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Tignola del pomodoro (Tuta absoluta): riconoscerla e fermarla nelle ultime settimane di produzione

La tignola del pomodoro raggiunge il picco di popolazione fra la fine di luglio e la metà di settembre, quando la pianta è carica di frutti e l'intervallo fra un raccolto e l'altro è di pochi giorni. È il momento peggiore per accorgersene e il momento in cui la maggior parte degli orti domestici la scopre: non dalle foglie, che mostrano i sintomi da settimane, ma dai primi pomodori bucati. Questa guida spiega come leggere le mine fogliari prima che l'insetto passi ai frutti, come distinguerle da danni simili e quali interventi restano praticabili quando si raccoglie ogni due giorni.

Foglia di pomodoro con mine fogliari trasparenti e irregolari causate da Tuta absoluta, orto italiano di fine luglio

Fra la fine di luglio e la metà di settembre la tignola del pomodoro, Tuta absoluta, raggiunge in Italia le densità più alte dell'anno. È la conseguenza diretta di come si comporta la specie: ogni generazione si chiude in venticinque-trenta giorni a 25 °C e in poco più di venti a 30 °C, con dieci-dodici generazioni sovrapposte in una stagione. Le popolazioni partite in maggio, quando la coltura era appena trapiantata e il danno passava inosservato, arrivano ad agosto moltiplicate per diversi ordini di grandezza, e lo fanno esattamente quando la pianta è carica di frutti in maturazione.

Il problema pratico per chi coltiva in orto domestico non è tanto la difesa in sé, che è tecnicamente possibile, quanto la diagnosi tardiva. La tignola si vede sulle foglie da settimane prima di comparire sui frutti, ma i sintomi fogliari vengono quasi sempre attribuiti ad altro — caldo, carenze, "vecchiaia" della pianta — e il problema viene riconosciuto solo al primo pomodoro aperto e trovato bucato. A quel punto la generazione in corso è già completa e l'intervento arriva su larve troppo mature per essere raggiunte.

Che insetto è, e perché conta conoscerne il ciclo

Tuta absoluta è un microlepidottero della famiglia Gelechiidae, originario del Sud America e arrivato in Europa nel 2006 attraverso la Spagna. In Italia è presente in modo stabile e diffuso dal 2008-2009 su tutto il territorio, con svernamento regolare al Centro-Sud e nelle zone costiere e svernamento in ambienti protetti al Nord.

L'adulto è una farfallina lunga sei-sette millimetri, grigio-argentea con punteggiature scure, con antenne lunghe quanto il corpo. È crepuscolare e notturno: di giorno resta immobile sulla pagina inferiore delle foglie ed è praticamente invisibile a chi non la cerca. Una femmina depone fra le duecento e le trecento uova nell'arco della sua vita, singolarmente, prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie giovani e sui sepali dei frutti in formazione.

Le uova, ovali e lunghe meno di mezzo millimetro, schiudono in quattro-sei giorni con il caldo estivo. La larva neonata penetra immediatamente nel tessuto e trascorre tutto lo sviluppo — quattro età larvali, dieci-quindici giorni ad agosto — all'interno di foglia, fusto o frutto. Questa è la ragione tecnica per cui la difesa insetticida contro questa specie è difficile: la larva è protetta dal tessuto vegetale per tutto il periodo in cui provoca il danno, e solo la larva di prima età, nelle prime ore dopo la schiusa, è realmente esposta.

L'impupamento avviene nel terreno, nelle mine o sulla superficie fogliare, e dura una settimana circa. In un orto italiano di pianura, questo significa che fra la deposizione dell'uovo e il volo della generazione successiva passano fra i venti e i trenta giorni. Ad agosto le generazioni non sono più separabili: si osservano contemporaneamente uova, larve di tutte le età, pupe e adulti.

La ricaduta operativa è una sola: non esiste un "trattamento risolutivo" da fare una volta. Esiste una gestione a cadenza fissa che deve iniziare prima che il danno sia evidente, e che ad agosto serve soprattutto a limitare la quota di frutti persi.

