Mandorlo

Prunus dulcis (Mill.) D.A.Webb

Anche detto: mandorlo comune, amandolo, prunu amiru, mandorlaio

Il primo albero a fiorire dell'anno, in pieno inverno, e il più paziente con la siccità: mandorle dolci da agosto sui terreni poveri dove poco altro fruttifica.

Mandorlo in piena fioritura con rami coperti di fiori bianchi e rosa contro un cielo azzurro
Famiglia botanica
Rosacee
Tipo
Frutto / arborea
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
6 h
Fabbisogno idrico
basso
Distanza fra le piante
500 cm
Profondità di semina
5 cm
Germinazione
60-120 giorni
Semina-raccolta
1095-1825 giorni
Temperatura minima tollerata
-15 °C
Temperatura ottimale
15-30 °C
Terreno
povero e drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

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Buone consociazioni

tagete, calendula

Da evitare vicino

patata, noce

Avversità principali

rodilegno, monilia

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il mandorlo è Prunus dulcis — anche scritto Prunus amygdalus — famiglia Rosaceae, un albero caducifoglio alto da quattro a otto metri, con chioma aperta, corteccia grigio-bruna e foglie lanceolate strette e lucide. È originario dell'Asia centrale e occidentale, dalla Siria al Pamiro, dove cresce spontaneo sui pendii aridi e rocciosi; greci e fenici lo portarono nel Mediterraneo, dove da duemila anni è pianta coltivata. In Italia le patrie del mandorlo sono la Sicilia — la piana di Avola, con le varietà di mandorla per la pasticceria, è la zona più celebre — la Puglia, con il mandorlo di Toritto, la Sardegna e le colline di Abruzzo e Calabria.

Il frutto è una drupa atipica: il pericarpo esterno — il mallo — è carnoso ma coriaceo e non commestibile, e a maturità si spacca e si asciuga lasciando scoprire il guscio legnoso dentro il quale sta la mandorla, il seme vero e proprio. Esistono mandorle dolci, quelle da mangiare, e mandorle amarissime, ricche di amigdalina, da cui si estrae l'essenza amara per dolci e liquori; i mandorli ornamentali da fiore spesso portano frutti amari.

La fioritura è la firma della specie: fiori bianchi o rosati a cinque petali, sessili, che ricoprono i rami nudi prima che spuntino le foglie. È la fioritura più precoce fra gli alberi da frutto mediterranei e ha fatto del mandorlo un simbolo di rinascita: nella tradizione ebraica e in quella mediterranea il mandorlo in fiore annuncia la fine dell'inverno.

Cosa dice il catalogo Ortifera

I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia rosaceae, difficoltà facile, distanza d'impianto 500 cm, esposizione 6 ore di sole, fabbisogno idrico basso, terreno povero e drenato, temperatura minima tollerata -15 °C, ottimale 15-30 °C, messa a dimora in novembre, dicembre, gennaio e febbraio, raccolta in agosto e settembre, entrata in produzione fra 1095 e 1825 giorni, cioè dai tre ai cinque anni.

Tre dati definiscono la coltura. Il terreno povero e drenato: il mandorlo è l'albero da frutto dei suoli scadenti, dove nessun altro fruttifero rende, e patisce i terreni fertili e umidi più dei poveri. Il fabbisogno idrico basso: è la pianta da frutto più resistente alla siccità del catalogo insieme all'olivo. E la distanza di 5 metri: un mandorlo adulto fa una chioma ampia e serve spazio, anche perché le mandorle si raccolgono facendo cadere i frutti.

La fioritura precoce: vantaggio e rischio

La fioritura di febbraio-marzo è il motivo per cui il mandorlo è coltivato e anche il motivo per cui non lo è ovunque. Con il freddo della pianta a riposo non ha problemi — tollera -15 °C — ma fiori e giovani frutti muoiono a -2 o -3 °C. Nelle zone con gelate tardive frequenti la fioritura precoce è una roulette: gli anni buoni danno raccolti abbondanti, gli anni con gelo a fine marzo cancellano tutto. Per questo il mandorlo da frutto dà il meglio nelle zone a inverno mite senza gelate primaverili improvvise, e nelle colline esposte a sud dove l'aria fredda scivola via a valle.

Molte varietà moderne ritardano leggermente la fioritura o hanno fiori più tolleranti; il consiglio pratico resta quello di scegliere varietà adatte alla zona e, dove possibile, di piantare due varietà compatibili per l'impollinazione incrociata.

