Pero
Pyrus communis L.
Anche detto: pero comune, pera, piru, pirastru (selvatico)
È l'unico frutto che non va mai raccolto maturo sull'albero: la pera matura in casa, e chi aspetta la trova farinosa. Per il resto è un albero longevo e poco esigente.

- Famiglia botanica
- Rosacee
- Tipo
- Frutto / arborea
- Difficoltà
- facile
- Ore di sole al giorno
- 8 h
- Fabbisogno idrico
- medio
- Distanza fra le piante
- 400 cm
- Profondità di semina
- 5 cm
- Germinazione
- 60-120 giorni
- Semina-raccolta
- 730-1460 giorni
- Temperatura minima tollerata
- -20 °C
- Temperatura ottimale
- 12-26 °C
- Terreno
- profondo, fresco, drenato
Semina
Raccolta
Buone consociazioni
erba-cipollina, tagete
Da evitare vicino
patata
Avversità principali
psilla, carpocapsa, ticchiolatura
Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.
Identità della specie
Il pero europeo è Pyrus communis, famiglia Rosaceae, sottofamiglia Maloideae, la stessa del melo. Albero a foglia caduca, dal portamento naturalmente eretto e piramidale — più slanciato e verticale del melo, che tende invece ad allargarsi.
La specie ha origine nell'Asia Minore e nel Caucaso, da dove è arrivata nel Mediterraneo in epoca preistorica. I Romani la coltivavano già su larga scala: Plinio elencava decine di varietà con nomi propri, e alcune forme di allevamento descritte nei trattati latini sono ancora riconoscibili nei frutteti tradizionali.
Come nel melo, la parte edule è un pomo: il tessuto carnoso deriva dal ricettacolo fiorale. La caratteristica distintiva della pera sono le sclereidi, cellule a parete ispessita sparse nella polpa, responsabili della tipica granulosità percepibile in molte varietà, più marcata vicino al torsolo.
Il Pyrus pyrifolia, la cosiddetta pera nashi giapponese, è una specie diversa: frutti tondi, croccanti, con maturazione sull'albero. Non segue le regole di raccolta descritte qui.
Cosa dice il catalogo Ortifera
Famiglia rosaceae, difficoltà facile, distanza d'impianto 400 cm, esposizione 8 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno profondo, fresco, drenato, temperatura minima tollerata -20 °C, ottimale 12-26 °C, messa a dimora in febbraio, marzo, novembre e dicembre, raccolta in luglio, agosto e settembre, ingresso in produzione fra 730 e 1460 giorni.
Rispetto al melo, il pero tollera cinque gradi in meno di gelo e sopporta due gradi in più di caldo estivo: è leggermente più adatto al centro-sud e leggermente meno alla montagna. Resta comunque un albero di clima temperato, che ha bisogno di un vero inverno per soddisfare il fabbisogno in freddo e fiorire regolarmente.
Le buone consociate indicate sono erba cipollina e tagete: la prima con azione repellente su alcuni afidi, il secondo utile contro i nematodi del terreno e come richiamo per gli insetti pronubi. La patata è segnalata come cattiva consociata sotto chioma, per competizione idrica e nutrizionale nello strato superficiale.
Portinnesto
Come per il melo, la scelta decisiva non è solo la varietà.
- Cotogno (Cydonia oblonga, portinnesti EMA, EMC, BA29): nanizzante, albero contenuto, produzione precoce, frutti spesso più grossi. Due limiti seri: soffre nei terreni calcarei, dove compare clorosi ferrica, e molte varietà di pero sono incompatibili con il cotogno, quindi il vivaio interpone un "intermedio" — una porzione di varietà compatibile fra portinnesto e cultivar. È una cosa da sapere quando si legge l'etichetta.
- Franco (da seme di pero): albero grande, radici profonde, indifferente al calcare, longevo, ma lento a entrare in produzione.
