Radicchio

Cichorium intybus L. var. foliosum Hegi

Anche detto: cicoria rossa, radicchio di Chioggia, radicchio di Treviso, variegato di Castelfranco

L'amaro si addolcisce con il freddo e con l'imbianchimento: il radicchio è l'unica coltura dell'orto in cui la lavorazione dopo la raccolta conta quanto la coltivazione.

Cespi di radicchio rosso con nervature bianche in un orto autunnale
Famiglia botanica
Composite
Tipo
Ortaggio
Difficoltà
media
Ore di sole al giorno
5 h
Fabbisogno idrico
medio
Distanza fra le piante
25 cm
Profondità di semina
0.5 cm
Germinazione
7-14 giorni
Semina-raccolta
90-120 giorni
Temperatura minima tollerata
-5 °C
Temperatura ottimale
12-20 °C
Terreno
medio impasto

Semina

gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
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Raccolta

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Buone consociazioni

lattuga

Da evitare vicino

lattuga, cicoria

Avversità principali

lumache, peronospora

Dati dal catalogo Ortifera, gli stessi usati dall'applicazione per generare il calendario e le attività settimanali.

Identità della specie

Il radicchio è Cichorium intybus var. foliosum, famiglia Asteraceae. È la forma coltivata da foglia della cicoria comune, la stessa pianta dai fiori azzurri che cresce spontanea lungo i bordi delle strade in tutta Italia. Il legame è diretto: le varietà da orto derivano da selezioni secolari fatte a partire da popolazioni spontanee, scegliendo di volta in volta le piante con rosetta più fitta, colore più intenso e amaro più contenuto.

La pianta forma una rosetta di foglie che, nelle varietà da cespo, si chiude in un grumolo più o meno compatto all'abbassarsi delle temperature. Sotto terra c'è una radice fittonante carnosa, che è l'organo di riserva grazie al quale la pianta sopravvive all'inverno e riparte in primavera per andare a fiore: è anche l'organo che rende possibile la forzatura.

Il colore rosso deriva da antociani la cui sintesi è stimolata dal freddo. È il motivo per cui un radicchio raccolto a settembre è spesso verdastro e lo stesso radicchio, in novembre, è rosso intenso con nervature bianche.

I tipi italiani

Il radicchio è una delle colture in cui la differenziazione varietale italiana è più ricca, e ogni tipo ha tecnica colturale propria.

Il Chioggia è quello tondo, a palla compatta, rosso con nervature bianche. È il più semplice e il più diffuso: si raccoglie direttamente in campo senza forzatura, nelle versioni precoci da settembre e nelle tardive fino a dicembre.

Il Treviso precoce ha cespo allungato, foglie strette con costa bianca robusta, e si imbianchisce legando le foglie esterne in campo.

Il Treviso tardivo è il tipo che richiede la forzatura vera: le piante si estirpano con la radice dopo le prime gelate, si pongono al buio in vasche con acqua corrente a 12-15 °C, e in due-tre settimane emettono germogli nuovi, bianchi e rossi, croccanti e con amaro molto attenuato. È una lavorazione artigianale che spiega il prezzo del prodotto finito.

Il Castelfranco è il variegato: cespo aperto a rosa, foglia crema screziata di rosso, imbianchito al buio.

Il Verona e il Lusia completano il quadro con forme intermedie. In un orto familiare il Chioggia è quello da cui partire; i tipi trevigiani hanno senso se si dispone di un locale fresco e buio per la forzatura.

Semina e trapianto

Il catalogo Ortifera indica semina da giugno ad agosto, raccolta da ottobre a dicembre, ciclo di 90-120 giorni, distanza 25 cm, profondità 0,5 cm, germinazione in 7-14 giorni, difficoltà media.

Due vie possibili.

La semina diretta si fa in solchi poco profondi, 0,5 cm, con diradamento successivo a 25 cm sulla fila. È la scelta che rispetta meglio il fittone, e per i tipi destinati alla forzatura, dove la radice conta, è preferibile.

Il semenzaio, indicato anche fra le raccomandazioni del catalogo come "trapianto in estate", permette di occupare l'aiuola solo quando la coltura precedente ha liberato il posto — situazione normale a luglio e agosto. Trapianto a 4-5 foglie vere, senza interrare il colletto: a differenza delle brassiche, un colletto sepolto qui favorisce i marciumi.

