Cachi
Diospyros kaki L.f.
Anche detto: kaki, caco, loto, diospiro, albero della pace
L'albero dei frutti arancioni che restano appesi ai rami spogli di novembre: rustico, poco esigente, generoso, a patto di capire la differenza fra frutti astringenti e da mangiare sodi.

- Famiglia botanica
- Altre famiglie
- Tipo
- Frutto / arborea
- Difficoltà
- facile
- Ore di sole al giorno
- 7 h
- Fabbisogno idrico
- medio
- Distanza fra le piante
- 500 cm
- Profondità di semina
- 5 cm
- Germinazione
- 60-120 giorni
- Semina-raccolta
- 1095-1460 giorni
- Temperatura minima tollerata
- -15 °C
- Temperatura ottimale
- 15-30 °C
- Terreno
- profondo, fertile, ben drenato
Semina
Raccolta
Buone consociazioni
calendula, tagete
Da evitare vicino
noce
Avversità principali
cocciniglia, mosca della frutta
Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.
Identità della specie
Il cachi è Diospyros kaki, famiglia Ebenaceae, la stessa dell'ebano. È un albero caducifoglio originario della Cina, coltivato da oltre duemila anni in Cina, Corea e Giappone, dove è uno dei frutti nazionali. In Europa arrivò nell'Ottocento: in Italia le prime piantagioni documentate risalgono alla seconda metà del secolo, e la Campania, in particolare l'area vesuviana e il Casertano, è diventata la principale zona di produzione nazionale, seguita da Emilia-Romagna e Sicilia.
L'albero raggiunge i sei-dieci metri, ha foglie larghe e lucide che in autunno virano al rosso e all'arancione, e fiori poco appariscenti color crema in maggio. Il tratto più riconoscibile è il frutto: una bacca arancione, liscia, che resta appesa ai rami anche dopo la caduta delle foglie, dando al cachi di novembre il suo aspetto inconfondibile. Nel dopoguerra fu chiamato "albero della pace" perché un esemplare sopravvisse al bombardamento atomico di Nagasaki; i suoi discendenti sono stati piantati in tutto il mondo, anche in diverse città italiane.
Cosa dice il catalogo Ortifera
I dati vengono dalla stessa tabella del planner: famiglia ebenacee, difficoltà facile, distanza d'impianto 500 cm, esposizione 7 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno profondo, fertile, ben drenato, temperatura minima tollerata -15 °C, ottimale 15-30 °C, messa a dimora fra novembre e marzo, raccolta in ottobre e novembre, entrata in produzione fra 1.095 e 1.460 giorni.
Due dati meritano attenzione. La distanza di cinque metri: il cachi da adulto ha una chioma ampia e va piantato isolato, lontano da muri e da altri alberi. E la resistenza a -15 °C: a riposo vegetativo il legno è molto rustico, e il cachi cresce bene in pianura padana; più delicati sono i germogli primaverili, che una gelata tardiva di aprile può danneggiare.
Varietà astringenti e non astringenti
È la distinzione che decide tutto, dalla raccolta al consumo.
- Varietà astringenti — come il Tipo (o Loto di Romagna) e il Kaki Tipo campano, le più diffuse in Italia. Si raccolgono sode e si mangiano solo dopo l'ammezzimento, quando la polpa è diventata morbida, quasi gelatinosa, e si mangia al cucchiaio.
- Varietà non astringenti — come Fuyu e Jiro, di origine giapponese. Perdono l'astringenza già sulla pianta: si mangiano sode e croccanti, sbucciate come una mela. Sono queste che in commercio si trovano spesso come "cachi mela" o "kaki vaniglia", nomi commerciali che indicano frutti sodi e dolci.
Esiste poi un terzo gruppo, le varietà a impollinazione variabile: la polpa diventa scura e non astringente solo se il fiore è stato fecondato e il frutto contiene semi. È il caso del cosiddetto "cachi vaniglia" con polpa bruna. Per l'orto familiare, chi vuole frutti da mangiare subito sceglie una non astringente; chi vuole il cachi tradizionale al cucchiaio sceglie il Tipo.
Impianto e allevamento
Si mette a dimora una pianta innestata, in genere su Diospyros lotus o su franco, durante il riposo vegetativo: da novembre a marzo, evitando i periodi di terreno gelato. La buca va preparata ampia, almeno 60 cm per lato, con letame maturo sul fondo coperto da uno strato di terra perché le radici non tocchino direttamente la sostanza organica. Il punto d'innesto resta sopra il livello del terreno.
Il cachi ama i terreni profondi e fertili e soffre i ristagni: in terreni argillosi pesanti conviene un leggero rilievo nel punto d'impianto. Le forme d'allevamento più usate sono il vaso basso, con tre-quattro branche principali aperte, e la forma libera a globo. Il consiglio del catalogo è chiaro: potare poco, perché la pianta fruttifica sui germogli dell'anno. Gli interventi si limitano a eliminare rami secchi, succhioni verticali e branche mal disposte, a fine inverno.
