Susino

Prunus domestica L. / Prunus salicina Lindl.

Anche detto: prugno, susina, prugna, brugna, damaschino

Il più indulgente degli alberi da frutto: regge -20 °C, fruttifica in due o tre anni e chiede poco. L'unico errore comune è non diradare i frutti, con i rami che si spezzano.

Susine viola mature con pruina chiara sui rami di un susino in un frutteto italiano
Famiglia botanica
Rosacee
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
7 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
400 cm
Profondità di semina
5 cm
Germinazione
60-120 giorni
Semina-raccolta
730-1095 giorni
Temperatura minima tollerata
-20 °C
Temperatura ottimale
15-28 °C
Terreno
profondo, fresco, drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

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Buone consociazioni

tagete, calendula, erba-cipollina

Da evitare vicino

patata

Avversità principali

afide farinoso, monilia, cidia

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Sotto il nome "susino" ricadono due specie diverse, entrambe Rosaceae, entrambe genere Prunus — lo stesso di pesco, ciliegio e albicocco — e con esigenze abbastanza vicine da essere trattate insieme, ma con differenze che contano al momento dell'acquisto.

Susino europeo (Prunus domestica): originato in Asia Minore e Caucaso, è una specie esaploide nata probabilmente dall'incrocio fra Prunus spinosa, il prugnolo selvatico, e Prunus cerasifera, il mirabolano. Frutti ovali, polpa soda, spesso spicca — cioè che si stacca dal nocciolo. Comprende le Regina Claudia, le Stanley, le prugne d'Ente da cui si ottengono le prugne secche.

Susino cino-giapponese (Prunus salicina): originario della Cina, diffuso in Giappone e da lì in Occidente a fine Ottocento. Frutti tondi, grossi, molto succosi, polpa aderente al nocciolo, fioritura precocissima.

Il frutto è una drupa con un caratteristico solco longitudinale e uno strato ceroso superficiale, la pruina, che protegge dalla disidratazione e dai patogeni. Non va rimossa: fa parte del meccanismo di conservazione del frutto.

Cosa dice il catalogo Ortifera

Famiglia rosaceae, difficoltà facile, distanza d'impianto 400 cm, esposizione 7 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno profondo, fresco, drenato, temperatura minima tollerata -20 °C, ottimale 15-28 °C, messa a dimora in febbraio, marzo, novembre e dicembre, raccolta in luglio e agosto, ingresso in produzione fra 730 e 1095 giorni.

È l'albero da frutto più accomodante del gruppo dei Prunus: due-tre anni all'ingresso in produzione come il pesco, ma con la rusticità di melo e pero e senza l'obbligo di potatura annuale rigorosa. Le 7 ore di sole richieste, una in meno di melo, pero e pesco, lo rendono l'unico fra questi compatibile con posizioni parzialmente ombreggiate durante parte della giornata.

Le buone consociate indicate sono tagete, calendula ed erba cipollina; la patata è segnalata come cattiva vicina, per la condivisione di patogeni del terreno e la competizione superficiale.

Impianto

Si pianta a riposo, nelle finestre indicate dal catalogo. Buca ampia, letame maturo o compost sul fondo mescolato alla terra di scavo, punto d'innesto ben sopra il livello finale del terreno, compressione, conca e irrigazione d'impianto.

Il susino tollera i terreni più difficili rispetto agli altri Prunus: sopporta suoli tendenzialmente argillosi e una certa presenza di calcare meglio del pesco, purché il drenaggio sia accettabile. È, insieme al melo, l'albero da frutto più adatto a chi non ha un terreno ideale.

Il portinnesto più usato per le europee è il mirabolano (Prunus cerasifera), rustico e adattabile, che dà alberi di medio vigore; per contenere le dimensioni si usano portinnesti nanizzanti tipo Pixy o San Julian.

Vale anche qui la regola del reimpianto: non si mette un susino dove c'era un altro Prunus, per stanchezza del suolo.

Impollinazione

Punto da chiarire prima dell'acquisto, perché le due specie non si aiutano fra loro.

Le europee comprendono varietà autofertili — Stanley, Président, alcune Regina Claudia — che producono anche piantate da sole. Sono la scelta ovvia per chi ha spazio per un solo albero.

Le cino-giapponesi sono nella quasi totalità autosterili e vanno impollinate da un'altra cino-giapponese: fioriscono da due a tre settimane prima delle europee, quindi un susino europeo nelle vicinanze non risolve nulla.

Le consociate floreali indicate dal catalogo — calendula e tagete — hanno senso proprio in questa logica: mantengono impollinatori attivi nell'area durante la fioritura.

Potatura

Il catalogo indica: potare a fine inverno eliminando i rami interni.

Il susino fruttifica su dardi e brindilli pluriennali oltre che sui rami dell'anno precedente: la zona produttiva non si sposta rapidamente verso l'esterno come nel pesco, quindi non serve una potatura di rinnovo altrettanto energica. Basta una manutenzione annuale leggera:

  • rimozione dei rami secchi, malati o incrociati;
  • diradamento della parte interna, che nel susino tende a infittirsi molto, con perdita di luce e ristagno di umidità;
  • eliminazione dei polloni radicali, che il susino produce in abbondanza, specialmente su portinnesto mirabolano: vanno staccati al punto di inserzione, non tagliati a raso, altrimenti ripartono più numerosi;
  • contenimento dei rami troppo lunghi che si piegherebbero sotto il carico.

Come per tutti i Prunus, meglio pochi tagli piccoli che pochi tagli grossi: le ferite ampie favoriscono la gommosi.

Diradamento

Il catalogo lo indica esplicitamente: diradare i frutti per non spezzare i rami.