La data è la variabile critica. Seminando prima di giugno, con giornate lunghe e caldo, un'alta percentuale di piante va in prefioritura: emette lo scapo fiorale invece di formare il cespo, e il raccolto è perso. Le semine di giugno-luglio sono per i precoci, quelle di agosto per i tardivi.

Terreno, acqua, concimazione

Il catalogo indica terreno di medio impasto, fabbisogno idrico medio, temperature ottimali 12-20 °C, minima tollerata -5 °C, esposizione da 5 ore di sole.

Il radicchio non vuole terreni ricchi di azoto fresco. Concimazioni azotate spinte producono foglie grandi, tenere e verdi, cespi che non chiudono e una sensibilità molto maggiore a peronospora e marciumi. Il letame fresco è da escludere: se serve sostanza organica si usa compost maturo interrato per la coltura precedente.

Il terreno deve essere ben drenato e profondo, perché la radice fittonante scende parecchio. Ristagni autunnali e marciume del colletto vanno insieme: nelle aiuole pesanti conviene la coltivazione su banchina rialzata.

L'acqua va data con regolarità fino a fine settembre, poi ridotta progressivamente. Un radicchio irrigato abbondantemente in ottobre è un radicchio che marcisce alla base. L'irrigazione, quando serve, va sempre fatta al piede e al mattino: bagnare la rosetta in autunno significa lasciarla umida tutta la notte.

Consociazioni e rotazione

Il catalogo Ortifera indica come buona consociata la lattuga, e fra le incompatibili lattuga e cicoria — un'apparente contraddizione che merita una spiegazione, perché riflette due situazioni diverse.

La lattuga è una consociata funzionale nel tempo: ciclo più breve, si semina fra le file di radicchio appena trapiantato e si raccoglie prima che il radicchio chiuda il cespo, sfruttando spazio che sarebbe altrimenti nudo. Diventa invece un problema nello spazio, come coltura in successione o in piena competizione: lattuga, cicoria e radicchio appartengono alla stessa famiglia delle Asteraceae e condividono patogeni terricoli, in particolare Sclerotinia e Rhizoctonia. Accostarli in modo permanente o farli succedere sulla stessa parcella moltiplica l'inoculo nel suolo.

La regola pratica: lattuga come coltura intercalare di poche settimane, sì; lattuga e cicoria come vicine stabili o come coltura precedente sulla stessa aiuola, no.

In rotazione il radicchio sta nel gruppo delle asteracee con lattuga, cicoria, indivia, scarola e carciofo: 3 anni di intervallo. È una coltura da fine rotazione, che trova terreno in buone condizioni dopo una concimata di partenza fatta per altri.

Avversità

Lumache e limacce — Il nemico principale in autunno, quando arrivano le piogge e i cespi sono a contatto col terreno. Rodono le foglie esterne e penetrano nel grumolo, dove il danno diventa irreparabile. Difesa: raccolta serale manuale dopo le piogge, esche a base di fosfato ferrico, eliminazione dei rifugi diurni ai bordi dell'aiuola, pacciamature non eccessivamente umide, e fascia asciutta attorno alle file.

Peronospora della cicoria (Bremia lactucae) — Macchie clorotiche delimitate dalle nervature sulla pagina superiore e muffa biancastra su quella inferiore, con umidità alta e temperature miti. Prevenzione: spaziature ampie, irrigazione al piede e mai serale, eliminazione delle foglie basali a contatto col suolo, rotazione rispettata.

Sclerotinia e marciume del colletto — Muffa bianca cotonosa alla base del cespo con presenza di sclerozi neri, tipica delle parcelle con ristagno e residui di asteracee. Non ha cura in corso d'opera: si asportano e si eliminano le piante colpite, non si compostano, e si allunga la rotazione.

Afidi — Colonizzano il cuore del cespo, dove diventano difficili da raggiungere e da lavare. Sapone molle potassico nei primi stadi, controllo dell'azoto, tutela degli ausiliari.

Nottue e grillotalpa — Danni al colletto e alle radici sulle piante appena trapiantate. Controllo serale, lavorazioni preventive del terreno.

