Porro

Allium ampeloprasum L. var. porrum (L.) J.Gay

Anche detto: porro d'inverno, puerro, porru, porrata

L'ortaggio che resta in campo tutto l'inverno: come si semina, perché il trapianto va fatto in solco profondo e come si ottiene un fusto bianco lungo venti centimetri.

Fila di porri con fusto bianco e foglie verde-azzurre in un orto autunnale
Famiglia botanica
Liliacee e Amarillidacee
Tipo
Ortaggio
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
6 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
15 cm
Profondità di semina
1 cm
Germinazione
14-21 giorni
Semina-raccolta
150-200 giorni
Temperatura minima tollerata
-10 °C
Temperatura ottimale
12-22 °C
Terreno
sciolto e profondo

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

gen
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Buone consociazioni

carota, sedano

Da evitare vicino

fagiolo, pisello

Avversità principali

mosca del porro, tignola

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il porro è Allium ampeloprasum var. porrum, famiglia Amaryllidaceae, sottofamiglia Allioideae: lo stesso genere di aglio, cipolla, scalogno ed erba cipollina. La specie di appartenenza, Allium ampeloprasum, comprende anche l'aglio elefante e il kurrat egiziano.

Quello che si mangia non è un bulbo ma uno pseudofusto: un cilindro compatto formato dalle guaine fogliari sovrapposte, che parte da una piccola piastra basale da cui si dipartono le radici. Le foglie sono nastriformi, piatte, disposte su un piano, di colore che va dal verde intenso al glauco marcato secondo la varietà. È una pianta biennale: nel secondo anno emette uno scapo alto fino a 1,5 m con un'ombrella sferica di fiori rosa-lilla molto visitata dagli impollinatori.

La struttura a guaine spiega tutto della sua coltivazione. Ogni centimetro di guaina cresciuto al buio resta bianco e tenero; ogni centimetro esposto alla luce diventa verde e fibroso. La tecnica colturale del porro consiste essenzialmente nel gestire questa distinzione.

Storia e diffusione

Il porro è coltivato da almeno quattromila anni nel bacino orientale del Mediterraneo. Nelle pitture tombali egizie compare accanto a cipolle e agli, e testi assiri e sumeri ne registrano le razioni. Gli autori latini lo conoscevano bene: Plinio il Vecchio distingue il porrum capitatum, coltivato per il bulbo, dal porrum sectivum, tagliato ripetutamente per le foglie, e riferisce la nota preferenza di Nerone, che secondo la tradizione lo consumava in quantità ritenendolo benefico per la voce — da cui il soprannome Porrophagus.

Il porro ha però una seconda vita, più settentrionale. In Galles è emblema nazionale, indossato il giorno di San Davide, con una tradizione che le fonti gallesi fanno risalire a una battaglia altomedievale contro i Sassoni; Shakespeare vi allude nell'Enrico V. In Francia, Belgio e Paesi Bassi è pilastro della cucina invernale.

In Italia la coltivazione è diffusa in tutte le regioni, con alcune produzioni locali riconosciute: il porro di Cervere in Piemonte, dolce e con parte bianca molto lunga, coltivato sui terreni sabbiosi della zona; il porro lungo della Riviera Ligure; il porro di Carmagnola. La stagionalità italiana copre di fatto tutto l'anno, con concentrazione autunno-invernale.

Semina, trapianto, rincalzatura

Il catalogo Ortifera indica semina a febbraio, marzo, aprile e agosto, raccolta da agosto a dicembre, con un ciclo di 150-200 giorni, distanza 15 cm, profondità di semina 1 cm e germinazione in 14-21 giorni.

Semenzaio

La semina in semenzaio è la norma. Si semina fitto in cassone o in vaso profondo, a 1 cm, e si lascia crescere la piantina fino allo spessore di una matita — circa 15-20 cm di altezza, 6-8 settimane. La germinazione è lenta (2-3 settimane) e va tenuta costantemente umida: è la fase in cui più spesso si perde la coltura.

Trapianto in solco

È l'operazione decisiva. Il metodo tradizionale, ancora il migliore:

  1. Si apre un solco profondo 15-20 cm lungo la fila.
  2. Si accorciano radici a 2-3 cm e foglie di un terzo.
  3. Si praticano fori verticali profondi 10-15 cm sul fondo del solco, distanti 15 cm, con un piantatoio o un bastone.
  4. Si cala la piantina nel foro senza rincalzare: si riempie il foro d'acqua e si lascia che il terreno collassi naturalmente attorno alle radici.
  5. Man mano che la pianta cresce, si riempie progressivamente il solco.