Per un giardino familiare, cotogno. Per un frutteto destinato a durare decenni con poca irrigazione, franco.
Impianto
Si pianta a riposo, nelle finestre indicate. Buca ampia, letame maturo sul fondo mescolato alla terra di scavo, punto d'innesto ben sopra il livello del terreno, compressione, conca e irrigazione d'impianto anche in terreno umido.
Il pero pretende un terreno profondo e fresco: è meno tollerante del melo verso i suoli superficiali e rocciosi, perché la radice tende a scendere. Il drenaggio è comunque essenziale — l'asfissia radicale è una delle cause più comuni di deperimento nei peri di pianura piantati in argilla compatta.
La distanza di 400 cm vale per un albero in forma libera. In filare su cotogno con forma a fuso si scende a 250-300 cm.
Potatura
Il catalogo indica: potare in inverno mantenendo la forma a fuso.
Il fuso è la forma che meglio si adatta al portamento naturalmente eretto del pero: un asse centrale dominante e rami laterali via via più corti salendo, così che la chioma abbia un profilo conico e la luce arrivi anche ai palchi bassi.
Il pero fruttifica su lamburde e dardi, formazioni corte pluriennali che restano produttive per molti anni: non si potano via. La potatura invernale consiste in:
- eliminazione dei rami secchi, malati, incrociati;
- rimozione dei succhioni verticali, particolarmente numerosi nel pero;
- diradamento dei rami interni per aerare;
- contenimento dell'altezza con tagli di ritorno su ramo laterale, non con capitozzature, che stimolano un nuovo getto di succhioni.
Un errore ricorrente è potare troppo: il pero reagisce ai tagli energici con una vegetazione verticale vigorosa e improduttiva, che l'anno successivo obbliga a potare ancora di più. Meglio interventi leggeri e costanti.
Diradamento
Il catalogo lo colloca a giugno, come per il melo, e per gli stessi motivi: frutti più grandi, rami che non si spezzano, gemme a fiore differenziate per l'anno successivo, niente alternanza di produzione.
Si lascia un frutto per mazzetto, eliminando i più piccoli e deformi. Nel pero il diradamento incide molto sul calibro finale: la differenza fra un albero diradato e uno lasciato a sé è visibile a occhio nudo alla raccolta.
Avversità
Psilla del pero (Cacopsylla pyri) — il problema principale, indicato per primo dal catalogo. Piccoli insetti che succhiano linfa e producono melata; ne deriva fumaggine nera, foglie imbrattate, frutti commercialmente compromessi e indeboliti. Il catalogo suggerisce il controllo a inizio primavera: si interviene sulle prime generazioni con sapone molle potassico o olio bianco, e si preserva la fauna utile — Anthocoris nemoralis è il suo predatore naturale più efficace. Concimazioni azotate eccessive favoriscono la psilla perché producono vegetazione tenera: è un punto spesso trascurato.
Carpocapsa (Cydia pomonella) — la stessa del melo, che attacca anche le pere. Trappole a feromoni da maggio, raccolta dei frutti bacati caduti, fasce-trappola sul tronco.
Ticchiolatura del pero (Venturia pyrina) — macchie scure su foglie e frutti, che spaccano e deformano. Si previene con chioma arieggiata e raccolta delle foglie cadute, dove il fungo sverna.
Merita una nota il colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora), non incluso fra i tre principali perché non è ovunque presente, ma grave dove compare: germogli che avvizziscono ripiegandosi a uncino, come bruciati. È soggetto a obbligo di segnalazione fitosanitaria; non si cura con prodotti, si asportano e distruggono le parti colpite tagliando molto al di sotto del sintomo.
Raccolta: il punto in cui il pero è diverso da tutto il resto
Raccolta in luglio, agosto e settembre secondo la varietà, e il catalogo è netto: raccogliere leggermente acerbo e far maturare in casa.