Impianto e cure

Il catalogo indica la messa a dimora da novembre a febbraio, nel riposo vegetativo, con piante a radice nuda o in vaso. La buca va preparata in terreno sciolto e drenato: il mandorlo patisce i ristagni idrici più di qualunque altro fattore, e nei suoli argillosi compatti conviene piantare in leggero rilievo o su una collinetta. La distanza di 500 cm va rispettata: la chioma adulta è ampia e aperta, e il mandorleto da giardino ha bisogno di spazio per la raccolta.

Le cure sono minime, e i consigli del catalogo lo riflettono: potare in inverno eliminando rami secchi, incrociati e polloni, senza potature forti; resiste alla siccità senza irrigazioni dopo i primi anni; raccogliere quando il mallo si apre. La concimazione è leggera: un compost o letame maturo alla base in autunno, e nei primi anni una leggera concimazione azotata in primavera per spingere la crescita. Troppo azoto spinge legno e foglie a spese dei frutti e allunga la stagione vegetativa, esponendo i germogli giovani alle prime fredde.

Avversità

Il catalogo segnala due avversità: monilia e rodilegno.

  • Monilia: fungo che colpisce fiori e frutti in fioritura, facendo appassire e bruciare i fiori che sembrano scottati; nelle primavere piovane può cancellare la fioritura. Si previene potando per arieggiare la chioma, rimuovendo i frutti mummificati rimasti sui rami e intervenendo con trattamenti rameici a fine inverno, prima della fioritura.
  • Rodilegno: larva di lepidottero che scava gallerie nel legno dei tronchi e dei rami grossi; i segni sono segatura rossastra alla base dei fori e deperimento localizzato della chioma. Si contengono inserendo un filo o uno spillo nel foro e tappandolo con argilla, o con trattamenti localizzati sulla corteccia a fine estate.

Le consociazioni indicate dal catalogo — tagete e calendula — si piantano ai piedi dell'albero: fiori che tengono lontane alcune nematodi e attirano insetti utili. Da evitare patata e noce.

Come Ortifera segue il mandorlo

Nel planner il mandorlo entra come albero perenne del frutteto: messa a dimora nel riposo invernale, potatura invernale come attività stagionale, raccolta in agosto e settembre quando il mallo si apre, con essiccazione e conservazione come passaggi successivi. Il diario registra la fioritura di febbraio-marzo e la produzione anno dopo anno, che con i tempi dell'albero significa vedere la prima vera raccolta al terzo-quinto anno.

Domande frequenti

Quando fiorisce il mandorlo?
Prima di qualunque altro albero da frutto: fra febbraio e marzo, e nelle zone miti del Sud persino a fine gennaio. È una spettacolare fioritura bianco-rosa, ma anche il suo punto fragile: le gelate tardive uccidono fiori e giovani frutti, motivo per cui il mandorlo dà il meglio nelle zone con inverni freschi ma senza gelate primaverili improvvise. Il catalogo indica una temperatura minima tollerata di -15 °C per la pianta a riposo.
Il mandorlo si può coltivare al Nord?
La pianta sopravvive — tollera -15 °C — ma raramente fruttifica: la fioritura precocissima incontra le gelate di febbraio e marzo, e l'estate settentrionale spesso non basta a maturare il frutto. Al Nord si può coltivare come albero ornamentale o in vaso da ritirare; per avere mandorle servono Centro-Sud, colline soleggiate o zone costiere con estati lunghe e calde.
Quanto spesso si irriga il mandorlo?
Quasi mai. Il catalogo indica fabbisogno idrico basso e la pianta fra le più resistenti alla siccità degli alberi da frutto: nelle zone di coltivazione storica — Puglia, Sicilia, Sardegna — i mandorleti vecchi vivono di sole piogge. Nelle prime due-tre estati dopo l'impianto serve qualche irrigazione di aiuto all'attecchimento; poi la pianta si regola da sola, e l'eccesso d'acqua le fa più danni della sete.
Perché il mio mandorlo fiorisce ma non fa mandorle?
Nella maggior parte dei casi è un problema d'impollinazione: molte varietà di mandorlo sono autofertili ma la produzione migliora moltissimo con una seconda varietà compativa vicina, perché l'impollinazione è affidata alle api in un periodo dell'anno — febbraio-marzo — quando le visite sono scarse. Le gelate tardive, la pioggia continua durante la fioritura e la monilia che brucia i fiori sono le altre cause classiche.
Quando si raccolgono le mandorle e come si capisce che sono mature?
Fra agosto e settembre, quando — come dice il catalogo — il **mallo si apre**: la buccia esterna carnosa e verde si spacca lungo le linee naturali lasciando vedere il guscio legnoso dentro. Si fa cadere il frutto perturbando i rami o raccogliendo a terra, poi si toglie il mallo, si lava il guscio e si essicca al sole per una-due settimane prima di conservare in luogo asciutto.

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