Goji

Lycium barbarum

Anche detto: Bacche di goji, Lycium, Spina santa cinese

Arbusto rustico quasi indistruttibile: sopporta -20 gradi, terreni poveri e siccità, e produce bacche rosse dal secondo anno. L'unica vera cura è la potatura per contenerlo.

Rami di goji carichi di bacche rosse allungate in un orto soleggiato
Famiglia botanica
Solanacee
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
7 h
Fabbisogno idrico
basso
Distanza fra le piante
200 cm
Profondità di semina
1 cm
Germinazione
14-21 giorni
Semina-raccolta
365-730 giorni
Temperatura minima tollerata
-20 °C
Temperatura ottimale
15-30 °C
Terreno
anche povero, ben drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

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dic

Buone consociazioni

tagete, calendula

Da evitare vicino

patata, pomodoro

Avversità principali

oidio, afidi

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il goji (Lycium barbarum) è un arbusto deciduo della famiglia delle Solanaceae, originario della Cina e delle regioni himalayane, dove è coltivato da millenni. Cresce come un cespuglio dai rami lunghi e arcuati, leggermente spinosi, che in natura supera i 3 metri; i fiori sono piccoli e viola, le bacche rosse e allungate, dolci a piena maturazione.

È diventato famoso in Occidente come superfood per il contenuto di antiossidanti, carotenoidi e vitamina C delle bacche essiccate. Al di là della moda, è una pianta concreta: rustica, generosa e quasi priva di esigenze.

Cosa dice il catalogo Ortifera

Nel planner Ortifera il goji ha questi parametri:

  • Impianto: febbraio-marzo e ottobre-novembre
  • Raccolta: luglio-ottobre, scalare
  • Distanza tra le piante: 200 cm
  • Sole: 7 ore al giorno
  • Acqua: esigenza bassa, teme i ristagni
  • Terreno: anche povero, purché ben drenato
  • Temperatura minima: -20 gradi; ottimale 15-30 gradi
  • Tempo al raccolto: 1-2 anni dall'impianto
  • Consociazioni favorevoli: tagete e calendula
  • Da evitare: patata e pomodoro, compagni di famiglia con cui condivide le malattie
  • Avversità principali: oidio e afidi
  • Nota del catalogo: molto rustico, produce dal secondo o terzo anno

Impianto e terreno

Il goji si accontenta di quasi tutto: terreni poveri, sassosi, calcarei, persino salini. L'unica condizione non negoziabile è il drenaggio: le radici marciscono nei suoli pesanti e bagnati. In terreni argillosi conviene piantare su una cunetta rialzata o in una buca alleggerita con sabbia.

L'impianto si fa nel riposo vegetativo, da ottobre a marzo: le piantine a radice nuda attecchiscono benissimo e costano poco. La posizione ideale è il pieno sole, che massimizza la produzione e la dolcezza delle bacche.

La potatura: l'unica cura vera

Lasciato a se stesso il goji diventa un intrico di rami lunghi che fruttificano poco e male. La potatura a vaso, fatta a fine inverno, mantiene la pianta entro i 2 metri, arieggia il centro e concentra la produzione sui rami giovani, dove le bacche sono più grosse.

In estate si può cimare i getti troppo vigorosi per favorire la ramificazione. La pianta sopporta potature anche drastiche e ricaccia senza problemi.

Raccolta e conservazione

Le bacche si raccolgono a scalare da luglio a ottobre, quando sono ben rosse e si staccano con un tocco leggero. La raccolta si fa ogni 5-7 giorni: le bacche mature lasciate sulla pianta attirano uccelli e marciumi.

Il consumo fresco è ottimo ma la tradizione è l'essiccazione: all'ombra su graticci o in essiccatore a bassa temperatura. Le bacche secche si usano in muesli, tisane, yogurt e dolci, e si conservano un anno in vasi ermetici al riparo dalla luce.

Avversità e consociazioni

Essendo una solanacea, il goji condivide le malattie di patata e pomodoro: non va piantato vicino a loro né dove sono cresciute solanacee l'anno prima. Oidio e afidi sono le avversità più comuni, entrambe gestibili con la ventilazione della chioma e, se serve, zolfo per l'oidio. Tagete e calendula vicino al cespuglio attirano insetti utili.

Come Ortifera segue il goji

Il planner ti ricorda le finestre di impianto autunnale e di fine inverno, la potatura annuale e le raccolte scalari estive. Per un arbusto così autonomo, i promemoria giusti al momento giusto sono tutto ciò che serve.

Domande frequenti

Il goji è davvero così facile da coltivare?
Sì, è tra i frutti di bosco più rustici: tollera freddo fino a -20 gradi, terreni poveri e sassosi, siccità prolungata e persino il vento salmastro. Gli unici nemici veri sono i ristagni idrici e la mancata potatura, che lo trasforma in un cespuglio disordinato e poco produttivo.
Quando comincia a produrre?
Le prime bacche arrivano al secondo anno dall'impianto, la piena produzione dal terzo-quarto. Una pianta adulta ben potata produce 2-4 kg di bacche fresche a stagione, con raccolta scalare da luglio a ottobre.
Si può coltivare in vaso?
Sì, in un contenitore di almeno 50-60 litri con substrato drenante. In vaso la crescita resta contenuta naturalmente, ma la potatura resta necessaria per mantenere la forma e la produzione. Il vaso va posizionato in pieno sole.
Le bacche fresche si possono mangiare?
Sì, le bacche ben rosse e mature si mangiano fresche senza problemi, con sapore dolce e leggermente erbaceo. Attenzione solo alle bacche verdi o acerbe, che come tutte le solanacee contengono sostanze poco digeribili. Le foglie giovani, cotte, sono un ortaggio tradizionale in Cina.
Come si essiccano le bacche?
Il metodo tradizionale è l'essiccazione all'ombra su graticci, girando le bacche ogni giorno per 7-10 giorni. Al sole diretto si induriscono e perdono colore. L'essiccatore domestico a 40-50 gradi dà risultati più uniformi. Le bacche secche si conservano un anno in vasi ermetici.

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