Il senso di questa procedura è che il fusto si trova fin dall'inizio in profondità, quindi al buio, e quindi bianco.

Rincalzatura

Terminato il riempimento del solco si passa alla rincalzatura vera e propria: ogni 3-4 settimane si accosta terra al fusto per altri 3-5 cm, avendo cura di non far cadere terra dentro il ciuffo di foglie — sarebbe terra fra le guaine, cioè porro sabbioso in cucina. Alcuni orticoltori usano un collare di cartone o un tubo attorno al fusto: stesso risultato, senza il rischio di sporcare il cuore.

Terreno, acqua, concimazione

Il catalogo indica terreno sciolto e profondo e fabbisogno idrico medio. Le due cose sono legate: le rincalzature richiedono un terreno che si lavori facilmente e non faccia crosta, e un suolo argilloso e compatto produce porri corti e storti.

Il porro tollera bene i terreni ricchi di sostanza organica e, a differenza di aglio e cipolla, sopporta anche il letame maturo interrato all'impianto. È una coltura esigente in azoto per tutta la prima fase, che poi va ridotto in autunno per non produrre tessuti teneri esposti al gelo. Il pH ottimale è 6,5-7,5.

L'acqua deve essere regolare durante la crescita estiva, soprattutto nelle settimane successive al trapianto; in autunno-inverno le piogge sono normalmente sufficienti. Le temperature: minimo -10 °C, ottimale 12-22 °C.

Consociazioni e rotazione

Il catalogo Ortifera indica come buone consociate carota e sedano, e come sconsigliati fagiolo e pisello.

La consociazione porro-carota è una delle poche con un fondamento sperimentale solido: la mosca della carota (Psila rosae) e la mosca del porro si orientano prevalentemente con l'olfatto, e la vicinanza delle due colture confonde entrambe. Il beneficio è parziale, non sostituisce le reti, ma è misurabile e documentato in prove di campo europee.

L'incompatibilità con le leguminose è la classica regola dell'orticoltura tradizionale: gli essudati solforati delle Allium interferiscono con i rizobi che formano le nodosità radicali di fagioli e piselli, riducendone la fissazione dell'azoto. È un effetto di entità modesta ma sufficiente per tenerli su file separate.

In rotazione il porro rientra nel gruppo delle Allium: non deve seguire aglio, cipolla o scalogno, e va ripetuto sulla stessa parcella non prima di 3-4 anni. Il motivo principale sono i patogeni terricoli persistenti, in particolare Sclerotium cepivorum (marciume bianco), i cui sclerozi restano vitali nel suolo per oltre un decennio.

Un pregio pianificatorio: essendo raccolto in pieno inverno, il porro occupa l'aiuola in un periodo in cui poco altro cresce, e la libera in tempo per le semine primaverili.

Avversità

Mosca minatrice del porro (Phytomyza gymnostoma) — Il problema numero uno. Segnalata in Italia dai primi anni Duemila, si è diffusa rapidamente in tutta la penisola. Due generazioni: volo primaverile (marzo-maggio) e volo autunnale (settembre-novembre), quest'ultimo il più dannoso. Sintomi: file regolari di punture bianche allineate sulla foglia (le punture di nutrizione della femmina), poi gallerie nel fusto, poi pupari bruni a barilotto di 3-4 mm fra le guaine. Le piante colpite marciscono in conservazione.

La difesa efficace è una sola: rete anti-insetto a maglia 0,8 mm, posata prima dell'inizio dei voli e mantenuta per tutto il periodo. Si aggiungono: distruzione (non compostaggio) dei residui infestati, rotazione lunga, e allontanamento spaziale dalle parcelle Allium dell'anno precedente.

Tignola del porro (Acrolepiopsis assectella) — Farfallina notturna le cui larve minano le foglie dall'interno scendendo verso il cuore, che marcisce. Tre generazioni all'anno. Stessa difesa: rete, e raccolta manuale delle larve visibili aprendo le foglie danneggiate.

Ruggine del porro (Puccinia allii) — Pustole arancio-ruggine polverulente sulla superficie fogliare, favorite da umidità elevata, temperature miti e concimazioni azotate abbondanti. Estetica più che devastante nella maggior parte dei casi, ma su attacchi forti riduce la crescita. Contenimento: eliminazione delle foglie più colpite, riduzione dell'azoto, spaziature ampie, evitare l'irrigazione sulla chioma.

Marciume bianco (Sclerotium cepivorum) — Fungo terricolo grave. Marciume molle della base con feltro bianco e piccoli sclerozi neri simili a semi di papavero. Non ha rimedio curativo: si gestisce solo con rotazioni molto lunghe e non introducendo terra o piantine da parcelle infette.

