Pomodorino ciliegino

Solanum lycopersicum L. var. cerasiforme

Anche detto: ciliegino, pomodoro cherry, pomodorino da grappolo, pizzutello (tipo allungato)

Il pomodoro che non smette di produrre: più tollerante e più vigoroso delle varietà da salsa, dà grappoli da giugno a ottobre se lo si tutorizza e lo si sfemminella con metodo.

Grappoli di pomodorini ciliegini rossi maturi su una pianta tutorata con canne in un orto estivo
Famiglia botanica
Solanacee
Tipo
Ortaggio
Difficoltà
facile
Ore di sole al giorno
8 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
40 cm
Profondità di semina
1 cm
Germinazione
6-12 giorni
Semina-raccolta
60-80 giorni
Temperatura minima tollerata
10 °C
Temperatura ottimale
18-28 °C
Terreno
ricco e drenato

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic

Raccolta

gen
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nov
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Buone consociazioni

basilico, prezzemolo, carota

Da evitare vicino

cavolo, finocchio

Avversità principali

afidi, tuta absoluta

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il pomodorino ciliegino è la varietà cerasiforme di Solanum lycopersicum, la forma del pomodoro più vicina alle popolazioni selvatiche dell'America centro-meridionale. I frutti pesano fra 10 e 30 grammi, sono portati in grappoli di dieci-trenta unità e si distinguono per dolcezza elevata e resistenza della pianta.

Nel catalogo orticolo convive con tipi affini: il datterino e il pizzutello a frutto allungato, e le selezioni gialle e nere. La tecnica colturale è la stessa del pomodoro comune, con adattamenti dettati dal vigore superiore.

Origine e storia

Le forme selvatiche a frutto piccolo del pomodoro sono diffuse dal Perù al Messico, e sono quasi certamente il materiale da cui le popolazioni precolombiane hanno ricavato le varietà a frutto grande. Quando il pomodoro arrivò in Europa nel Cinquecento, le prime descrizioni botaniche riguardano frutti piccoli e gialli: il "pomo d'oro" della tradizione italiana era verosimilmente un tipo cerasiforme.

Per secoli il pomodorino rimase una curiosità da giardino, mentre la selezione spingeva verso frutti grandi da salsa e da insalata. La sua riscoperta commerciale è recente, degli anni Ottanta-Novanta, quando il mercato ha premiato la dolcezza e la praticità dei frutti piccoli e gli ibridatori hanno prodotto le moderne varietà da grappolo. In parallelo il Sud Italia ha mantenuto la propria tradizione: il pomodorino del piennolo del Vesuvio, coltivato sui terreni vulcanici e conservato appeso in grappoli per tutto l'inverno, è presidio di una tecnica di conservazione che non esiste altrove.

Botanica

Le varietà da orto sono quasi tutte a crescita indeterminata: il fusto non termina in un fiore e prosegue producendo grappoli a ogni nodo finché il clima lo consente, raggiungendo due metri e oltre. I grappoli sono lunghi e ramificati, con fiori in numero elevato; l'allegagione è generalmente generosa perché i fiori piccoli tollerano meglio il caldo di quelli delle varietà a frutto grande.

Le femminelle — i getti ascellari — del ciliegino sono più fertili di quelle degli altri pomodori: se lasciate crescere producono a loro volta grappoli. Questo cambia la strategia di potatura rispetto al pomodoro da salsa.

La fruttificazione scalare continua da giugno a ottobre è il tratto che lo distingue: dove un cuore di bue porta pochi frutti grandi in tempi ravvicinati, il ciliegino distribuisce la produzione su mesi.

Semina e trapianto

Come per ogni pomodoro: semenzaio protetto da febbraio-marzo, seme a 1 cm di profondità, germinazione in 6-12 giorni a 20-25 °C. Il trapianto in piena terra avviene quando le minime notturne superano i 10 °C, da aprile al Sud a maggio al Nord, con distanze di 40 cm sulla fila.

Data la vigoria, il sostegno va predisposto al trapianto, non dopo: canne da due metri, grigliati o fili orizzontali, perché la pianta supera rapidamente i tutori insufficienti.

Coltivazione

Sole. Otto ore minime per la piena dolcezza; il ciliegino tollera mezza giornata di sole meglio delle varietà a frutto grande, ma la produzione cala.

Terreno. Ricco e drenato; in vaso terriccio di qualità con 20-30 litri a disposizione. pH 6,0-7,0.

Acqua. Fabbisogno medio e soprattutto regolare: l'alternanza secco-bagnato è la causa diretta delle spaccature dei frutti. Irrigazione alla base, pacciamatura per stabilizzare l'umidità.

Gestione dei getti. Due scuole entrambe valide. La conduzione a fusto unico, con rimozione di tutte le femminelle, concentra la produzione e semplifica la raccolta; la conduzione a due-tre braccia, lasciando i primi polloni vigorosi, sfrutta la fertilità dei getti e aumenta la resa totale. Per il principiante la seconda è più tollerante agli errori. I polloni si eliminano quando sono lunghi meno di dieci centimetri, con taglio netto nelle ore asciutte del mattino.