Riconoscere il danno: tre livelli di sintomo

Livello 1 — le mine fogliari

Il sintomo che compare per primo, e con largo anticipo, è la mina fogliare. La larva scava fra le due epidermidi della foglia, consumando il mesofillo e lasciando intatte le pellicole superiore e inferiore. Il risultato è una chiazza traslucida, quasi trasparente in controluce, di forma irregolare, che con il tempo dissecca e diventa bruna e cartacea.

I caratteri che identificano la mina di Tuta absoluta e la distinguono da altre sono tre:

  • la forma a chiazza, non a serpentina. La mina si allarga in tutte le direzioni dal punto di ingresso, formando un'area estesa e angolosa, spesso delimitata dalle nervature secondarie;
  • la presenza di escrementi all'interno della mina, visibili come granuli neri raggruppati, spesso concentrati verso il punto di ingresso;
  • la posizione preferenziale sulle foglie giovani e medie, nella parte alta e media della pianta, mentre le minatrici del genere Liriomyza si concentrano tipicamente sulle foglie basali più vecchie.

Una foglia con più mine confluenti perde completamente funzionalità. Su una pianta con attacco severo si arriva a perdere fra il 30 e il 50 per cento della superficie fotosintetica: la pianta non muore, ma i frutti in maturazione restano più piccoli e meno zuccherini, e la maturazione rallenta.

Livello 2 — gallerie su fusto e germogli

Meno frequente ma diagnosticamente importante. La larva può penetrare nel fusto, nei piccioli e nei germogli apicali, scavando gallerie longitudinali. Il sintomo esterno è un piccolo foro con escrementi in prossimità, e nei casi gravi il ripiegamento o l'appassimento del germoglio apicale. Su piante allevate a un solo fusto, il danno all'apice compromette la crescita in altezza e la formazione dei palchi successivi.

Livello 3 — fori nei frutti

È il danno che rende la produzione inutilizzabile, ed è l'ultimo a comparire. La larva penetra in genere sotto il calice o al punto di attacco del peduncolo, dove la buccia è più tenera, e scava gallerie nella polpa riempiendole di escrementi. Il foro di ingresso è netto e piccolo, uno-due millimetri, e su un frutto ancora verde è facile non notarlo.

Il problema principale non è il danno diretto, che interessa una porzione limitata del frutto, ma l'ingresso di marciumi secondari: batteri e funghi colonizzano rapidamente la galleria e in due-tre giorni con temperature estive il pomodoro marcisce internamente, restando apparentemente sano dall'esterno. È il motivo per cui molti raccolgono frutti che sembrano perfetti e li trovano marci al taglio.

Distinguere il danno da quello di altri parassiti estivi

Ad agosto sui pomodori operano contemporaneamente più fitofagi, e la diagnosi corretta cambia completamente la strategia di intervento.

Danno osservatoTuta absolutaNottua (Helicoverpa)Cimice asiaticaLiriomyza
Mine sulle foglieChiazze irregolari con escrementiAssenti (rosura marginale)AssentiGallerie serpentine sottili
Foro nel frutto1-2 mm, netto, presso il calice3-5 mm, con escrementi esterniNessun foro visibileNessuno
Interno del fruttoGallerie con escrementi neriCavità ampia, larva grossaPolpa spugnosa biancastraIntegro
Danno al fustoGallerie interne possibiliRara rosuraNessunoNessuno
Dimensione larva6-9 mm, verde-rosata20-40 mm, variabileNessuna larva (adulti e neanidi)2-3 mm, apoda, gialla

Un errore comune consiste nell'attribuire alla tignola le decolorazioni fogliari da carenza o da stress termico. La differenza è immediata al tatto e in controluce: la mina è un'area di tessuto assente, la foglia in quel punto è una pellicola secca; la carenza o lo stress lasciano il tessuto integro, solo scolorito.

Piano di difesa praticabile in orto domestico

Monitoraggio con trappole a feromoni

L'installazione di una trappola a delta o a vaschetta con feromone sessuale specifico per Tuta absoluta è il singolo intervento con il miglior rapporto fra costo e informazione ottenuta. Una trappola per orto domestico è sufficiente, posizionata a livello della vegetazione, in posizione riparata dal vento diretto.

