un rametto?
Sì, ed è il modo più semplice in assoluto. Un rametto di 8-10 cm messo in un bicchiere d'acqua emette radici in una-due settimane e si può invasare subito dopo. Funziona anche con la menta comprata fresca al supermercato, purché i fusti siano turgidi. In alternativa si stacca una porzione di rizoma con qualche getto e la si ripianta: attecchisce quasi sempre.
La menta sopravvive all'inverno?
Sì. Il catalogo indica una minima tollerata di -10 °C. La parte aerea secca completamente con i primi freddi, ma i rizomi restano vivi sottoterra e ricacciano in primavera: un vaso apparentemente morto a gennaio torna pieno ad aprile. Va solo evitato che il substrato resti inzuppato per mesi, e in vaso si riduce l'irrigazione al minimo durante il riposo.

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