Noce
Juglans regia L.
Anche detto: noce comune, nogher, nucaru, albero delle noci
L'albero più maestoso del frutteto, quello che non si pota quasi mai e che decide lui cosa può crescere sotto la sua chioma: noci da settembre per cinquant'anni.

- Famiglia botanica
- Altre famiglie
- Tipo
- Frutto / arborea
- Difficoltà
- facile
- Ore di sole al giorno
- 8 h
- Fabbisogno idrico
- medio
- Distanza fra le piante
- 800 cm
- Profondità di semina
- 6 cm
- Germinazione
- 60-150 giorni
- Semina-raccolta
- 1825-2555 giorni
- Temperatura minima tollerata
- -20 °C
- Temperatura ottimale
- 15-28 °C
- Terreno
- profondo, fertile, drenato
Semina
Raccolta
Buone consociazioni
erba-cipollina
Da evitare vicino
pomodoro, patata, melo
Avversità principali
mosca delle noci, antracnosi, batteriosi
Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.
Identità della specie
Il noce è Juglans regia, famiglia Juglandaceae, un albero caducifoglio che in piena maturità supera i ventricinque metri con chioma ampia e regolare e corteccia grigio-argentea liscia da giovane e fessurata con l'età. È originario di un'area vasta che va dai Balcani all'Asia centrale, dove cresce nei boschi di pianura e di collina; il suo percorso verso l'Italia è antichissimo, perché greci e romani lo coltivavano già per il frutto e per il legno, e da noi si è diffusissimo fino a diventare parte del paesaggio rurale di tutto il Centro-Nord. Le zone italiane più celebri per le noci sono la Campania — la noce di Sorrento e la nocera — il Piemonte e l'Emilia.
Il frutto è una drupa con il mallo coriaceo che a maturità si spacca lasciando scoprire il guscio legnoso liscio o leggermente rugoso, dentro il quale sta il gheriglio, circondato dal sottile tegumento bruno. Il gheriglio è ricco di oli insaturi, proteine e vitamina E; il legno di noce è da secoli una delle essenze da mobilio più pregiate in assoluto, tanto che storicamente gli alberi venivano spesso piantati «per i nipoti»: frutto per la tavola, legno per l'eredità.
Le foglie, alterne e composte da pochi foglioli grandi e ovali, hanno un carattere tutto loro: sono tra le ultime ad aprire in primavera e le prime a cadere in autunno, e rilasciano nel terreno il juglone, una sostanza allelopatica che inibisce molte piante vicine. È il tratto che più di ogni altro condiziona la convivenza del noce con il resto del giardino.
Cosa dice il catalogo Ortifera
I dati della scheda vengono dalla stessa tabella che alimenta il planner: famiglia juglandaceae, difficoltà facile, distanza d'impianto 800 cm, esposizione 8 ore di sole, fabbisogno idrico medio, terreno profondo, fertile, drenato, temperatura minima tollerata -20 °C, ottimale 15-28 °C, messa a dimora in ottobre, novembre, dicembre e gennaio, raccolta in settembre e ottobre, entrata in produzione fra 1825 e 2555 giorni, cioè dai cinque ai sette anni.
Tre dati definiscono la coltura. La distanza di 8 metri: il noce è l'albero più imponente del catalogo e la chioma adulta copre un'area enorme — va pianificato prima l'albero, poi il resto del giardino attorno. Il terreno profondo e fertile: il noce fa un apparato radicale a fittone nei primi anni e non tollera suoli superficiali o ristagnanti. Le 8 ore di sole: più di ogni altro fruttifero del catalogo, coerente con una chioma che deve riempirsi di luce da maggio a settembre.
Il juglone: l'albero che decide chi può stare vicino
La nota del catalogo è esplicita: rilascia juglone, inibisce molte piante nel raggio della chioma. Il juglone si accumula nel terreno soprattutto a partire dalle radici, dalle foglie cadute e dai malli marci, e il suo effetto si estende ben oltre il bordo della proiezione della chioma, perché le radici vanno lontano.
Le vittime classiche sono le solanacee — il catalogo segnala pomodoro e patata fra le incompatibili — e il melo; sensibili sono anche numerose erbacee da orto e alcuni arbusti da bacca. Pochissime colture tollerano la vicinanza: il catalogo indica erba cipollina come unica buona consociazione. La regola pratica per chi ha un noce in giardino è semplice: l'orto si impianta interamente fuori dal raggio delle radici, e sotto l'albero si lascia prato o terra nuda.
Impianto e cure
La messa a dimora va da ottobre a gennaio, nel pieno del riposo vegetativo, con piante a radice nuda o in vaso. La buca — che il catalogo parametrizza a 6 cm come riferimento di profondità di semina per la pianta da seme — nel caso del trapianto diventa una fossa ampia e profonda, lavorata in terreno sciolto e drenato: il noce patisce l'acqua stantia tanto quanto la siccità prolungata. L'impianto va pensato una volta sola: spostare un noce adulto non è un'operazione ragionevole.