Il conteggio va fatto due volte a settimana, sempre negli stessi giorni. La soglia operativa comunemente utilizzata in agricoltura professionale è di venti-trenta catture per trappola a settimana: al di sotto la popolazione è tollerabile, al di sopra è opportuno intervenire. Nell'orto domestico la soglia va interpretata come indicatore di tendenza più che come valore assoluto: un raddoppio delle catture da una settimana all'altra indica una nuova generazione in volo, e le larve giovani, cioè il bersaglio utile, compariranno cinque-otto giorni dopo.

Il feromone va sostituito secondo le indicazioni del produttore, di norma ogni quattro-sei settimane, altrimenti le catture calano per esaurimento dell'attrattivo e non per riduzione della popolazione — un falso negativo che porta a sospendere i trattamenti nel momento sbagliato.

Rimozione manuale del tessuto colpito

Su una scala di orto domestico, la rimozione delle foglie con mine attive è concretamente efficace, perché elimina fisicamente le larve prima che completino lo sviluppo. Va fatta a cadenza settimanale, controllando la parte medio-alta della pianta e asportando le foglie con mine ancora traslucide (larva presente) e lasciando quelle con mine già brune e secche (larva uscita).

Il materiale asportato va chiuso in un sacco e allontanato. Lasciarlo a terra fra le file è controproducente: la larva completa lo sviluppo nella foglia staccata e la pupa si sviluppa regolarmente nel terreno sottostante.

Va evitata la defogliazione eccessiva. Ad agosto, con irraggiamento intenso, togliere troppe foglie espone i frutti a scottature solari, che producono aree biancastre e coriacee sul lato esposto. La regola pratica è non asportare più di due-tre foglie per pianta a settimana e non scoprire mai i grappoli in maturazione.

Bacillus thuringiensis a cadenza regolare

Il Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki è il fondamento della difesa in regime biologico contro i lepidotteri, tignola inclusa, con i limiti già descritti: agisce per ingestione, colpisce solo larve giovani, non ha azione su uova, pupe e adulti.

Le condizioni che ne determinano l'efficacia sono operative più che di prodotto:

  • applicazione al tramonto o dopo, perché la radiazione ultravioletta degrada le tossine cristalline in poche ore. Un trattamento fatto alle undici del mattino perde gran parte dell'attività prima che le larve ingeriscano il prodotto;
  • bagnatura accurata della pagina inferiore delle foglie, dove si concentrano deposizioni e larve neonate. Un trattamento dato solo dall'alto raggiunge una frazione minima del bersaglio;
  • cadenza di sette-dieci giorni durante tutto il periodo di volo, riducibile a cinque-sette giorni in caso di catture elevate. Un'applicazione singola non produce risultati misurabili;
  • acqua di miscela con pH vicino alla neutralità. Acque molto alcaline, comuni in diverse zone italiane, riducono la stabilità della sospensione: dove l'acqua è dura conviene usarla appena prelevata e trattare subito dopo la preparazione.

Dove il Btk non basta e la coltura è in piena produzione, lo spinosad rappresenta l'alternativa ammessa in biologico con maggiore efficacia sulle larve. Va usato con parsimonia e non più di due-tre volte per stagione, sia per il rischio di resistenza, ampiamente documentato su questa specie in areali a uso intensivo, sia perché è tossico per gli insetti impollinatori: l'applicazione va fatta a fine giornata, quando bombi e api non sono più in attività.

Interventi agronomici che riducono la pressione

Alcune pratiche riducono la popolazione della stagione successiva più di qualsiasi trattamento fatto ad agosto:

  • eliminazione completa dei residui colturali a fine ciclo. I fusti e le foglie lasciati nell'orto ospitano pupe che svernano e ricostituiscono la popolazione l'anno seguente. Vanno rimossi entro pochi giorni dall'espianto, non a novembre;
  • eliminazione delle solanacee spontanee nei dintorni dell'orto, in particolare morella comune (Solanum nigrum) e stramonio, che sono ospiti alternativi regolari e mantengono la popolazione fra una coltura e l'altra;
  • rimozione dei frutti caduti e dei rifiuti di raccolta, che contengono larve in via di sviluppo;
  • reti anti-insetto su tunnel e serre fredde: per essere efficaci contro un adulto di sei millimetri servono maglie molto fitte, dell'ordine di 9x6 fili per centimetro quadrato, che riducono sensibilmente la ventilazione e vanno valutate rispetto al rischio di malattie fungine da eccesso di umidità.