Raccolta, imbianchimento e cucina

Il radicchio si raccoglie recidendo il cespo alla base, appena sopra il colletto, quando il grumolo è compatto e ha il colore tipico della varietà. Le foglie esterne rovinate dal gelo o dalle lumache si eliminano sul posto: lasciarle in aiuola alimenta i patogeni.

L'imbianchimento in campo è la tecnica accessibile a qualunque orto: due o tre settimane prima della raccolta si raccolgono le foglie esterne attorno al cuore e si legano con uno spago morbido, oppure si copre la pianta con un vaso rovesciato con il foro tappato. Al buio le foglie interne restano chiare, la consistenza si fa croccante e l'amaro cala nettamente.

La forzatura dei tipi tardivi è un'operazione diversa: si estirpano le piante con la radice dopo le prime gelate, si eliminano le foglie esterne, si pongono le radici affiancate in un contenitore con acqua a 12-15 °C al buio completo, e si attendono due-tre settimane. I germogli che emergono sono il prodotto finale.

In cucina il radicchio crudo si abbina a elementi grassi e dolci che compensano l'amaro; cotto — alla griglia, in padella, nel risotto — l'amaro si attenua e prevale una nota dolce di caramellizzazione. Conservazione: due-tre settimane in frigorifero avvolto in un panno umido, molto più a lungo per i cespi tardivi lasciati con la radice in cantina fresca.

Come Ortifera segue il radicchio

Nel piano colturale il radicchio è registrato con distanza 25 cm, semina a 0,5 cm da giugno ad agosto, ciclo 90-120 giorni, difficoltà media, e con le indicazioni operative "trapianto in estate", "forzatura per varietà tardive", "resiste al gelo", "grumolo compatto", oltre alla nota "imbiancare per dolcezza".

È una coltura che richiede attenzione in due momenti soltanto: la scelta della data di semina, che decide se si avrà un cespo o uno scapo fiorale, e la gestione autunnale di acqua e lumache, che decide se il cespo arriverà integro alla raccolta. Per un orto familiare dieci-dodici piante di Chioggia seminate a luglio e agosto danno raccolti scalari da ottobre a dicembre, nel periodo in cui l'insalata comprata costa di più ed è di qualità peggiore.

Domande frequenti

Perché il mio radicchio è troppo amaro?
L'amaro deriva dai lattoni sesquiterpenici, composti naturali della cicoria, e aumenta con il caldo, con la siccità e con le raccolte anticipate. Si attenua in tre modi: aspettare che la pianta prenda le prime gelate, mantenere l'irrigazione regolare invece che a ondate, e imbianchire i cespi legandoli o forzandoli al buio, pratica che riduce la sintesi dei composti amari nelle foglie interne.
Cosa significa imbianchire il radicchio?
Significa privare di luce le foglie interne del cespo perché restino chiare e tenere. Nella forma più semplice si legano le foglie esterne attorno al cuore con uno spago, due o tre settimane prima della raccolta. Nella forma tradizionale trevigiana si parla invece di forzatura: le piante estirpate con la radice vengono poste al buio in acqua di risorgiva a temperatura costante, dove emettono nuovi germogli bianchi e rossi.
Quando si semina il radicchio?
Da giugno ad agosto, in semenzaio o a dimora, con raccolta da ottobre a dicembre. Le semine di giugno sono per i tipi precoci da raccogliere in autunno; quelle di agosto per i tardivi che restano in campo fino a dicembre e oltre. Seminare prima di giugno espone quasi certamente alla prefioritura: il caldo e le giornate lunghe mandano la pianta a seme invece che a cespo.
Il radicchio resiste al gelo?
Sì, tollera fino a circa -5 °C e le varietà tardive sopportano anche di più, migliorando di sapore dopo le brinate come le brassiche invernali. Le foglie esterne si danneggiano e vanno eliminate alla raccolta, ma il cuore resta integro. Nelle zone con gelate intense si protegge con tessuto non tessuto o si estirpano le piante per la forzatura al riparo.
Perché il radicchio non forma il grumolo?
Le cause tipiche sono la semina troppo precoce, che porta alla prefioritura, il terreno troppo azotato, che mantiene le foglie aperte e tenere, e l'insufficiente spazio fra le piante. Il grumolo compatto si forma quando la pianta trova giornate corte, temperature in calo e una nutrizione equilibrata: è una risposta stagionale, non una questione di forzatura della crescita.

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