Cimatura finale. A fine agosto si taglia l'apice vegetativo sopra l'ultimo grappolo che si vuole portare a maturazione: la pianta smette di fare fiori che non avrebbero il tempo di diventare frutti e concentra le risorse sui grappoli esistenti.

Raccolta

Inizia a giugno per i trapianti precoci e prosegue fino alle prime notti fredde. Si raccoglie ogni due-tre giorni, a colore pieno: il ciliegino matura in fretta e un ritardo di pochi giorni in piena estate significa frutti troppo molli o spaccati.

La produzione di una singola pianta ben allevata si misura in chili: tre-cinque chili distribuiti su quattro mesi sono la norma in piena terra. È il rapporto resa-spazio più alto fra i pomodori.

A fine stagione i grappoli verdi si raccolgono interi e si appendono in luogo fresco e asciutto, o si stendono su graticci: maturano lentamente per settimane, nella tecnica che al Vesuvio è diventata identità.

Avversità

Tuta absoluta. La larva mina foglie e frutti; i pomodorini a grappolo fitto sono appetiti. Trappole a feromoni per il monitoraggio, rimozione delle foglie minate, Bacillus thuringiensis sugli stadi giovani.

Peronospora. Come ogni pomodoro, con macchie brune sulle foglie nelle stagioni piovose. Prevenzione con arieggiamento, pacciamatura e varietà tolleranti; rame consentito con moderazione.

Afidi e spaccature come descritto nelle domande frequenti.

Marciume apicale. Raro nel ciliegino rispetto alle varietà a frutto grande, ma compare con squilibri idrici: stessa prevenzione delle spaccature.

Consociazioni

Le compagne registrate sono basilico, prezzemolo e carota; da evitare cavolo e finocchio. Il basilico in particolare condivide esigenze idriche e termiche, e la copertura fogliare riduce l'evaporazione tra le file.

Il pomodorino in Ortifera

Nel catalogo dell'applicazione il pomodorino ciliegino è registrato come solanacea a ciclo estivo, semina da marzo a maggio, raccolta da giugno a settembre, distanza di 40 cm e fabbisogno idrico medio, con difficoltà classificata facile: è la coltura consigliata a chi comincia, perché tollera gli errori e ripaga in fretta. I consigli di cura prevedono tutoraggio, sfemminellatura moderata, pacciamatura e irrigazione alla base.

Domande frequenti

Il ciliegino va sfemminellato come gli altri pomodori?
Sì, ma con più cautela. Le femminelle del ciliegino producono a loro volta grappoli fertili, quindi eliminarle tutte riduce la produzione meno che in un cuore di bue ma la riduce comunque. La pratica consigliata è rimuovere i polloni bassi sotto il primo grappolo e lasciare uno-due assi produttivi sopra, invece del fusto unico assoluto. Le varietà a crescita determinata, quelle da vaso, non si sfemminellano affatto.
Perché i pomodorini si spaccano dopo la pioggia?
Per lo squilibrio idrico: dopo un periodo asciutto la cuticola del frutto si è indurita e l'arrivo improvviso di acqua fa espandere la polpa più in fretta di quanto la buccia riesca a cedere. La prevenzione è l'irrigazione regolare che evita l'alternanza secco-bagnato, più la pacciamatura che stabilizza l'umidità del terreno. I frutti spaccati vanno raccolti e usati subito, perché marciscono in pochi giorni.
Il ciliegino è più facile del pomodoro da salsa?
In generale sì. Il var. cerasiforme è più vicino alla forma selvatica e conserva più tolleranza alla siccità, al caldo e ad alcune malattie. Produce con meno attenzioni e perdona errori di sfemminellatura. Resta sensibile alla peronospora come ogni pomodoro e alla tuta absoluta come tutte le solanacee, ma il carico di frutti distribuito su molti grappoli rende meno drammatica la perdita di qualche grappolo.
Si può coltivare in vaso sul balcone?
Sì, è il pomodoro più adatto al contenitore. Servono almeno 25-30 litri di terriccio per pianta, un sostegno di un metro e mezzo per le varietà indeterminate e irrigazione giornaliera in estate. Le varietà a crescita determinata, nane e compatte, stanno anche in 15 litri e non richiedono sfemminellatura. In vaso la produzione è minore ma il balcone soleggiato dà comunque grappoli da giugno a settembre.
Quando si raccolgono i pomodorini?
Quando il colore è uniforme e pieno su tutto il frutto, staccando l'intero grappolo quando almeno i tre quarti dei frutti sono maturi, oppure i singoli frutti se il grappolo matura in modo scalare. La raccolta regolare ogni due-tre giorni stimola la pianta a portare avanti i grappoli successivi e riduce le spaccature. A fine stagione i grappoli con frutti ancora verdi si raccolgono interi e si lasciano maturare appesi in luogo fresco.

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