Mora di rovo
Rubus fruticosus L. agg.
Anche detto: rovo, mora selvatica, mora di siepe, rovo senza spine
Il rovo addomesticato: le varietà senza spine allevate su fili danno per anni chili di more dolcissime fra luglio e settembre, con pochissime cure.

- Famiglia botanica
- Rosacee
- Tipo
- Frutto / arborea
- Difficoltà
- facile
- Ore di sole al giorno
- 6 h
- Fabbisogno idrico
- medio
- Distanza fra le piante
- 200 cm
- Profondità di semina
- 4 cm
- Germinazione
- 20-40 giorni
- Semina-raccolta
- 365-730 giorni
- Temperatura minima tollerata
- -20 °C
- Temperatura ottimale
- 15-26 °C
- Terreno
- fresco, ricco di humus
Semina
Raccolta
Buone consociazioni
lampone, borragine
Da evitare vicino
patata, noce
Avversità principali
afidi, antracnosi, moscerino dei piccoli frutti
Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.
Identità della specie
La mora di rovo appartiene al genere Rubus, famiglia Rosaceae, lo stesso del lampone. Il nome Rubus fruticosus indica in realtà un aggregato di centinaia di microspecie molto simili, diffuse spontaneamente in tutta Europa: il rovo è una delle piante più comuni delle siepi, dei margini dei boschi e dei terreni abbandonati italiani, dalla pianura alla media montagna.
Le more selvatiche si raccolgono da sempre: semi di mora sono stati trovati negli insediamenti preistorici europei, e la raccolta di fine estate lungo le siepi è una tradizione diffusa in tutte le regioni. La coltivazione vera e propria è invece recente: le varietà da frutto moderne, spesso senza spine, sono state selezionate soprattutto negli Stati Uniti fra Ottocento e Novecento, incrociando specie europee e americane.
La pianta è un arbusto perenne con radici longeve e tralci biennali: ogni tralcio cresce il primo anno, fruttifica il secondo e poi secca. I fiori, bianchi o rosati, compaiono fra maggio e luglio; il frutto è un'infruttescenza di piccole drupe, prima verde, poi rossa, infine nera lucida a maturazione.
Cosa dice il catalogo Ortifera
I dati vengono dalla stessa tabella del planner: famiglia rosacee, difficoltà facile, distanza d'impianto 200 cm, esposizione 6 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno fresco, ricco di humus, temperatura minima tollerata -20 °C, ottimale 15-26 °C, messa a dimora in febbraio-marzo o ottobre-novembre, raccolta fra luglio e settembre, entrata in produzione fra 365 e 730 giorni.
Il dato più notevole è la rusticità: -20 °C di minima. La mora cresce bene in quasi tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia; al Sud preferisce posizioni con qualche ora d'ombra nel pomeriggio. La nota del catalogo va seguita alla lettera: le varietà senza spine sono molto più comode in orto.
Varietà
- Thornfree — una delle prime varietà senza spine, vigorosa, frutti grandi e acidi-dolci, maturazione tardiva.
- Loch Ness — senza spine, portamento semi-eretto, frutti grandi e sodi, molto produttiva.
- Black Satin — senza spine, frutti lucidi e dolci, produzione abbondante.
- Chester Thornless — tardiva, resistente al freddo, frutti di ottimo sapore.
- Triple Crown — senza spine, frutti molto grandi e dolci, adatta ai climi temperati.
Per l'orto familiare conviene scegliere una varietà senza spine e, se lo spazio lo permette, combinare una precoce e una tardiva per allungare la raccolta.
Impianto e allevamento
Si mettono a dimora piante in vaso in autunno o a fine inverno, a due metri di distanza lungo la fila. Il terreno deve essere fresco e ricco di sostanza organica: prima dell'impianto si interra compost o letame maturo. Il rovo tollera terreni diversi, ma soffre i ristagni prolungati.
La forma d'allevamento più pratica è la spalliera: pali alle estremità della fila e due o tre fili tesi a 60, 120 e 170 cm di altezza. Il catalogo indica di legare i tralci a filo doppio: i tralci nuovi si legano ai fili man mano che crescono, distribuendoli a ventaglio. Separare i tralci dell'anno da quelli che fruttificheranno, ad esempio uno su ogni lato della pianta, semplifica molto la potatura.
La pacciamatura abbondante, altro consiglio del catalogo, è importante: il rovo ha radici superficiali, soffre la competizione delle erbe infestanti e la siccità estiva. Uno strato di paglia, foglie o cippato alla base mantiene il terreno fresco e riduce le irrigazioni.