Il protocollo Ortifera per l'ultima parte della stagione

Sintesi operativa per un orto domestico che si trovi ad affrontare la tignola fra fine luglio e metà settembre, con piante in piena produzione.

  1. Giorno 0 — diagnosi. Ispezionare dieci foglie della porzione medio-alta su ogni pianta e contare quelle con mine attive. Sotto il 10 per cento la situazione è di semplice presenza; fra il 10 e il 30 per cento è un attacco in corso; sopra il 30 per cento la generazione è già ampia.
  2. Giorno 0 — installazione della trappola a feromoni e prima lettura.
  3. Giorno 1 — rimozione delle foglie con mine attive, entro il limite di due-tre per pianta, e di tutti i frutti bucati, che vanno raccolti e allontanati anche se apparentemente ancora sani.
  4. Giorno 2 — primo trattamento con Btk al tramonto, subito dopo una raccolta completa dei frutti maturi, così da azzerare il problema del tempo di carenza sui frutti pronti.
  5. Giorni 3-60 — cadenza fissa: Btk ogni sette-dieci giorni, lettura della trappola due volte a settimana, rimozione settimanale delle foglie minate, raccolta ogni due-tre giorni per limitare il tempo di esposizione dei frutti maturi.
  6. Su picco di catture (raddoppio rispetto alla settimana precedente): anticipare il trattamento successivo a cinque giorni dal precedente e mantenere questa cadenza per due applicazioni.
  7. Fine ciclo — espianto e rimozione immediata di tutti i residui, comprese le radici e i frutti a terra, in sacco chiuso.

Cosa non fare

Non usare piretro come intervento di routine. Il piretro naturale ha efficacia limitata sulle larve, protette nel tessuto, ma elimina i predatori naturali della tignola — in particolare i miridi predatori come Macrolophus pygmaeus e Nesidiocoris tenuis, presenti spontaneamente in molti orti italiani, e i parassitoidi del genere Trichogramma. Il risultato tipico dopo due-tre trattamenti a piretro è un peggioramento dell'infestazione, non un miglioramento.

Non affidarsi a macerati e rimedi generici. Macerati di aglio, ortica o equiseto non hanno azione documentata su questo insetto, che è protetto dal tessuto vegetale per tutta la fase dannosa. Impiegarli come unica difesa significa lasciare la popolazione libera di svilupparsi.

Non compostare il materiale infestato. Un compost domestico non raggiunge temperature sufficienti e sufficientemente uniformi per uccidere pupe e larve. Il materiale asportato va conferito nell'organico o allontanato in sacco chiuso.

Non ripiantare pomodori nello stesso punto senza rimozione dei residui. La rotazione è utile ma da sola non è risolutiva su un insetto volatore: quello che conta davvero è l'assenza di ospiti e residui che ne mantengano la popolazione.

Quanto raccolto si può ancora salvare

Un attacco riconosciuto a fine luglio, con il 10-20 per cento delle foglie minate e i primi frutti bucati, gestito con il protocollo descritto, consente in genere di portare a raccolto la maggior parte della produzione residua con una perdita di frutti contenuta. Un attacco riconosciuto a metà agosto con oltre il 40 per cento delle foglie interessate comporta perdite molto più consistenti: in quel caso l'obiettivo realistico non è più salvare la stagione in corso, ma evitare di alimentare la popolazione che sverna e si ripresenterà a maggio.

È una distinzione importante da fare prima di decidere quanto investire in interventi. La tignola del pomodoro è un parassita che si gestisce nell'arco di più stagioni con igiene colturale e monitoraggio precoce, non un'emergenza che si risolve con un trattamento ad agosto.

Domande frequenti

Come distinguo le mine di Tuta absoluta da quelle della minatrice fogliare?