Raccolta e conservazione

Il porro non ha un momento unico di raccolta: si estrae quando serve, dal momento in cui il fusto raggiunge un diametro utile (2-3 cm) fino a fine inverno. Si scalza con la forca vangatoria prima di tirare, altrimenti il fusto si spezza lasciando la base in terra.

La conservazione migliore è in campo: il porro sopporta il gelo e resta commestibile per mesi. Dove il terreno gela in profondità si può pacciamare con paglia per poterlo estrarre anche a gennaio. Raccolto, si conserva in frigorifero 2-3 settimane avvolto senza chiusura ermetica, oppure interrato in sabbia umida in cantina, in verticale, per 1-2 mesi. Si congela bene, affettato e sbollentato 2 minuti.

Nota di pulizia: il porro va tagliato longitudinalmente e sciacquato fra le guaine, perché terra e sabbia si infilano fra gli strati durante le rincalzature. È l'unico prezzo da pagare per la parte bianca lunga.

Come Ortifera segue il porro

Nel piano colturale il porro è registrato con distanza 15 cm, semina a 1 cm, ciclo 150-200 giorni e finestre di semina febbraio-aprile e agosto. Le attività ricorrenti tipiche di questa specie — rincalzatura ogni tre-quattro settimane, posa e controllo della rete anti-insetto nei periodi di volo, raccolta scalare invernale — sono ciò che distingue un porro con venti centimetri di bianco da un porro con cinque.

È una coltura in cui l'errore più comune non è tecnico ma di calendario: si semina tardi, si trapianta in superficie, non si rincalza, e a dicembre si raccoglie una pianta corta e verde. La sequenza corretta è lunga ma composta di operazioni semplici, ripetute con costanza.

Domande frequenti

Come si ottiene la parte bianca lunga nel porro?
La parte bianca è semplicemente il fusto cresciuto al buio: dove non arriva luce, il tessuto non produce clorofilla. Si ottiene con due tecniche combinate. La prima è il trapianto in solco profondo 15-20 cm, riempito gradualmente mentre la pianta cresce. La seconda è la rincalzatura: ogni tre-quattro settimane si porta terra attorno al fusto per altri 3-5 cm. Con entrambe si arriva senza difficoltà a 20-25 cm di bianco.
Quando si semina il porro?
Ci sono due finestre. La semina di fine inverno-primavera, da febbraio ad aprile in semenzaio protetto, porta a porri raccolti da agosto in avanti. La semina di agosto, in pieno campo o in semenzaio, dà porri da raccogliere tra febbraio e aprile dell'anno successivo. Il ciclo è lungo — 150-200 giorni dalla semina — e questo va messo in conto nella pianificazione dell'aiuola.
Il porro resiste al gelo?
Sì, ed è una delle colture più rustiche dell'orto: le varietà invernali sopportano fino a -10 °C senza protezione e in molte zone d'Italia restano in campo da novembre a marzo. Anzi, il freddo migliora il sapore, perché la pianta converte parte degli amidi in zuccheri. La pratica corretta è raccogliere man mano che serve, lasciando il resto in terra: il campo è il miglior magazzino per questa specie.
Cos'è la mosca del porro e come si riconosce?
La mosca minatrice del porro (Phytomyza gymnostoma) è oggi il problema principale della coltura in Italia. Le larve scavano gallerie nel fusto e vi svernano come pupari, piccoli barilotti bruni di 3-4 mm visibili sfogliando le guaine. La pianta colpita mostra file di punture bianche allineate sulla foglia, deformazioni e marciumi secondari. Ha due generazioni: una in primavera (marzo-maggio) e una in autunno (settembre-novembre). L'unica difesa realmente efficace è la rete anti-insetto da 0,8 mm nei periodi di volo.
Si può trapiantare il porro accorciando radici e foglie?
Sì, ed è la pratica tradizionale corretta. Al trapianto si spuntano le radici a circa 2-3 cm e le foglie di un terzo. Si riduce la traspirazione mentre l'apparato radicale si riattiva e si stimola l'emissione di nuove radici. La piantina va calata verticalmente nel foro, senza compattare terra attorno: basta riempire il buco con acqua e lasciare che il terreno si assesti da solo.
Perché il porro fa il fiore?
Perché è biennale: se la pianta subisce un periodo di freddo prolungato quando ha già raggiunto una certa dimensione (vernalizzazione), interpreta il segnale come fine del primo anno e in primavera emette lo scapo fiorale. Il fusto diventa allora duro e legnoso al centro. Si previene evitando semine troppo precoci che portano piante grandi al freddo invernale e scegliendo varietà invernali selezionate per la resistenza alla prefioritura.

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