Potatura
Tutta la gestione ruota attorno al ciclo biennale dei tralci:
- Dopo la raccolta, fra settembre e ottobre, si tagliano a terra i tralci che hanno già fruttificato, come indica il catalogo: sono riconoscibili perché legnosi, scuri e con i resti dei grappoli.
- Fra i tralci nuovi si scelgono i cinque-otto più vigorosi, che si legano ai fili; gli altri si tagliano alla base.
- A fine inverno si accorciano le punte dei tralci troppo lunghi e le ramificazioni laterali a due-tre gemme: su queste si formeranno i grappoli.
Raccolta e conservazione
La raccolta è scalare fra luglio e settembre. La mora è matura quando è nera lucida, morbida e si stacca facilmente con il ricettacolo interno; una mora nera ma dura è ancora acida. Il catalogo raccomanda di raccogliere ogni due giorni a piena maturazione: i frutti maturi restano pochi giorni sulla pianta prima di ammuffire o essere attaccati dagli insetti.
Le more fresche si conservano due-tre giorni in frigorifero, senza lavarle fino al momento del consumo. Si congelano benissimo stese su un vassoio e poi raccolte in sacchetti. Sono la base di confetture, sciroppi, crostate e liquori; le foglie giovani essiccate si usano tradizionalmente in infusione.
Avversità e consociazioni
Il catalogo segnala tre avversità principali:
- Afidi — colonie sui germogli primaverili; si contengono con sapone di potassio e favorendo coccinelle e sirfidi.
- Antracnosi — macchie violacee con centro grigio sui tralci giovani, che poi si spaccano. Si previene arieggiando la vegetazione, eliminando i tralci colpiti e con trattamenti rameici a fine inverno.
- Moscerino dei piccoli frutti (Drosophila suzukii) — depone nei frutti maturi, che collassano in pochi giorni. Si limita con raccolta frequente, eliminazione dei frutti danneggiati e reti antinsetto a maglia fine nelle zone più colpite.
Consociazioni favorevoli secondo il catalogo: lampone, con cui condivide la tecnica di coltivazione, e borragine, che attira gli impollinatori. Da evitare la vicinanza di patata, che condivide alcune malattie fungine del terreno, e noce.
Come Ortifera segue la mora
Nel planner la mora è gestita come piccolo frutto perenne: l'app propone l'impianto in autunno o a fine inverno, la legatura dei tralci nuovi in primavera, la pacciamatura prima dell'estate, i promemoria di raccolta ogni due giorni in piena stagione e il taglio dei tralci esausti dopo l'ultima raccolta. La pianta avanza di stadio solo quando confermi cosa è successo davvero in orto: fioritura, primi frutti rossi, prima raccolta.
Domande frequenti
- Che differenza c'è tra la mora di rovo e la mora di gelso?
- Sono piante diverse. La mora di rovo è il frutto di un arbusto del genere Rubus, parente del lampone, ed è quella di questa scheda. La mora di gelso è il frutto di un albero, il gelso (Morus nigra o Morus alba), e ha forma allungata e sapore diverso. Nel linguaggio comune si chiamano entrambe more.
- Come si potano le more?
- Il rovo porta frutti sui tralci di due anni: i tralci nati quest'anno crescono, l'anno prossimo fruttificano e poi seccano. Dopo la raccolta si tagliano a terra i tralci che hanno fruttificato, come indica il catalogo, e si legano ai fili i tralci nuovi più vigorosi, cinque-otto per pianta. Il resto si elimina.
- Le more coltivate diventano infestanti come il rovo selvatico?
- Possono, se lasciate a sé stesse: i tralci che toccano terra radicano all'apice e la pianta si allarga. Allevandole su fili e tagliando ogni anno i tralci in eccesso restano ordinate. Le varietà senza spine sono in genere meno invadenti delle forme selvatiche.
- Perché le more marciscono sulla pianta appena mature?
- Due cause frequenti: la Drosophila suzukii, il moscerino dei piccoli frutti che depone nelle more mature e le fa collassare in pochi giorni, e la muffa grigia nelle estati umide. Raccogliere ogni due giorni, come indica il catalogo, ed eliminare i frutti danneggiati riduce entrambi i problemi.
- Quanto producono le more coltivate?
- Una pianta adulta di una varietà selezionata produce indicativamente da tre a sei chili di more a stagione, con raccolta scalare fra luglio e settembre. Entra in produzione dal secondo anno dopo l'impianto, in linea con i 365-730 giorni indicati dal catalogo.
Guide correlate
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