La forma della galleria è il carattere discriminante. Tuta absoluta scava mine larghe, irregolari, a chiazza (in gergo tecnico si parla di mina a lembo o blotch mine): l'area colpita è una macchia trasparente di forma tondeggiante o angolosa, spesso ampia un centimetro o più, e al suo interno si vedono granuli neri di escrementi. Le minatrici fogliari del genere Liriomyza producono invece gallerie serpentine, sottili e continue, larghe uno-due millimetri, che si allargano progressivamente lungo il percorso e non contengono accumuli evidenti di escrementi. Un secondo carattere: Tuta attacca anche fusto e frutti, Liriomyza mai. Se trovi gallerie anche sui piccioli o fori sui pomodori, l'ipotesi Liriomyza cade.

Trovo pomodori con un forellino e l'interno marcio: è tignola o cimice?

Sono due danni distinguibili. Il foro della tignola è netto, di uno-due millimetri, quasi sempre in prossimità del calice o alla base del peduncolo, e dentro il frutto si trova una galleria con escrementi neri e talvolta la larva verde-rosata. La puntura della cimice asiatica non lascia un foro visibile ad occhio nudo ma produce sotto la buccia un'area decolorata, biancastra e spugnosa, senza gallerie e senza escrementi. Un terzo caso frequente ad agosto è la nottua (Helicoverpa armigera): il foro è molto più grande, tre-cinque millimetri, con escrementi grossolani espulsi all'esterno e spesso una larva grande, di due-tre centimetri, che rimane per metà fuori dal frutto.

Il Bacillus thuringiensis funziona davvero contro Tuta absoluta?

Funziona, ma solo entro limiti precisi. Il Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki (Btk) agisce per ingestione sulle larve di lepidottero nelle prime due età, cioè finché la larva sta ancora rosicchiando l'epidermide o è appena entrata nella mina superficiale. Su larve di terza-quarta età, profonde nella mina o già dentro il frutto, il prodotto non arriva al bersaglio ed è inefficace. Questo significa che il Btk è un intervento di popolazione, da fare a cadenza regolare ogni sette-dieci giorni durante il volo degli adulti, non un rimedio curativo da usare quando il danno è visibile. Va applicato al tramonto, perché i raggi ultravioletti degradano le tossine in poche ore, bagnando accuratamente la pagina inferiore delle foglie.

Devo estirpare le piante colpite?

Quasi mai, e non a fine luglio. La tignola raramente uccide la pianta: riduce la superficie fotosintetica e rende non commestibile una quota di frutti, ma la pianta continua a produrre. Estirpare a fine luglio significa rinunciare a sei-otto settimane di raccolto per un problema gestibile. L'eccezione è la pianta con oltre metà della chioma minata e più del 40 per cento dei frutti bucati: in quel caso funziona da serbatoio per il resto dell'orto e conviene rimuoverla. La rimozione va sempre fatta portando via il materiale in un sacco chiuso, mai lasciandolo a terra o nel compost: le larve completano lo sviluppo nei residui e gli adulti sfarfallano lo stesso.

Le trappole a feromoni servono a difendere l'orto o solo a monitorare?

In un orto domestico servono principalmente a monitorare, ed è già molto. Una trappola a delta o a vaschetta con feromone sessuale specifico cattura solo i maschi e non riduce da sola la popolazione in modo significativo su superfici piccole, dove gli adulti arrivano continuamente dagli appezzamenti vicini. Il suo valore è nel dirti quando gli adulti sono in volo, permettendoti di far coincidere i trattamenti con Btk o spinosad con la comparsa delle larve giovani, sette-dieci giorni dopo il picco di catture. La cattura massale, cioè l'uso di più trappole per ridurre attivamente la popolazione, funziona in serra chiusa con densità di una trappola ogni venti-trenta metri quadrati, non in pieno campo aperto.

Posso ancora raccogliere e mangiare i pomodori dopo un trattamento?

Dipende dal prodotto e va verificato ogni volta sull'etichetta, perché il tempo di carenza è un dato legale, non un'indicazione generica. Il Bacillus thuringiensis ha tempo di carenza di tre giorni nella maggior parte delle formulazioni ammesse in biologico, in alcune è indicato pari a zero. Lo spinosad si colloca comunemente sui tre giorni su pomodoro. L'olio di neem, dove ammesso, richiede in genere tre giorni. Nel pieno del raccolto conviene programmare l'intervento subito dopo una raccolta completa, così i frutti che restano sulla pianta hanno il tempo necessario prima della raccolta successiva.