Le cure sono fra le più leggere del frutteto, e i consigli del catalogo lo riflettono: potare pochissimo e solo in tarda estate, per evitare il sanguinamento e l'apertura a malattie; lasciare molto spazio, perché l'albero diventa imponente; non coltivare orto sotto la chioma, per il juglone e per l'ombra. La concimazione è utile nei primi anni — un buon ammendante organico alla base in autunno — mentre l'adulto in buona terra si regge da solo; l'irrigazione di soccorso serve nelle estati aride dei primi quattro-cinque anni e su terreni sabbiosi.
Avversità
Il catalogo segnala tre avversità: mosca delle noci, antracnosi e batteriosi.
- Mosca delle noci: la larva di Rhagoletis completa vive dentro il frutto e macchia il gheriglio di nero, rendendolo amaro o marcio; il danno si vede all'apertura del mallo, a settembre. Si contrasta raccogliendo e distruggendo tutti i frutti caduti, installando trappole cromotropiche all'inizio dell'estate e intervenendo con i trattamenti autorizzati nei periodi previsti.
- Antracnosi: fungo che colpisce foglie e giovani germogli, producendo macchie brune che seccano; nelle estati umide può defogliare anticipatamente l'albero. Si previene arieggiando la chioma con le poche potature consentite e rimuovendo le foglie cadute infette.
- Batteriosi: Xanthomonas arboricola brucia fiori, germogli e giovani frutti, che diventano neri e cadono; è favorita dalla pioggia in primavera. I trattamenti rameici a fine inverno e la rimozione dei frammenti infetti riducono l'inoculo.
Come Ortifera segue il noce
Nel planner il noce entra come albero perenne di grande sviluppo: messa a dimora nel riposo invernale fra ottobre e gennaio, attività di potatura limitata spostata in tarda estate — un'eccezione che il calendario rispetta per tutte le specie che sanguinano — e raccolta in settembre e ottobre quando i malli si aprono. Il diario registra anno dopo anno l'attesa fra i cinque e i sette anni prima dei primi frutti e poi la produzione crescente, con le noci ben essiccate come punto d'arrivo della stagione.
Domande frequenti
- Quanto ci mette un noce a dare le prime noci?
- Il catalogo indica un entrata in produzione fra 1825 e 2555 giorni, cioè dai cinque ai sette anni dall'impianto. Con le varietà moderne e i trapianti innestati si possono vedere i primi frutti già al quarto-quinto anno, ma la produzione piena arriva molto più tardi, verso i quindici-venti anni. È un investimento a lungo termine: un noce sano fruttifica per decenni, spesso per più di una generazione.
- Cosa posso piantare sotto un noce?
- Quasi niente. Il noce rilascia nel terreno il juglone, una sostanza che inibisce la crescita di molte piante nel raggio della chioma: il catalogo lo segnala esplicitamente nelle note. Pomodoro, patata e melo sono fra le colture più sensibili e compaiono fra le incompatibili. Nelle zone a terra nuda sotto la chioma si può seminare solo un tappeto erboso tollerante, tenuto comunque corto; l'orto va tenuto fuori.
- Quando si pota il noce?
- Pochissimo, e solo in tarda estate. Il noce sanguina abbondantemente se potato in inverno o in primavera, quando la linfa sale: i tagli colano linfa per giorni e diventano vie d'entrata per le malattie. La cura giusta, come dice il catalogo, è limitarsi a eliminare polloni e rami secchi o danneggiati a fine agosto-settembre, quando la circolazione è rallentata.
- Perché le mie noci hanno il guscio nero dentro?
- Nella maggior parte dei casi è la mosca delle noci, la principale avversità segnalata dal catalogo: la larva si nutre dentro il gheriglio macchiandolo di nero e facendolo marcire parzialmente. Contribuiscono anche la batteriosi, che brucia fiori e giovani frutti, e l'antracnosi sulle foglie. Raccogliere e distruggere i frutti caduti a terra, non lasciare malli marcire sotto l'albero e intervenire con i trattamenti previsti contro la mosca sono le difese principali.
- Quando si raccolgono le noci e come si conservano?
- Fra settembre e ottobre, quando il mallo — la buccia verde esterna — si spacca e si stacca dal guscio. Il consiglio operativo del catalogo è raccogliere i malli aperti e far essiccare le noci all'ombra, in luogo asciutto e areato, per una-due settimane: l'essiccazione al sole diretto e la lavaggione accelerata rovinano il sapore. Ben essiccate, in guscio, si conservano fino a un anno in ambiente fresco e asciutto.
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