È l'operazione che nel susino viene saltata più spesso, con due conseguenze immediate: frutti piccoli e acidi, e rami spezzati sotto il peso. Ogni rottura è anche una ferita che apre la strada alla monilia.

Si interviene dopo la cascola naturale, a inizio estate, lasciando un frutto ogni 5-8 centimetri di ramo ed eliminando i più piccoli, deformi o già segnati.

Avversità

Afide farinoso del susino (Hyalopterus pruni) — colonie ricoperte di cera biancastra sulla pagina inferiore delle foglie, che si arrotolano; abbondante melata con fumaggine a seguire. Si contiene intervenendo presto con sapone molle potassico, evitando eccessi di azoto e conservando la fauna utile. Ha come ospite secondario le canne palustri: la vicinanza di canneti aumenta la pressione.

Monilia (Monilinia spp.) — disseccamento dei mazzetti fiorali in primavera e marciume dei frutti in maturazione, con muffa a cerchi concentrici e frutti mummificati che restano attaccati. Contromisure: eliminare i mummificati, tenere la chioma arieggiata, diradare (i frutti a contatto si contagiano), non ferire i frutti in raccolta.

Cidia del susino (Grapholita funebrana) — la larva penetra nel frutto e scava verso il nocciolo, lasciando un foro con fuoriuscita di gomma. È l'analogo della carpocapsa nelle pomacee. Si gestisce con trappole a feromoni per il monitoraggio dei voli da maggio e con la raccolta sistematica dei frutti bacati caduti, che interrompe il ciclo.

Una menzione a parte merita la Sharka (Plum pox virus), virosi grave e soggetta a normativa fitosanitaria: macchie e anelli clorotici su foglie e frutti, che diventano deformi e immangiabili. Non esiste cura; si previene acquistando materiale vivaistico certificato e controllando gli afidi, che sono i vettori.

Raccolta, essiccazione e conservazione

Raccolta in luglio e agosto, con l'indicatore che il catalogo mette in chiaro: raccogliere quando la pruina è uniforme. Una pruina completa e regolare su tutta la superficie, insieme al colore di fondo pieno e a una lieve cedevolezza, indica la maturazione.

Si raccoglie con il peduncolo, senza strofinare la superficie, perché la pruina asportata accorcia sensibilmente la conservazione.

Le cino-giapponesi si consumano fresche entro pochi giorni; in frigorifero reggono una settimana scarsa.

Le europee sono molto più versatili, ed è il punto che le note del catalogo sottolineano:

  • fresche: fino a due-tre settimane a 0-2 °C;
  • essiccate: le varietà a polpa soda e alto tenore zuccherino (prugne d'Ente, Stanley) si seccano intere o a metà, al sole o in essiccatore a 55-60 °C, e si conservano un anno;
  • confetture e mostarde: il contenuto in pectina è buono e consente cotture brevi;
  • congelate: denocciolate e a metà, ottime per cotture invernali.

Come Ortifera segue il susino

Nell'app il susino è una coltura perenne: resta nell'orto anno dopo anno e le attività seguono il ciclo dell'albero anziché una semina.

Il calendario programmato deriva dai dati del catalogo: potatura di fine inverno con diradamento della parte interna, controllo degli afidi a inizio primavera, diradamento dei frutticini a inizio estate, irrigazione secondo il fabbisogno medio nei periodi asciutti, raccolta fra luglio e agosto, rimozione dei frutti mummificati a fine stagione.

Distanza, ore di sole, minima tollerata, consociazioni e avversità che compaiono nella scheda dentro l'app sono gli stessi valori di questa pagina, letti dalla medesima tabella.

Domande frequenti

Che differenza c'è fra susine europee e cino-giapponesi?
Le europee (Prunus domestica) hanno frutti ovali, spesso viola o gialli, polpa soda che si stacca dal nocciolo, fioritura più tardiva e ottima attitudine all'essiccazione e alla conservazione: sono le prugne da seccare. Le cino-giapponesi (Prunus salicina) hanno frutti tondi e grossi, polpa succosa aderente al nocciolo, fioritura molto precoce e maggior rischio di gelate tardive. Il catalogo lo indica nelle note: le europee si conservano meglio.
Serve un secondo susino?
Dipende dal tipo. Fra le europee esistono varietà autofertili, che fruttificano da sole. Le cino-giapponesi sono quasi tutte autosterili e richiedono un'altra varietà cino-giapponese con fioritura contemporanea: un'europea non le impollina, perché fioriscono in momenti diversi. In vivaio conviene sempre chiedere se la varietà scelta è autofertile.
Cosa è la polvere bianca sulle susine?
È la pruina, uno strato ceroso naturale prodotto dal frutto che lo protegge dalla disidratazione e dai patogeni. Non è un residuo di trattamenti e non va lavata via prima della conservazione. Il catalogo la usa anzi come indicatore di raccolta: si raccoglie quando la pruina è uniforme su tutto il frutto.
Perché i rami del susino si spezzano?
Perché è carico oltre le sue possibilità. Il susino allega in modo abbondante e i rami, che sono relativamente sottili, non reggono il peso. Il catalogo indica proprio di diradare i frutti per non spezzare i rami: si eliminano i frutticini in eccesso lasciandone uno ogni 5-8 centimetri. Ogni ramo spezzato è anche una ferita aperta per la monilia.
Le susine maturano dopo la raccolta?
Ammorbidiscono, ma non diventano più dolci. Come tutte le drupe, la susina smette di accumulare zuccheri nel momento in cui viene staccata. Raccolta acerba resta acida anche dopo aver ceduto alla pressione. Per questo conta l'indicatore della pruina uniforme e del colore di fondo pieno, non la sola consistenza.

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