Anguria

Citrullus lanatus (Thunb.) Matsum. & Nakai

Anche detto: cocomero, melone d'acqua, ancùria, melone rosso

La cucurbitacea più esigente in caldo e spazio: come funziona l'allegagione dei frutti, perché il viticcio secco segnala la maturazione e quali errori riducono la dolcezza.

Angurie mature appoggiate sul terreno pacciamato di un orto estivo, una tagliata a metà con polpa rossa
Famiglia botanica
Cucurbitacee
Tipo
Ortaggio
Difficoltà
media
Ore di sole al giorno
8 h
Fabbisogno idrico
alto
Distanza fra le piante
150 cm
Profondità di semina
2 cm
Germinazione
7-14 giorni
Semina-raccolta
80-110 giorni
Temperatura minima tollerata
15 °C
Temperatura ottimale
20-30 °C
Terreno
ricco e ben drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

gen
feb
mar
apr
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giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Buone consociazioni

mais

Da evitare vicino

patata

Avversità principali

oidio, afidi

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

L'anguria (Citrullus lanatus) è una specie erbacea annuale della famiglia delle Cucurbitacee, coltivata per il frutto, una bacca di grandi dimensioni a polpa idrica. Il nome comune nelle regioni centro-meridionali è cocomero, dal latino cucumis; il termine anguria deriva invece dal greco angourion attraverso l'influenza bizantina, ed è prevalente al Nord.

Nel clima italiano completa il ciclo fra aprile e settembre: germina in primavera quando il terreno supera i 15 °C, vegeta in estate con tralci rampicanti o striscianti e fruttifica fra luglio e settembre. È la cucurbitacea più termofila fra quelle coltivate nell'orto italiano.

Origine e storia

Il centro d'origine è l'Africa meridionale e saheliana: nelle sabbie del Kalahari crescono ancora le forme selvatiche di Citrullus, con frutti piccoli e amari ma ricchi d'acqua, usati da millenni come riserva idrica dagli abitanti del deserto. La domesticazione è antica: semi di anguria compaiono in siti egizi del Neolitico e semi carbonizzati sono stati trovati nella tomba del faraone Tutankhamon, a conferma che nel secondo millennio a.C. la coltura era già stabilita in Egitto.

Dall'Egitto la specie passò al Mediterraneo orientale e poi all'Italia attraverso i Greci e i Romani. La diffusione capillare nella penisola è però medievale, legata agli scambi con il mondo bizantino e arabo: da qui il nome anguria, di origine greca, in un periodo in cui molte colture orticole entravano in Italia proprio attraverso quei canali.

Oggi l'Italia è fra i primi produttori europei. Le aree storiche sono la pianura pontina (Anguria IGP di Laghetto di Terracina), l'agro mantovano e il Sud Barese, con tipi commerciali ormai quasi tutti ibridi, compresi quelli senza semi ottenuti da varietà triploidi.

Botanica

Pianta monoica: fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta. I fiori maschili compaiono per primi e in numero maggiore; quelli femminili si riconoscono per l'ovario infero, visibile alla base della corolla come un frutto in miniatura. L'impollinazione è entomofila, prevalentemente a opera di api.

Il frutto è un peponide: la scorza deriva dal ricettacolo fiorale saldato all'ovario, la polpa dalla placentazione. Il colore della polpa — rossa, rosa, gialla o arancio a seconda delle varietà — dipende dal licopene e da altri carotenoidi accumulati durante la maturazione.

I tralci sono dotati di viticci che la pianta usa per ancorarsi, ma in coltura piana strisciano sul terreno. Le radici sono fittonanti e profonde, motivo per cui la pianta adulta sopporta brevi aridi ma soffre i ristagni.