Irrigazione e concimazione
Nei primi tre anni l'irrigazione estiva è indispensabile, soprattutto al Centro-Sud. Da adulto il cachi è piuttosto autonomo, ma in luglio e agosto una buona bagnatura ogni settimana-dieci giorni riduce la cascola dei frutti e ne migliora la pezzatura. Il catalogo indica di concimare in primavera con letame maturo: un apporto di sostanza organica a fine inverno è sufficiente. L'eccesso di azoto va evitato, perché spinge la vegetazione a scapito dei frutti e favorisce la cascola.
Un altro consiglio pratico del catalogo è sostenere i rami carichi: il legno del cachi è fragile e le annate abbondanti spezzano facilmente le branche. Un tutore a forcella sotto i rami più carichi, a fine estate, evita danni che poi richiedono anni per essere recuperati.
Raccolta e conservazione
La raccolta cade in ottobre e novembre, quando la buccia ha preso il colore arancione pieno. Si taglia il peduncolo con le forbici lasciando il calice attaccato al frutto: strappato, il frutto si lesiona e marcisce. Le varietà astringenti si mettono ad ammezzire in cassetta, in un solo strato, in un locale fresco; con qualche mela vicina maturano in una settimana.
Il cachi maturo si conserva pochi giorni. Per prolungare la disponibilità si può congelare intero: una volta scongelato la polpa ha una consistenza da sorbetto, ed è un uso tradizionale in molte famiglie del Sud. Con i frutti ammezziti si preparano confetture, creme e dolci; in Giappone i cachi si essiccano appesi ai fili (hoshigaki), una tecnica che funziona anche nei climi autunnali secchi italiani.
Avversità e consociazioni
Il catalogo segnala due avversità principali:
- Cocciniglia — scudetti e cotonosità su rami e foglie, con melata e fumaggine. Si contiene con olio bianco a fine inverno e potature che arieggiano la chioma. La cocciniglia cotonosa del cachi è diventata negli ultimi anni un problema serio nelle zone di coltura intensiva.
- Mosca della frutta (Ceratitis capitata) — depone nei frutti in maturazione, soprattutto al Centro-Sud e negli autunni caldi. Trappole alimentari a partire da settembre e la raccolta tempestiva dei frutti limitano i danni.
In generale il cachi è una delle specie da frutto con meno problemi fitosanitari, uno dei motivi per cui si presta bene alla coltivazione biologica. Consociazioni favorevoli secondo il catalogo: calendula e tagete alla base, utili ad attirare insetti utili. Da evitare la vicinanza del noce, che con la juglone rilasciata da radici e foglie inibisce la crescita di molte specie.
Come Ortifera segue il cachi
Nel planner il cachi entra come albero da frutto con il suo ciclo pluriennale: l'app propone la messa a dimora fra novembre e marzo, gli interventi di fine inverno (concimazione organica, controllo della cocciniglia), l'irrigazione estiva nei primi anni e l'avviso di raccolta in ottobre. La pianta avanza di stadio solo quando confermi cosa è successo davvero: prima fioritura, allegagione, primi frutti colorati. Così il calendario resta calibrato sul tuo albero e sulla tua zona, non su una media teorica.
Domande frequenti
- Perché i cachi legano la bocca?
- Per i tannini solubili contenuti nella polpa delle varietà astringenti, come il Tipo italiano più diffuso. Finché il frutto non è completamente maturo i tannini precipitano sulle proteine della saliva e danno la tipica sensazione ruvida. Con l'ammezzimento, cioè la maturazione dopo la raccolta, i tannini diventano insolubili e la polpa diventa dolce e gelatinosa. Le varietà non astringenti, come Fuyu, si mangiano invece sode appena raccolte.
- Come si fanno maturare i cachi dopo la raccolta?
- Si raccolgono ancora sodi, quando la buccia ha preso il colore arancione pieno, e si dispongono in una cassetta in un solo strato, al riparo e a temperatura ambiente. Accanto a qualche mela o banana matura, che rilasciano etilene, i tempi si accorciano da due-tre settimane a pochi giorni. Il catalogo Ortifera indica proprio di far ammezzire in cassetta.
- Quanti anni servono perché un cachi faccia frutti?
- Una pianta innestata acquistata in vivaio entra in produzione in genere dal terzo o quarto anno dopo l'impianto, che corrisponde ai 1.095-1.460 giorni indicati dal catalogo. Da seme i tempi sono molto più lunghi e il risultato è imprevedibile, per questo in frutteto si usano sempre piante innestate.
- Perché il cachi perde i frutti ancora verdi in estate?
- La cascola estiva è frequente ed è in parte fisiologica: l'albero si alleggerisce di una quota dei frutti che non riesce a portare a maturazione. Si aggrava con siccità, sbalzi d'irrigazione ed eccesso di azoto. Irrigazioni regolari in luglio e agosto e una pacciamatura alla base riducono il fenomeno.
- Il cachi si pota come gli altri alberi da frutto?
- No, va potato poco. Il cachi fruttifica sui germogli dell'anno che nascono dai rami dell'anno precedente: potature drastiche eliminano proprio le gemme che portano i fiori. Basta togliere i rami secchi, quelli che si incrociano e alleggerire le branche troppo lunghe, che con il carico di frutti tendono a spezzarsi.
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