Non è una comodità, è fisiologia. La pera lasciata a maturare sull'albero degrada dall'interno: la polpa attorno al torsolo diventa bruna e granulosa mentre l'esterno è ancora sodo. Quando il frutto cede alla pressione sull'albero, dentro è già oltre.
L'indicatore corretto di raccolta è il distacco: si solleva la pera portandola in posizione orizzontale rispetto al ramo; se il peduncolo si stacca con un gesto leggero, il frutto è pronto per essere colto. Cambia anche il colore di fondo, che vira dal verde erba al verde chiaro o al giallastro.
Da lì la maturazione avviene in casa, a temperatura ambiente, in pochi giorni. Il test di consumo è la pressione al colletto, cioè vicino al peduncolo: se cede lievemente lì, la pera è pronta. La pressione sulla pancia non dice nulla di utile.
Le varietà invernali si conservano al fresco (0-4 °C) per mesi e si portano a temperatura ambiente pochi giorni prima del consumo per completare la maturazione.
Come Ortifera segue il pero
Nell'app il pero è una coltura perenne: resta nell'orto anno dopo anno e il calendario si costruisce sul ciclo dell'albero.
Le attività programmate seguono i dati del catalogo: potatura invernale a fuso, controllo della psilla a inizio primavera, diradamento a giugno, irrigazione secondo il fabbisogno medio nei periodi asciutti, finestra di raccolta fra luglio e settembre con il promemoria della raccolta anticipata.
I valori mostrati nella scheda dentro l'app — distanza, ore di sole, minima tollerata, consociazioni, avversità — sono gli stessi di questa pagina, letti dalla medesima tabella.
Domande frequenti
- Perché le mie pere sono farinose dentro?
- Perché sono state lasciate maturare sull'albero. Il pero è un frutto climaterico particolare: se resta sulla pianta fino a maturazione completa, la polpa degrada dall'interno e diventa granulosa o farinosa prima ancora di ammorbidirsi fuori. Il catalogo lo indica esplicitamente: si raccoglie leggermente acerbo e si lascia maturare in casa, a temperatura ambiente, per pochi giorni.
- Serve un secondo pero per l'impollinazione?
- Nella grande maggioranza dei casi sì, e il catalogo lo segnala nelle note. Le varietà di pero sono in prevalenza autoincompatibili: serve una seconda cultivar con fioritura contemporanea nelle vicinanze. Alcune combinazioni sono inoltre incompatibili fra loro, quindi conviene chiedere in vivaio l'impollinatore consigliato per la varietà scelta anziché affidarsi al caso.
- Che differenza c'è fra pero innestato su cotogno e su franco?
- Il cotogno è un portinnesto nanizzante: albero piccolo (2,5-3,5 m), produzione precoce dal terzo anno, ma radici superficiali, necessità di irrigazione regolare e sofferenza nei terreni calcarei, dove causa clorosi. Il franco dà un albero grande e longevo, resistente alla siccità e al calcare, ma le prime pere arrivano al quinto-sesto anno. Per il giardino familiare con spazio limitato il cotogno resta la scelta più pratica.
- Cosa è la melata appiccicosa sulle foglie del pero?
- È il segno della psilla (Cacopsylla pyri), il primo dei parassiti indicati dal catalogo. Gli stadi giovanili succhiano linfa ed emettono abbondante melata zuccherina, su cui si sviluppa poi la fumaggine nera che annerisce foglie e frutti. Il catalogo suggerisce di controllarla a inizio primavera: è quello il momento in cui si interviene, prima che le colonie esplodano.
- Quanto vive un pero?
- Molto più di un melo. Un pero su franco, in terreno profondo, supera facilmente i cinquant'anni e ne esistono di secolari ancora produttivi. Su cotogno la vita utile si riduce a venti-trent'anni. Il catalogo indica ingresso in produzione fra 730 e 1460 giorni, cioè due-quattro anni secondo il portinnesto: è un albero che si pianta con un orizzonte lungo.
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