Varietà

VarietàCaratteristicheNote
Crimson Sweet5-8 kg, polpa rossa, scorza striataStandard dell'orto familiare, ciclo medio
Sugar Baby2-4 kg, scorza scura uniforme, polpa rossaPrecoce, adatta ai climi del Nord
Charleston Gray8-12 kg, forma allungata, scorza chiaraMolto produttiva, richiede stagione lunga
Mini Love1,5-2,5 kg, rotondaAdatta a spazi ridotti e spalliere
Ibridi apireniSenza semi, ottenuti da triploidiaGerminano male sotto i 20 °C, richiedono semenzaio caldo

Per l'orto domestico al Nord la scelta prudente è Sugar Baby o altre precoci a frutto piccolo: al Centro-Sud si possono allevare anche le varietà a ciclo lungo e frutto grande.

Semina e trapianto

La germinazione richiede terreno ad almeno 15 °C e avviene in 7-14 giorni. Due strade:

  • Semenzaio protetto: inizio aprile al Nord, fine marzo al Centro-Sud, in vasetti da 8-10 cm perché la pianta mal sopporta il disturbamento radicale. Si interrano due semi per vasetto a 2 cm di profondità e si dirada al più vigoroso.
  • Semina diretta in piena terra: quando il terreno è stabilmente sopra i 15 °C, da metà aprile al Sud a metà maggio al Nord.

Il trapianto si esegue a tre-quattro foglie vere, con il pane radicale integro, in buche arricchite di compost maturo. Sesto di impianto: 150 cm tra le piante in coltura piana, meno su spalliera. Nelle settimane successive all'impianto una copertura con tessuto non tessuto accelera l'attecchimento e protegge dalle notti fresche.

Coltivazione

Terreno. Ricco, profondo, ben drenato, pH 6,0-7,0. I ristagni idrici provocano marciumi radicali e del colletto: nei terreni pesanti si coltiva su baulatura.

Acqua. Il fabbisogno è alto durante la vegetazione e l'allegagione: 20-30 litri a metro quadro alla settimana in assenza di pioggia, distribuiti in due o tre turni profondi alla base, mai a spruzzo sulla vegetazione. La pacciamatura — paglia, erba secca o film — mantiene l'umidità e soprattutto isola i frutti dal contatto col terreno, prevenendo marciumi della macchia di appoggio. Nelle ultime due settimane prima della raccolta si riduce l'irrigazione: l'acqua in eccesso a maturazione iniziata diluisce la polpa e abbatte il grado zuccherino.

Concimazione. Letame o compost maturo in preparazione del letto; un'integrazione potassica in allegagione favorisce l'accumulo di zuccheri. L'eccesso di azoto produce vegetazione rigogliosa a scapito dei frutti.

Cimatura. Conviene intervenire due volte: sul fusto principale oltre la quinta-sesta foglia per stimolare i tralci secondari, che portano la maggior parte dei fiori femminili, e poi sui tralci dopo l'allegagione, tagliando due-tre nodi oltre l'ultimo frutto trattenuto.

Selezione dei frutti. Due-tre frutti per pianta nelle varietà grandi, quattro-sei in quelle piccole. I frutti in eccesso si eliminano quando sono grandi come una noce: toglierli più tardi spreca risorse già investite.

Riconoscere la maturazione

L'anguria è un frutto non climaterico: non matura dopo il distacco. Raccoglierla acerba significa raccoglierla insapore, e questo rende cruciale il riconoscimento del punto giusto:

  1. Il viticcio più vicino al frutto è completamente secco e bruno.
  2. La macchia di appoggio sul terreno è giallo crema, non bianca.
  3. Il suono alla percussione con le nocche è sordo e pieno; acerbo suona metallico.
  4. La scorza ha perso la lucentezza cerosa e resiste all'unghia.

Il peso atteso dipende dalla varietà e non va usato come criterio unico.

Avversità

Oidio. Patina bianca polverulenta sulle foglie, tipica di fine estate. Prevenzione con arieggiamento e distanze; intervento con zolfo o bicarbonato di potassio ai primi sintomi.

Afidi. Colonie sugli apici vegetativi. Sapone molle potassico, 5-10 g/litro, la sera.

Marciume dei frutti a contatto col terreno. Prevenzione con la pacciamatura, non esiste cura.

Poca allegagione per mancanza di pronubi. Impollinazione manuale mattutina, come descritto nelle domande frequenti.

Consociazioni

La consociazione classica è con il mais, che offre un sostegno naturale e un microclima utile; la storica "tre sorelle" degli orti precolombiani associava mais, fagioli e zucche, e l'anguria vi si inserisce bene. Da evitare la vicinanza con la patata, che compete per gli stessi nutrienti e attrae gli stessi parassiti radicali.

Raccolta e conservazione

Il frutto si stacca con un colpo secco di coltello sul peduncolo, lasciando qualche centimetro attaccato al frutto. La raccolta si concentra fra luglio e settembre, con finestre più brevi per le varietà precoci.

Intera, l'anguria si conserva due-tre settimane in luogo fresco e ventilato (12-15 °C); sotto i 10 °C subisce danni da freddo con avvallamenti e perdita di aroma. Tagliata va in frigorifero coperta e consumata entro due-tre giorni. La scorza, privata della parte esterna verde, si presta a conserve in agrodolce e canditure.

L'anguria in Ortifera

Nel catalogo dell'applicazione l'anguria è registrata come cucurbitacea a ciclo estivo, semina in aprile-maggio, raccolta da luglio a settembre, distanza di 150 cm e fabbisogno idrico alto. La difficoltà è classificata media per l'esigenza di caldo costante e per la gestione dell'acqua in maturazione.

L'attività chiave che l'applicazione propone nella seconda metà del ciclo è il controllo del viticcio: non un promemoria a data fissa, ma un'attività che compare quando il calcolo fenologico indica l'avvicinarsi della finestra di raccolta, e che chiede la conferma dello stato reale del frutto prima di dichiarare la pianta pronta.

Domande frequenti

Come si capisce quando un'anguria è matura?
Il segnale più affidabile è il viticcio, il ricciolo che si trova sul peduncolo vicino al frutto: quando è completamente secco e bruno il frutto ha interrotto l'accumulo di zuccheri. Altri indizi sono la macchia di appoggio sul terreno che vira dal bianco al giallo crema e il suono sordo e pieno alla percussione. Il distacco netto del picciolo non è un criterio valido: l'anguria si stacca facilmente anche prima della maturazione.
Quanta superficie serve per coltivare l'anguria?
La pianta produce tralci di due-quattro metri e in coltura piana occupa almeno un metro e mezzo per lato: il sesto di impianto standard è 150 cm tra le piante. In un orto di piccole dimensioni una sola pianta ben allevata dà risultati migliori di tre piante in competizione. L'alternativa è la coltura verticale su spalliera robusta, con i frutti sospesi in reti o vecchie calze quando superano il chilo.
Perché le angurie restano piccole o poco dolci?
Tre cause prevalgono. La prima è il caldo insufficiente o irregolare: sotto i 15 °C il metabolismo si blocca e gli zuccheri non si accumulano. La seconda è il carico eccessivo: una pianta lasciata libera porta avanti troppi frutti e nessuno matura bene; si limita a due-tre frutti per pianta nelle varietà grandi. La terza è l'irrigazione proseguita fino alla raccolta: nelle ultime due settimane l'acqua va ridotta, altrimenti la polpa si diluisce.
L'anguria si può coltivare in vaso?
Solo le varietà a frutto piccolo, sotto i due chili, e solo in contenitori da almeno 50-60 litri con sostegno verticale. I vincoli sono la massa radicale, che è notevole, e il fabbisogno idrico estivo, che in vaso impone irrigazioni giornaliere. È una coltura pensata per la piena terra.
Serve impollinare a mano i fiori di anguria?
In genere no: api e altri insetti pronubi bastano. L'impollinazione manuale diventa utile quando piove per più giorni consecutivi durante la fioritura o quando la coltura è protetta da rete anti-insetto, che esclude anche i pronubi. Si esegue al mattino trasferendo il polline da un fiore maschile appena aperto al ricettacolo di un fiore femminile, riconoscibile per il piccolo frutto già visibile sotto la corolla.

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